I processi che toccano a van Aert eterno piazzato

Avanti, Wout. Adesso difenditi. Dicci com’è che sei finito dentro questa etichetta di eterno piazzato, dicci perché di te si parla come di un campione che ha vinto meno di quanto avrebbe potuto, che allunga le mani sulla gloria e afferra l’aria, di nuovo lo stanno ripetendo dopo il terzo posto alla Omloop Het Nieuwsblad. Dicci perché raccontano che a un certo punto ti smarrisci, non riesci a leggere la corsa, te la fai sfuggire di mano. L’anno scorso i secondi e i terzi posti sono stati 16 in 55 giorni di corsa e le vittorie tre, una a cronometro. Ma essere competitivi, restare incollati a una possibilità fino all’ultimo metro, può diventare una colpa? Può esserlo finanche nel giorno in cui vince un tuo compagno di squadra?

 

Stephen Puddicombe se lo sta domandando sulla rivista Rouleur perché van Aert sul Muur, il magnifico Grammont, anziché tirare dritto con un gruppo scelto di cinque che si era formato, sembrava che si stesse sforzando di tenere la scia di Arnaud De Lie, l’altro favorito. Anche sul Bosberg, dove scattò due anni fa, ha solo seguito le ruote anziché prendere l’iniziativa, eppure sembrava tutto pronto per un contropiede, Matteo Jorgenson stava facendo fatto il matto, stava tirando il collo a tutta la corsa

 

No, non è giusto processare van Aert – conclude Rouleur. Non stavolta. La tesi della rivista di ciclismo è che van Aert si sia risparmiato. Non ha sbagliato ieri. Aveva sbagliato nel 2022. Quando raggiunse un picco di condizione troppo presto, troppo presto per tenerla fino al Giro delle Fiandre e alla Parigi-Roubaix. Ecco perché poi le sfiora ma non le prende. Questo terzo posto sarebbe allora diverso. Sarebbe voluto

Insieme alla Kuurne-Brussels-Kuurne del giorno successivo, la Omloop offre un fine settimana frizzante e stuzzica l’appetito non solo per le classiche a venire, ma per l’intera stagione spiega Rouleur. Ma questo è. Uno sfizio isolato dal resto delle classiche sui ciottoli, un week-end che arriva con tre settimane e mezzo di anticipo sulla Settimana fiamminga che porta alle vere Classiche del nord. 

Passa più tempo tra la Omloop e il Fiandre che tra la Brugge-De Panne e la Roubaix, in mezzo alla quale ci sono le altre quattro classiche da pavé del WorldTour. Se hai intenzione di essere al meglio per il Giro delle Fiandre e la Parigi-Roubaix, sono quelle le gare in cui devi farti trovare al picco della forma, non alla Het Nieuwsblad.

L’albo d’oro è un magnifico testimone a sostegno della tesi. In 79 anni di storia comune, nessun vincitore dell’Omloop si è ripetuto al Giro delle Fiandre. La faccenda è piuttosto bizzarra perché i percorsi si assomigliano, in qualche parte del tracciato addirittura si sovrappongono. Non può essere una questione di caratteristiche, deve essere di sicuro una faccenda di forma. 

Si potrebbe anche dire – conclude Rouleur nella sua arringa difensiva di van Aert – che Omloop e Kuurne-Brussels-Kuurne non fanno realmente parte della stagione delle classiche sul pavé, ma sono piuttosto un’anomalia, un week-end in cui prestiamo attenzione al Belgio prima di dedicarsi all’Italia per altre due settimane, con le Strade Bianche e la Milano-Sanremo.

 

ARTEFICI

Il vincitore Tratnik raccontato da sé stesso

 

«Quando ripenso alla mia carriera oggi, ammetto che non è stata tra le più brillanti. Ho avuto molti alti e bassi. Ho attraversato alcuni anni bui in cui avevo quasi smesso. A un certo punto ho iniziato a credere che avrei potuto farcela. Spero solo di poter essere fonte di ispirazione per i piccoli, fargli sapere che tutto è possibile».  

 ➣  Cosa dobbiamo pensare di quegli anni bui?

«Ho sofferto di disturbi alimentari. A volte mangiavo troppo, altre volte troppo poco. Nella mia testa la carriera era già finita. Sto parlando del 2013. Poi in una piccola squadra, l’Amplatz, ho cominciato a crescere».  

 ➣  Erano problemi solo fisici o anche mentali?

«Entrambi. Ho iniziato a pedalare solo all’età di diciotto anni. E due anni dopo sono arrivato nella migliore squadra del mondo in quel momento: la Quick-Step. È successo troppo in fretta, andava tutto troppo bene. Ma se mi guardo indietro adesso, penso di aver imparato molto mentalmente da quel periodo. Ho capito che il ciclismo è solo una parte della vita. Devi anche potertela godere, perché il giorno in cui tu ti fermi, la vita va avanti lo stesso».  

 ➣  Quanto deve questa vittoria alla forza della squadra? In altre parole: avrebbe vinto se fosse stato nella Lotto?

«È difficile da dire. Se fossi stato in un’altra squadra, se io avessi attaccato, la Visma avrebbe guidato l’inseguimento. Tre o quattro compagni invece hanno protetto il mio attacco. Questo non può essere sottovalutato. Soprattutto quando un grande del ciclismo come Wout van Aert ti grida all’orecchio che devi andare a tutta, ti mette le ali».

[dalla conferenza stampa del vincitore]

 

 

  CAMEI

Che cosa è successo a Julian Alaphilippe

 

L’Équipe indaga stamattina dentro un’altra corsa anonima di Julian Alaphilippe, giunta alla fine di una settimana piena piena di cattivi pensieri

Voleva il riscatto, invece non è arrivato al traguardo. 

Il francese si pulisce le ferite. In realtà non si è rotto nulla, ma è difficile immaginare che il morale non venga intaccato quando alla Omloop sperava di spazzare via i tormenti

Così scrive Alexandre Roos del due volte campione del mondo, risoluto nel separare la caduta dal clima pesante nato dalle critiche di Lefévère al suo stile di vita, il suo e della compagna Marion Rousse. 

Giovanni Battistuzzi sul Foglio ha rievocato qui gli antichi pregiudizi sulle donne e il sesso. Per oltre un secolo il grande spauracchio degli allenatori e direttori sportivi del ciclismo era rappresentato dai piaceri amorosi. La regola era una sola: astinenza, il più possibile almeno. L’aveva colorita e resa celebre Eberardo Pavesi, prima pioniere del ciclismo, poi grande direttore sportivo della Legnano, per tutti semplicemente l’Avocatt: Ricurdeve che se vurì andà fort bisogna ciulà no

Alaphilippe si era presentato alla partenza di Gand ben rasato, con il pizzetto delle sue passate conquiste, il volto improvvisamente più serio, ed era difficile non leggervi il desiderio di un nuovo inizio.

Ha avuto prima dei problemi meccanici, si è fatto staccare sul Leberg, ha dovuto cambiare due volte la bicicletta, poi è caduto. 

 

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