Campioni nel deserto. Gli stadi vuoti degli Europei di atletica e al Roland-Garros

Ma dove sono andati tutti? Che fanno? Non sono a Parigi a vedere le semifinali del Roland-Garros, non sono a Roma per gli Europei di atletica leggera, non sono neppure a Oakland per vedere le partite di uno dei lanciatori più forti sulla scena del baseball. Ti giri attorno, guardi le immagini che arrivano dalla tv e s’affacciano stadi deserti laddove dovrebbero essere pieni. 

A Parigi non si capacitano di come le tribune del Philippe-Chatrier siano desolate per il torneo su terra battuta più importante al mondo, uno dei quattro Slam. Il problema non è nuovo. Giocatori e giocatrici se ne lamentano da tanto. I 15mila posti vanno raramente esauriti. Di mattina non ne parliamo. Ma adesso il fenomeno pare ingestibile. Il giornalista de L’Équipe, Quentin Moynet, ieri ha postato un video sui social, una panoramica deprimente dello stadio, durante Zverev vs Ruud, una semifinale, non una partita come tante.

 

 

Libération ha scritto che la faccenda è inaccettabile soprattutto perché da mesi non c’è un solo biglietto in vendita e decine di migliaia di appassionati di tennis sono rimasti fuori. Come si spiega allora questa storia? 

Per trovare i fortunati possessori dei biglietti, bisogna uscire dal campo ed entrare nel “Village”, un edificio a più piani che sta lì accanto, inaugurato nel 2018, il posto dove si incontrano imprenditori, celebrità, atleti, influencer e persino giornalisti scrive il giornale della gauche con una buona quota di ironia. Bella gente che viene al Roland-Garros più per divertirsi e godersi l’ambiente che per lo spettacolo del campo. Per le aziende è uno strumento di soft power. Viene usato per fare lobby, firmare accordi, intrattenere persone, promuovere prodotti. Su uno dei biglietti d’invito per la giornata dei quarti di finale, un’azienda offriva una degustazione di vini a pranzo e un pasto con servizio al tavolo. Nel frattempo Ons Jabeur e Coco Gauff giocavano senza pubblico. 

Il punto, come spiega Libération è che alla maggior parte degli ospiti non interessa affatto il tennis. Non vanno sul campo prima delle 15

L’imponente tribuna presidenziale è deserta quanto i palchi per ragioni simili: quello è il posto riservato a politici, capi di federazioni, imprenditori, celebrità. E dietro le quinte c’è sempre una tavola apparecchiata.

Caroline Garcia ha detto che colpire la palla nel vuoto è sconfortante. Quando i posti inferiori dello stadio non sono molto pieni, si può sentire un grande gelo. «Su questo campo ho vissuto grandi emozioni, ma anche grandi momenti di solitudine» ha detto dopo la sua eliminazione al secondo turno quest’anno, sullo Chatrier. Nel 2019 Lucas Pouille fu ancora più categorico: «Preferiscono bere un bicchiere di champagne. Questo è il problema dei box in quella posizione. Dovremmo coinvolgere di più le persone che vengono davvero a vedere il tennis».

Il Philippe-Chatrier, ristrutturato nel 2020, ha l’aria di una cattedrale. Le Monde ha scritto che la direzione del torneo sembra impotente a fermare il fenomeno. Alizé Cornet ha giocato l’ultima partita della sua carriera su un campo spoglio, e altrettanto radi erano gli spalti alla fine di quel pomeriggio per la partita più bella vista quest’anno, tra Iga Swiatek e Naomi Osaka. Finanche le sessioni serali non sono state risparmiate dal fuggi-fuggi, la partita assai vintage tra Andy Murray e Stanislas Wawrinka non ha attirato la folla, meglio le olive nel drink. 

 

Gli Europei di atletica leggere sono cominciati a Roma con lo stesso problema. La differenza è che qui i biglietti non sono stati neppure acquistati. Tra le righe della sua cronaca sulla gara di marcia, Marco Bonarrigo sul Corriere della sera ha scritto che Antonella Palmisano è sbucata in un Olimpico per pochi intimi con un tricolore tatuato sull’avambraccio, uno avvolto in vita, uno sventolato verso le tribune deserte.  Nadia Battocletti è riuscita a sentire un tifo enorme, sarà come dice lei, ma l’occhio vuole la sua parte, e quella parte era vuota. La capienza dello stadio è stata ridotta da 65mila a 40mila. Non è bastato. Alla vigilia della serata in cui gareggiano Furlani, Jacobs e Fabbri, il Corriere della sera scrive: La speranza è che stasera qualcuno rinunci alla movida capitolina e venga all’Olimpico ad applaudirli. Lo meritano.

