| Questa è casa, questa è Heimat. Ma in un senso nuovo, un senso differente. Per i 2 milioni e 900 mila turchi in Germania, l’Europeo significa radici, radici e fiori, fiori e frutti, significa connessioni, connessioni e conseguenze, mescolanza.
L’Europeo 2024 ha due squadre di casa, ha scritto Nick Miller sulla rivista The Athletic. È stato cromaticamente sfacciato quando Berlino è diventata un mare rosso, un mare di tifosi turchi che marciavano per le strade. E poi è successo anche a Colonia e praticamente in tutta la Renania, la Vestfalia, il corridoio nord-occidentale, Dortmund, Dusseldorf, Essen. La seconda squadra di casa è quella con la bandiera della mezzaluna. Un censimento del 2015 ha stimato che 2 milioni e 900mila abitanti della Germania hanno passaporti turchi o radici turche, la più grande popolazione di turchi al di fuori della Turchia. Sono sparsi in tutto il paese, ma le colonie più numerose si trovano a Berlino, Colonia e Amburgo. Il turco è la seconda lingua più parlata nelle case tedesche.
“È qualcosa che molti non possono o scelgono di non capire: l’identità, soprattutto nazionale o culturale, non deve essere binaria. È perfettamente possibile essere entrambe le cose”
La storia della migrazione turca in Germania risale ai secoli XV e XVI e all’Impero Ottomano. Una storia di prigionieri, di uomini e donne insediati con la forza. Ma l’afflusso maggiore è avvenuto negli anni ’50, quando il boom economico del dopoguerra attirò lavoratori dalla Turchia, ufficialmente invitati dopo la firma di un accordo tra i due paesi nel 1961. Molte comunità turche in Germania sono alla terza e quarta generazione.
Colonia è uno dei centri. La più grande moschea del paese si trova alla periferia di Ehrenfeld, un sobborgo a nord della città, una struttura con due minareti ai lati di una sorta di cupola. Sotto c’è un bazar, pensato per riproporre i portici e i negozi che si trovano in Turchia
A est e leggermente a sud si trova la Keupstrasse, la zona di Colonia conosciuta come la Piccola Istanbul. The Athletic racconta che un’ora prima della partita, i camerieri del ristorante Mevlana cambiano le loro camicie bianche con le maglie della Turchia. Emre racconta di essere tedesco, finché non diventa turco. È l’altra faccia di una famosa dichiarazione di Mesut Ozil, dopo dopo il suo ritiro dal calcio internazionale, quando disse di ‘essere «tedesco quando vinciamo, un immigrato quando perdiamo»
Yunus Ulusoy del Centro per gli studi turchi di Essen racconta che il calcio crea identità e comunità”. «Quasi tutti sono tifosi di una squadra turca – io lo sono del Trabzonspor – e allo stesso tempo di una tedesca – nel mio caso, del Borussia Dortmund. Nel calcio, soprattutto nel calcio per club, i fattori di divisione si attenuano e i punti in comune – successo e divertimento – diventano importanti. Per la mia generazione, la seconda generazione, i calciatori turchi sono stati la ragione per abbracciare un club tedesco. Il nostro rapporto con i tifosi è cambiato man mano che loro cambiavano club. Sono arrivato in Germania nel 1973 e la mia generazione aveva Erhan Onal al Bayern Monaco, Ilyas Tufekci allo Schalke ed Erdal Keser al Borussia Dortmund».
Ci sono molti incroci. La Germania ha Ilkay Gundogan ed Emre Can, origine tedesca, radici turche, mentre il capitano della Turchia Hakan Calhanoglu, con Cenk Tosun, Salih Ozcan, Kenan Yildiz e Kaan Ayhan sono tutti nati in Germania.
IL CASO DELLA FOTO CON ERDOGAN
Un grosso motivo di attrito è stata la foto che Gundogan, Ozil e Tosun fecero nel 2018 con il presidente Recep Tayyip Erdogan, accusato da un rapporto di Amnesty International del 2023 di aver condotto indagini, procedimenti giudiziari e condanne senza fondamento nei confronti di difensori dei diritti umani, giornalisti, politici dell’opposizione. il successo di AfD alle recenti elezioni europee è il segnale più preoccupante per la comunità turca tedesca.
Alcuni anni fa, il presidente regionale del partito in Sassonia, Andre Poggenburg, fu costretto a dimettersi dopo un discorso in cui si riferiva ai turchi tedeschi come a dei cammellieri che «dovrebbero tornare al loro posto, ben oltre il Bosforo, alle loro capanne di fango e alle molteplici mogli». Li definì «una marmaglia senza terra che non vogliamo più vedere qua»
L’AfD mise il naso nella questione Ozil-Gundogan-Erdogan, dicendo che l’allora cittì Joachim Loew avrebbe dovuto tagliare il cordone e rimandarli a casa entrambi, così «potrebbero liberare due posti in Nazionale per giocatori rendono omaggio più alla patria tedesca che al presidente turco»
Quando Ulusoy ripensa alle elezioni europee si dice «preoccupato, ma anche fiducioso che la democrazia tedesca e la maggioranza assoluta della popolazione resisteranno ai populisti di destra».
È interessante notare che nella comunità turco-tedesca esiste un sostegno entusiasta a Erdogan. È più popolare in Germania che in Turchia, se si considera la percentuale di persone che hanno votato per lui alle ultime elezioni. Ci sono circa 1,5 milioni di residenti tedeschi registrati per votare in Turchia e tra loro Erdogan ha preso il 67% dei voti, in Turchia il 52%. Erdogan e il suo partito AK cercano continuamente di dialogare con i figli della diaspora, “sembra credere – dice The Athletic – che i turchi tedeschi non siano tanto emigranti diventati parte del loro nuovo paese, quanto una comunità satellite che dovrebbe rimanere fedele alla casa, e per estensione a lui”.
«Integratevi nella società tedesca ma non assimilatevi. Nessuno ha il diritto di privarci della nostra cultura e della nostra identità» ha detto. una delle squadre più avvincenti in circolazione, dentro e fuori dal campo.