I silenzi sul muro di Huy quando non c’è la corsa

  Il muro di Huy è il giudice di pace della Flèche Wallonne. È l’ultima meravigliosa definizione che si aggiunge alle molte altre sul punto cruciale della Freccia Vallone, una classica sì, non una corsa monumento – come si dice – la più bella fra le escluse dalla lista prima che arrivasse la Strade Bianche. 

Huy è una delle salite più emblematiche da quarant’anni. È uno strappo senza senso nel cuore di un quartiere borghese. Rigetta i ciclisti comuni, quelli che prendono la bici la domenica e vanno, vanno, ma dove vanno. L’Equipe nei giorni scorsi ha mandato un suo inviato a vedere com’è questo posto senza la corsa, quando i giardinieri erano gli unici a disturbare la tranquillità del luogo. Credevamo di trovare un brivido lì, un inizio di eccitazione in attesa del giorno in cui Huy diventa la capitale delle pareti, il paradiso degli arrampicatori

E invece niente. Senza la corsa, Huy è un sussurro, dice L’Equipe. In cima a questi 1.300 metri al 9,6% di pendenza media, con alcuni tratti al 19%, si trovano eleganti case di mattoni, sei cappelle che conducono alla chiesa di Notre-Dame de la Sarte in alto, un telelavoratore nel bel mezzo di una riunione video dalla sua veranda, una nonna che tirava un po’ forte il guinzaglio del suo bichon. E ho aspettato un’ora prima che arrivasse un ciclista. Invano ha scritto Pierre Menjot. 

«Dipende dal tempo», si è scusato Jordan Berny, cameriere da quindici anni a Cortina, l’unico ristorante che si trova in vetta. «Appena c’è un raggio di sole, vediamo passare ciclisti tutto il giorno, soprattutto quando ci avviciniamo alla Flèche. Per gli olandesi è come un rito di passaggio, arrivano due giorni prima della gara e vogliono scalare il muro» 

Viene gente anche da più lontano. Australiani, neozelandesi, californiani, una specie di pellegrinaggio sulle strade della corsa pellegrinaggio. Gli abitanti del posto si chiamano Hutois, e dal pezzo dell’Équipe pare che della corsa gliene freghi in misura moderata. Un po’ come facciamo tutti noi – che andiamo all’estero a vedere musei e quelli sotto casa li ignoriamo. Gli Hutois non si rendono conto di come il Muro sia conosciuto in tutto il mondo, perché ci siano persone che vogliono andare a vederlo, boh, pensano, la gente è matta. 

 

PROSPETTIVE

La corsa matta del 2024

Rischia di esser matta la corsa di oggi senza gli orchi. Gli orchi sono Tadej Pogacar e Mathieu Van der Poel, così li chiama Alexandre Roos, l’immaginifica firma del ciclismo per L’Équipe. È grossa l’occasione di andare a prendersi un trofeo che altrimenti sarebbe stato negato. Se la giocano Tom Pidcock, Tiesj Benoot, Marc Hirschi e Benoît Cosnefroy, secondo il giornale francese. 

I carnefici del ciclismo hanno abbassato la frusta ha scritto Roos, e già si candida a frase dell’anno. Stanno vivendo una primavera selettiva, nel senso che lo sloveno salta qualche corsa pensando all’obiettivo doppio Giro+Tour. L’olandese non ha una cilindrata da Huy, sta pensando alla Liegi di domenica, per giunta la stanchezza cominciava a sopraffarlo – almeno così dice la trama dell’Amstel Gold Race. Primoz Roglic e Remco Evenepoel sono mummificati dentro bende e cerotti dopo la caduta al Giro dei Paesi Baschi, van Aert è appena uscito in bici per la prima volta dopo la caduta che gli ha fatto saltare il Fiandre. 

Il percorso della Freccia Vallone quest’anno è leggermente modificato. Per dare più libertà ai fuggitivi prima dell’ultimo giro sul muro. Il segreto a Huy è gestire lo sforzo dopo la curva Criquielion, attaccando al momento giusto – dice Roos – non troppo presto

 

  ORIZZONTI

La corsa femminile

Secondo Rachel Jary della rivista Rouleur, la Freccia Vallone è come la crema Marmite. C’è chi la ama e chi la odia. Quest’anno poi abbiamo forse la più imprevedibile edizione di sempre

In campo femminile una favorita invece c’è. Secondo l’Het Nieuwsblad  può finalmente farcela Demi Vollering. In una primavera normale gli alberi avrebbero le foglie e Demi Vollering avrebbe già vinto almeno una classica. Purtroppo per noi sembra ancora inverno e sfortunatamente per Vollering non c’è ancora il suo nome in nessuna riga di un albo d’oro

Qui sette volte ha vinto Anna van der Greggen e cinque volte Marianne Vos. Sono presenti 16 delle prime 20 di un anno fa e secondo il giornale belga ha qualche chance pure Elisa Longo Borghini, che ha saltato la Parigi-Roubaix proprio per concentrarsi completamente sulle classiche delle Ardenne. Ha vinto il Brabantse Pijl dopo aver corso marcando Vollering ed è stata la più forte del gruppo domenica nella versione accorciata dell’Amstel. 

Coltiva ambizioni Gaia Realini, un anno fa terza a Huy e settima alla Liegi-Bastogne-Liegi. Marta Cavalli ha vinto nel 2022, sembrava sulla buona strada per una grande carriera ricorda il giornale fiammingo. Fino all’incidente patito al Tour de France, i postumi continuano a tormentarla. La Freccia Vallone è solo la seconda corsa della sua stagione, ma chi lo sa, aspettiamola. Se non oggi, un’altra volta. 

AGGIORNAMENTO

La sintesi della corsa maschile: all’arrivo soltanto 44 corridori. Dantesque, diranno i francesi. Ha vinto il gallese Stephen Williams.

 

La sintesi della corsa femminile vinta dalla polacca Kasia Niewiadoma.

 

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