Lo scambio con Zico non si fa. Ma Diego a Barcellona non vuole un allenatore inglese

È tutta una faccenda di credibilità. DI credibilità e di anticipazioni. Le mozioni di sfiducia dei comunisti e dei missini nei confronti del ministro Longo per il suo coinvolgimento nel caso della P2  saranno discusse al Senato solo dieci giorni dopo che la commissione Anselmi avrà consegnato al Parlamento la versione finale del documento. Ma quella provvisoria è già sui giornali, undici giornali per la precisione, tutti finiti sotto inchiesta. La Procura della Repubblica ha aperto un procedimento penale per la pubblicazione degli stralci, sebbene dentro la commissione fosse prevalso un giudizio di “non segretezza” del documento. Era stato il senatore Pisanò a consegnarlo ai giornalisti ma il regolamento interno della Commissione aveva sempre vietato ai parlamentari di uscire da San Macuto con documenti riservati. In genere i fascicoli sono messi a disposizione solo in una sala del primo piano. 

In passato erano stati anticipati dai giornali già alcuni stralci della relazione della Commissione Moro ancora in fase di elaborazione e altri della Commissione Sindona. Ieri la presidente Tina Anselmi in una intervista alla rivista Epoca ha detto: «Mi sono pentita di non aver letto la pre-relazione in seduta pubblica. Così la bomba è esplosa anche più violentemente».  

È una faccenda di credibilità e di anticipazioni pure questa di Maradona. Ieri la Gazzetta ha sparato in prima pagina la notizia di un clamoroso scambio tra l’Udinese e il Barcellona: Diego in Italia, Zico in Spagna. Con il sostegno della Juventus, interessata a tenersi subito Boniek e Platini, ma pure a mettere le mani sull’argentino prima che chiudano le frontiere l’anno prossimo. Così ieri è montata l’ipotesi di un nobile parcheggio in Friuli. Un’operazione arzigogolata e complessa durata 24 ore. Stamattina Zico spiega che non ci pensa neppure, a lasciare l’Italia e fa quindi cadere la prospettiva del clamoroso scambio dice in prima pagina la Gazzetta

Non è affatto caduto il resto. Invece di arrivare a Maradona per via Indiretta, la Juventus avrebbe scelto la strada maestra e starebbe puntando decisa sul fuoriclasse argentino

David Messina scrive stamattina che alla notizia di ieri, Udine ha reagito in maniera prevalentemente negativa alla notizia. La maggior parte dei tifosi friulani preferisce Zico a Maradona, anche se ha capito che, con Maradona, arriverebbero Daniel Bertoni e altri tre o quattro giocatori, rinforzando la squadra in tutti i reparti. Lo stesso presidente dell’Udinese Lamberto Mazza quindi si è concesso una pausa di riflessione più che giustificabile. In definitiva, la riluttanza dei tifosi ad accettare Maradona potrebbe anche tradursi in una più ricca e numerosa partecipazione alla sottoscrizione del prestito in favore della riconferma di Zico.

È un romanzo, questa storia, e nel romanzo la Juventus si muove con decisione. La Gazzetta dice che Boniperti non si ferma davanti agli ostacoli, dopo avere superato abilmente tutti quelli che gli erano stati improvvisamente frapposti sulla strada che ha portato la Juventus fino ai due gioielli laziali Giordano e Manfredonia. Ecco. Non che ci sia l’annuncio, per i due gioielli, intendiamoci. Non ancora. Ma la Gazzetta insiste da giorni: è fatta. La Juve ora si muove in prima persona con il Barcellona, girando Boniek, non più Zico, ed accollandosi il resto del debito che il club spagnolo ha ancora nei confronti delle banche che hanno già pagato il fuoriclasse argentino al Boca Juniors.

Mmm. E che ci guadagna il Barcellona? Boniek?

Innanzitutto potrà sostituire Maradona, che è stato squalificato per tre mesi, con un giocatore disponibile immediatamente – spiega Messina sulla Gazzetta – e oltretutto robusto quanto basti per incutere rispetto a quei difensori spagnoli che hanno picchiato l’argentino al punto da tenerlo in infermeria quattro mesi; in secondo luogo potrà liberarsi di un debito assai rilevante, poco meno di dodici miliardi di lire. In definitiva, con i soldi che ha speso fino ad oggi, il Barcellona si è preso il gusto di utilizzare Dieguito due anni e di assicurarsi Zibì Boniek che non è un fuoriclasse della levatura dell’argentino ma è sicuramente un grosso campione di statura internazionale

Ah. Capito. 

La Juventus è favorita, dice la Gazzetta, ma c’è anche il Napoli. La società partenopea ha proposto al Barcellona un affare assai singolare: non l’acquisto di Maradona ma l’affitto dello stesso per un anno. Sembra che il Napoli, per il prestito di Maradona per un anno (ma con diritto di opzione anche per il secondo), abbia offerto al Barcellona una somma enorme, tre miliardi circa di lire.  Difficile comunque che il Barcellona accetti – dice la Gazzetta – anche perché il Napoli non è in grado di offrire alla squadra catalana un sostituto di Maradona, il Boniek di turno appunto o, meglio ancora, un tipo alla Zico.

