Il Concarneau aveva tanto desiderato questo primo anno in serie B, storico, solo che adesso non vede l’ora finisca. Un anno tutto giocato in trasferta, senza un proprio stadio e senza averne neppure uno fisso da qualche parte, di riserva.
Nel simbolo hanno un’ancora, ma non riescono a gettarla. Quattro sconfitte nelle ultime cinque giornate l’hanno fatto precipitare al 18esimo posto, terzultimo, a -2 dalla zona salvezza. Hanno dovuto giocare le loro partite casalinghe a Lorient, a Guingamp, a Caen e presto gli toccherà scoprire a Rennes.
Sabato scorso hanno ricevuto l’Angers a Brest, e L’Équipe ha fatto il viaggio e la trasferta insieme con il club bretone, per raccontarne le peripezie, a cominciare dalla vigilia, il venerdì trascorso in compagnia di “un abbondante piatto di frutti di mare all’Amiral, una serata salsa e anni ’80 allo “chez Guitte” e un ultimo drink a “la Verrière”, le tentazioni notturne che offre la cittadina e che sono negate non solo ai calciatori, ma pure ai tifosi-volontari ultrà – che il mattino dopo devono alzarsi presto.
È tutto un vagare, questo campionato. Lo stadio Thoniers non soddisfa gli standard per la serie B francese, quelli di Lorient e Brest non sono sempre disponibili, così tocca ruotare. “La sfida, divertente a inizio stagione, comincia a stancare”.
I costi per l’affitto sono cari: tra 1 e 2 milioni di euro su un budget totale di 6,5. A febbraio gli è pure toccato di giocare in casa ma a porte chiuse, 400 km per arrivare fino Caen: i dipendenti non sono tornati a casa prima delle 4 del mattino.
In città se ne discute in modo acceso in consiglio comunale. “Perché dare priorità al calcio professionistico anziché alle esigenze delle scuole?”.
Rispetto all’estate scorsa, una tribuna dello stadio è stata rasa al suolo per la ricostruzione, l’area del campo dovrebbe essere a norma la prossima stagione, ma chi lo sa, e poi per quale campionato. Ormai. I dipendenti non contano più le ore di straordinario, tifose e tifosi si offrono come volontari per la gestione dei chioschi e dei punti di ristoro.
E insomma, alla fine contro l’Angers erano avanti 2-0 e hanno perso 2-4. Prossima giornara: trasferta allo Chaudron di Saint-Étienne, davanti a 40mila spettatori.
L’allenatore Stéphane Le Mignan si lamenta: «Pensavamo di poter trovare più stabilità in un unico sito. Invece ci siamo ritrovati a giocare su due, tre, quattro, cinque stadi. È una storia improbabile. Lorient è la città più vicina, avremmo preferito proseguire lì. A volte, quindici giorni prima di una partita, mi viene chiesto dove giocheremo e non lo so. Siamo caduti in una forma di fatalismo. Trascorriamo la maggior parte delle nostre ore in pullman. A Guingamp non ho avuto il tempo di salutare l’allenatore del Pau, Nicolas Usaï. Allora gli mando un messaggio dall’autobus mentre stiamo tornando a casa. Mi risponde: scusa, siamo appena atterrati. Era arrivato a casa mentre noi non eravamo ancora arrivati a Concarneau. Un calciatore mi ha detto che una stagione a Concarneau ne vale tre altrove. Uno stadio tutto tuo regala una sorta di energia. E noi non lo abbiamo. Ma restiamo uniti».