Alla questione ha dedicato più di un servizio il Fatto Quotidiano. Lorenzo Vendemiale ha raccontato che c’è molta irritazione verso gli organizzatori negli uffici di European Athletics.

In una mail riservata indirizzata la settimana scorsa alla Fondazione – rivela – il Ceo Christian Milz evidenzia tutti i settori rimasti invenduti anche per le sessioni serali, quelle in teoria più appetibili, e usa parole molto dure nei confronti dell’organizzazione italiana: “Per essere onesti con voi, questo è un disastro”, si legge nella missiva che Il Fatto ha potuto visionare, e che si conclude con la richiesta di misure urgenti. “Ad oggi questa è la nostra sola e unica priorità”. Non risulta che da allora la situazione sia troppo cambiata

Il Comitato organizzatore aveva fissato prezzi in linea co gli ultimi eventi, la prevendita è stata deludente, vuoi per la portata marginale dell’evento in sé – scrive il Fatto – vuoi per la scarsa promozione e dunque già prima di quell’ultimatum erano stata lanciati sconti del 30-40%. Ora siamo oltre, ormai – dice il Fatto – i ticket vengono praticamente regalati, con l’iniziativa dell’ingresso a 1 euro per studenti e insegnanti nella giornata inaugurale, nel tentativo disperato di riempire le tribune

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Già a settembre, secondo il Fatto, la federazione europea aveva lasciato intendere di essersi pentita per l’assegnazione, proprio mentre la federazione italiana pensava di candidarsi a ospitare i prossimi Mondiali. Lo scontro con il governo ha fatto saltare l’ipotesi. A Losanna avevano puntato il dito proprio contro il ticketing, previsione che si è rivelata purtroppo esatta. I biglietti invenduti – che si ripercuotono inevitabilmente anche sul bilancio della Fondazione – sono comunque solo uno degli aspetti negativi, l’ultimo in ordine cronologico nel percorso di avvicinamento a Roma 2024, che è stato un autentico calvario: dalle beghe interne alla FederAtletica e la costituzione di due Comitati diversi, ai veti politici del Comune e dell’assessore Onorato sulla scelta del direttore generale e poi sulla definizione dei contributi, passando per tutta una serie di contrattempi e ritardi che hanno condizionato pesantemente la buona riuscita di un evento che è costato allo Stato circa 13 milioni di euro. Soldi pubblici spesi per un disastro.

Il Fatto parla di evento dalla portata marginale, in realtà sono presenti 9 campioni del mondo e 13 medaglie d’oro delle Olimpiadi Tokyo. Sempre che il fascino internazionale di qualcosa interessi ormai a una folla che pare interessata solo a parteggiare e schierarsi, come raccontato da Alessandra Giardini su Domani. È la stessa folla che ha rivenduto i biglietti per gli Internazionali d’Italia alla notizia che Jannik Sinner non ci sarebbe stato. Ma agli Europei di Roma ci sono tutti i monumenti pop dell’atletica italiana, da Jacobs a Tamberi. E allora? Mistero. 

Dinanzi al gigantesco flop degli Europei di Roma, con ricadute sulle casse dello Stato, il deserto di Oakland è una curiosità. Secondo il Wall Street Journal, Mason Miller è uno dei giocatori di baseball più elettrizzanti in questo momento. Lancia la palla a 102 miglia all’ora, elimina in media due battitori per inning e produce quel tipo di movimento devastante che fa alzare i tifosi dalla sedia. Quando ci sono. La squadra di Oakland fa una media di 6.297 spettatori

Dove va la gente? È tornata a vedere il calcio, come documenta Matteo Spaziante sul Foglio Sportivo, segno che la storia degli stadi vecchi è un alibi. Negli anni Ottanta si andavano a vedere Maradona Zico e Platini, anche se non c’erano i bagni. Comunque. La serie A che si è appena conclusa ha fatto registrare la media spettatori più alta degli ultimi 25 anni: 30.911. Soprattutto – scrive Spaziante – continua a migliorare la percentuale di riempimento degli impianti: dall’80,8 per cento del 2022/23 si è arrivati a quota 82,8 per cento. A trascinare la massima serie sono state le due milanesi, con l’Inter che ha chiuso a quota 72.838 di media mentre il Milan si è fermato a 72.008, davanti ai quasi 63mila spettatori della Roma, con Napoli e Lazio che completano la top 5 rispettivamente a quota 46mila e 44mila spettatori. Da un punto di vista della percentuale di riempimento, a primeggiare è stato il Cagliari con una media del 98,5 per cento. Sul podio troviamo l’Atalanta con il 96,7

E pazienza per Cori Gauff, Mason Miller e Antonella Palmisano.

 

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