L’impatto di Caitlin Clark con la WNBA

  C’è questa formula linguistica che adoperano di solito i siti americani, quando propongono l’analisi di qualcosa. What we learned. Che cosa abbiamo imparato. L’ultima lezione che gira è quella sul debutto di Caitlin Clark in WNBA, la prima partita tra le professionista della dominatrice della scena universitaria. Abbiamo imparato che ha segnato 20 punti con 5 su 15 al tiro e quattro triple messe in 11 tentativi. Era rimasta a zero nel primo quarto. I primi punti sono arrivati con un sottomano a 5:23 dalla fine del secondo quarto. La prima tripla è arrivata dal lato sinistro del campo, il punto da cui ha realizzato più tiri nella scorsa stagione. Il dato più interessante di tutti pare un altro. Ha perso 10 palloni, il massimo nella storia della WNBA per una giocatrice al debutto. Mmm.

Ha detto The Athletic che da liceale nell’Iowa Clark era così completamente responsabile dell’attacco della sua squadra che poteva continuare a tirare, anche quando giocava male, per ritrovare il ritmo. Tra le professionista, con la maglia delle Indiana Fever, meglio di no. Deve imparare a incidere sulle partite con un volume di tiri inferiore. Indiana ha perso e c’è molto spazio per crescere, dice la rivista americana. Sally Jenkins, editorialista del Washington Post, l’aveva avvertita. Le avversarie cercheranno di umiliarla durante la sua stagione da rookie. Perché negli anni a venire, no, non sarà possibile. 

Non c’è dubbio sul fatto che sia iniziata la stagione più attesa degli ultimi tempi. L’anno scorso il campionato ha fatto registrare il numero di spettatori più alto delle ultime 20 stagioni. Il draft del mese scorso ha registrato gli ascolti tv più alti di sempre. Magliette, calzini e ogni genere di merchandising delle Indiana Fever con il numero di Caitlin Clark sono state spolverate in un battibaleno dagli scaffali, seguiti da borse, strofinacci e chissà che altro verrà dopo. Forse anche biglietti turistici per pellegrinaggi alla casa della sua infanzia ironizza Jenkins. A un certo punto – ha scritto l’editorialista del Washington Post – sicuramente, Clark tornerà a vivere in maniera più ordinaria. Non è vero? No. Non è vero. Questa ragazza non ricadrà sulla terra.  

Dovrà imparare allora a muoversi in una nuova dimensione. Lei e soprattutto le sue compagne. NaLyssa Smith ha detto che erano abituate a giocare tipo in un fienile con sei tifosi. Sold-out sarà invece nella stessa frase con Caitlin Clark nove volte su dieci, perché nessuno, maschio o femmina, ha mai unito in sé il tiro con l’abilità in regia come fa lei. È come due giocatrici in una

Non bisogna commettere l’errore di identificare la condizione femminile nella pallacanestro americana con la situazione di Clark, avverte sempre il Washington Post. La drammatica vicenda toccata a Brittney Griner è un’indicazione: molte ragazze, perfino campionesse, sono costrette a cercarsi un secondo lavoro all’estero quando il torneo finisce. Per guadagnare. 

Lo ha scritto Kevin B. Blackistone ricordando che il contratto da 28 milioni di dollari per le sneaker Nike hanno spinto il sindacato professionistico di basket a postare su Instagram che le sponsorizzazioni NON sono lo stipendio. Un promemoria, lo chiama Blackistone, ricordando una celebre parafrasi di un collega, secondo il quale siamo nell’età dell’oro per i giornalisti sportivi ma non per il giornalismo sportivo. Siamo dunque nell’età dell’oro per una donna che gioca a basket ma non per il basket femminile. È Clark – e solo Clark – a essere di moda.

Sono circa 25 su 600 le giocatrici che hanno accordi di sponsorizzazione così ricchi. Solo altre tre hanno scarpe firmate: Breanna Stewart, Elena Dell Donne e Sabrina Ionescu. Strano, dice il Washington Post. Nella WNBA dominata da donne nere, le uniche così idolatrate sono bianche. Il pubblico vuole vedere loro. Le Washington Mystics hanno annunciato che i biglietti per la partita casalinga del 7 giugno contro le Indiana Fever sono andati esauriti in tre ore. Attenzione. Non i biglietti per la Entertainment and Sports Arena da 4.200 posti, ma quelli per la Capital One Arena da 20.356 posti, il palazzetto dei maschi. 

Trentasei partite su 40 delle Fever andranno in diretta su una rete nazionale. Il Draft in cui è stata la scelta #1 ha attirato più spettatori di qualsiasi altra partita della WNBA giocata dal 2000 in avanti. Ovviamente le Fever e Caitlin Clark non vinceranno il campionato. O meglio: nessuno se lo aspetta. Le favorite sono le Las Vegas Aces di Becky Hammon pure stavolta. La più grande minaccia arriva di nuovo dalla squadra di New York, dove si sono messe insieme Breanna Stewart, Jonquel Jones, Sabrina Ionescu e Courtney Vandersloot. Ma è con l’arrivo di Caitlin Clark, con le attenzione intorno a Caitlin Clark, che la commissioner Cathy Engelbert ha potuto annunciare uno storico accordo: la lega prevede di finanziare voli charter per un costo di circa 50 milioni di dollari nei prossimi due anni, una risposta alle storiche lamentele contro la scomodità dei viaggi. Le veterane non se l’aspettavano più, nemmeno Diana Taurasi – che ha iniziato il suo 20esimo anno in WNBA, tutti con le Mercury. Non ha detto ufficialmente che questo è l’ultimo, ma non sarebbe una sorpresa scoprire all’età di 41 anni sta meditando di dire basta [la guida alla WNBA del Boston Globe

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