Il Corriere della sera non ne parla, la Stampa neppure, Repubblica invece scrive con Franco Rossi che Il Napoli ridimensiona le sue ambizioni. Ferlaino nei giorni scorsi aveva provato inutilmente per Maradona

Qui le cifre e le condizioni però sono differenti. 

Era disposto anche a prenderlo in prestito: dieci miliardi per due anni, ma non è riuscito a concludere nulla

Cambio di programma, allora. Ieri  – scrive Repubblica – Juliano ha contattato Ludo Coeck, il giocatore belga che nell’ Inter non ha avuto fortuna. Coeck poche ore prima non si era accordato finanziariamente con il Como, società alla quale l’Inter l’avrebbe dato volentieri in prestito. Il Napoli vorrebbe inserire nella trattativa anche Altobelli, ma l’Inter chiede quattro miliardi per il solo attaccante. Un po’ troppo, dicono a Napoli, punteremo su Serena

BINOCOLI 

Cosa scrivono in Spagna

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Dopo giorni e giorni di silenzio, di una partenza di Maradona scrivono anche in Catalogna. In realtà riprendono le notizie italiane di ieri – che nel frattempo la Gazzetta ha già smontato dopo aver montato. Un giocatore di proprietà da girare al Barcellona, scrive il Mundo Deportivo, il Napoli in realtà ce l’avrebbe, ed è Ramon Diaz. Di certo, al Mundo Deportivo non risulta lo scambio con Zico. Qui a Barcellona queste voci non trovano per ora conferma. Sarebbe lo scambio del secolo, dice il giornale. Ma a dirla tutta Diego sarebbe intenzionato a rispettare il contratto sino alla scadenza nel 1986. Il capo ufficio stampa del Barcellona tuttavia ha riferito alla Gazzetta di aver saputo della presenza a Barcellona del presidente del Napoli, ma di non aver avuto ancora nessuna notizia sulle sue intenzioni.

Giorgio Della Rocca dalla Spagna per la Gazzetta cita la versione di altri giornali catalani, secondo cui Ferlaino avrebbe proposto anche a Menotti di accompagnare l’asso argentino e di stabilirsi a Napoli come general manager della squadra.

Secondo il Mundo Deportivo lo scenario è un altro. Il Barcellona ha ricevuto tre offerte per Maradona, ma Núñez e i suoi vicepresidenti – si legge stamattina – giocano al gatto e al topo con le informazioni della Gazzetta. Fonti vicine al giocatore ci hanno confermato nel corso della giornata di ieri che Maradona sta vivenaod una situazione che giudica insostenibile al Barça. Forse non è altro che una delle tante voci a cui sembriamo condannati in questo periodo. Potrebbe però anche essere il primo elemento rivelatore di una data storica: il giorno in cui Maradona ha cominciato a dire addio al Barcellona

LUCE

Il fattore Venables

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C’è un elemento che in Catalogna sembra importante e che i giornali italiani non riferiscono, non ancora. Al posto di César Luis Menotti, il pigmalione di Diego, sulla panchina del Barcellona sta per arrivare Terry Venables. E a Diego la prospettiva non piace affatto. «Venables è inglese, ma il calcio non è guerra» sono state le parole di Diego, e sembrano parole definitive. «Deluso? No, sono solo stanco. Sono gli allenamenti, niente di più» ha poi risposto senza riuscire a nascondere che la nazionalità del prossimo allenatore non ha il suo gradimento. «Nessuno mi ha chiesto niente – ha detto – non conosco quest’uomo e finché il signor Núñez non ci dirà chi ha ingaggiato, non voglio commentare nulla». Però dice. Dice e non dice, quando sottolinea che gli inglesi «giocano con i cross dalla fascia per cercare la testa dell’attaccante, non è il gioco che mi favorisce. Ma suppongo che qui adatterà il suo stile a quello dei giocatori che ha». 

Il fantasma indicibile in questa storia si chiama Falkland o Malvinas, secondo l’inquadratura. 

 Il Mundo Deportivo scrive che gli italiani sembrano pazzi per averlo, ma Diego è scettico: «Napoli? A volte si dicono molte cose non vere. Non ho parlato con nessuno di quella squadra. Non è vero che sono venuti a Barcellona» dice, ​​ma è molto meno radicale quando ha commentato la possibilità di andare alla Juventus. «Può essere, può essere. Lo scambio con Zico suppongo che sia un’idea dei loro dirigenti, non credo che il Barcellona sia d’accordo. Ho quattro anni di contratto, se resto o no dipende solo da Núñez. È lui che decide. È dal primo anno che credo voglia vendermi, da quando sono arrivato e non abbiamo vinto il campionato. Mi hanno comprato per vincere il titolo. Non l’ho ottenuto. Ma credo che il mio bilancio nel calcio spagnolo finora sia positivo. Ho avuto molta sfortuna da quando sono arrivato qui. Prima l’epatite e poi l’infortunio. Avrei voglia di riposarmi, ma questo viaggio negli Stati Uniti ora viene prima di tutto. Non vado per vendere la mia immagine. Ho un contratto quadriennale e non ho bisogno di vendere nulla. Andrò in Nord America per giocare a calcio, niente di più».  

 

  ATTESE

La Roma aspetta il Liverpool. Senza pace 

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Settimane di passione per risolvere la grana del contratto di Falcao, ma non è finita. A cinque giorni dalla finale di Coppa dei Campioni contro il Liverpool, stamattina il suo nome è sui giornali per la storia di un matrimonio fantasma

La notizia è nata da una presunta richiesta avanzata dal giocatore per ottenere la cittadinanza italiana. Giorno e data delle nozze restano segreti e pure il nome della donna italiana. Un lancio di agenzia ha dato seguito a una serie di voci che circolavano da giorni in città. Già mercoledi pomeriggio Falcao si era sentito domandare se veramente si fosse sposato clandestinamente. Il brasiliano aveva risposto alle allusioni con una risata e una battuta: «Se fosse vero mi sarei fatto cinquantamila nemici e cioè tutte le persone che avrei dovuto invitare al matrimonio».  

Ieri Falcao ha continuato a commentare questa vicenda sorridendo. Il suo manager Cristoforo Colombo ha detto: «Paulo potrebbe nascondere le nozze alla mamma. mai al suu avvocato. E poi io sono gia stato scelto come testimone». 

Ma allora come si spiega questa notizia di agenzia? Una chiave di lettura potrebbe essere questa: Falcao un mese fa ha chiesto la proroga di residenza in Italia. Ci potrebbe essere stata confusione tra richiesta di residenza e richiesta di cittadinanza. Oppure il primo lancio di agenzia potrebbe essere la prima pagina di un nuovo caso, molto poco opportuno alla vigilia di una finale di coppa dei Campioni scrive la Gazzetta. Viola è seccato per la vicenda, molto seccato, e ha depennato Falcao dall’elenco dei giocatori impegnati nelle interviste con la stampa.

C’è una nuova norma a Trigoria. Una commissione composta da Falcao, Tancredi, Graziani e Di Bartolomei risponde tutte le sere a ogni tipo di domada da parte dei giornali accreditati, mentre gli altri compagni restano nello spogliatoio. 

 

 

MEDUSE

Lo sciopero al Giro d’Italia

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Dopo una serie di cadute in una galleria non Illuminata e in una curva, i corridori del Giro si sono fermati e sono arrivati all’arrivo di Marconia di Pisticci a passo lento, per protesta, tutti insieme, senza fare la volata. Il loro rappresentante Alvaro Crespi è stato preso in contropiede. I direttori sportivi non sapevano nulla, Franco Cribiori ha ordinato al suo velocista Freuler di fare lo sprint. Lo svizzero è scattato ai 100 metri, ha battuto Mantovani e i due hanno litigato. 

La giuria ha ritenuto valido l’ordine d’arrivo.

Candido Cannavò ha scritto: Non c’è bisogno di spender tante parole per ricostruire l’enorme sciocchezza che i corridori hanno compiuto. È stata una figuraccia. In ogni forma di contestazione, di protesta, di semplice prurito (non vogliamo, per carità, parlare di sciopero) deve esserci sempre una motivazione, uno spunto, un bersaglio, un responsablle. Un tunnel di 200 metri non illuminato? Una curva pericolosa? Cancellarla non era possibile. Che fosse segnalata, non c’è dubbio: lo ha ammesso Moser. E, in ogni caso, si boicotta una tappa per questo?

 

 

I GIOCHI DI LOS ANGELES

La Romania disobbedisce all’URSS

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Cuba ha annunciato il boicottaggio nella notte di mercoledì, la Romania invece ha detto sì ai Giochi nel pomeriggio di ieri. Elio Trifari sulla Gazzetta ha scritto: Sembra di assistere ad una sorta di crudele gioco dal massacro, uno spettacolo di circenses nel quale il pollice di un capriccioso imperatore decide, di volta in volta, del martoriato destino dei Giochi Olimplcl.

Di fatto, comunque, la Romania rompe un fronle, come fecero in diverse condizioni ftalia e Gran Bretagna per Mosca ’80: quale che sia l’interpretazione del gesto, fra le nubi olimpiche è spuntato un raggio di sole. Timido e debole, forse: ma è alla forza e al significato di questo sì che il movimento olimpico deve appellarsi, per ricostruire un’immagine che nessuno ha il diritto di far tramontare

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