Rafa sta diventando la continuazione di Roger con altri mezzi

Servizio. Dritto incrociato. Diritto a uscire. Così è tornato Nadal, così ha messo a segno il primo punto dopo quasi un anno senza tennis, prima di andare a prendersi la partita e battere Dominic Thiem, l’austriaco incrociato per due volte in finale al Roland-Garros nei migliori anni dello loro vita. Adesso c’è un’eco del rientro di Rafa in ogni parte del mondo. Ogni colpo è stato come un’esclamazione: sono tornato, dicono i tedeschi della Suddeutsche Zeitung. Impressionante risponde Clarin dall’Argentina. Una vittoria convincente la chiama Le Monde dalla Francia. 

Si è preso tutto il tempo per tornare ai suoi rituali. Consapevole dell’arena che tremava d’impazienza attorno a lui. Ha bevuto un ultimo sorso, ha allineato le bottiglie, si è preso un ultimo asciugamani prima di far ruggire la folla correndo verso la linea di fondo. Queste sono invece le parole di Lucile Alard per l’Équipe da Brisbane, dove alle 19 e 07 ora locale Rafa si è ricollegato al filo della sua carriera che si era interrotto in un altro giorno di gennaio dello scorso anno. È tornato come un uomo affamato, prima della partita era nervoso e pieno di dubbi – il suo volto era più chiuso del solito durante l’allenamento di poche ore prima. Ha ribadito come Troisi che la prima cosa è la salute, e che dunque la sfida sarà continuare

Margherita Sciaulino su Ubitennis ha scritto che Nadal non appartiene al passato ma al nostro presente. E come se non avesse smesso neanche un giorno, ci ha regalato un primo parziale con solamente due punti persi con la prima di servizio e un solo punto con la seconda. Fisicamente pronto, mentalmente lucido e tecnicamente mostruoso

Giandomenico Tiseo su Oa Sport dice che si è visto un tennis di alta qualità. Nadal ha messo in mostra colpi convincenti, eseguendo un piano tattico molto preciso e piegando nel braccio di ferro da fondo Thiem. Lo si era già detto nei giorni precedenti: Rafa sta bene e tira forte. Come avevano testimoniato i tennisti che l’avevano incrociato in allenamento, Nadal sarà una bella gatta da pelare per tutti. Per questo lo spettacolo offerto dallo spagnolo quest’oggi stupisce fino a un certo punto. Con qualche diffidenza che rimane in piedi perché – aggiunge – la prova va tarata in relazione alle qualità del rivale. Sì, perché l’austriaco oggi ha tenuto fisicamente un set e poi è crollato di schianto al cospetto del tennis continuo di Rafa. Criticità che hanno un po’ caratterizzato l’ultimo biennio di Thiem.

 

 

Su la Stampa stamattina Stefano Semeraro cosiderava che Nadal è tornato perché vuole essere ancora Nadal. Altrimenti non sarebbe Nadal. Per un anno il Cannibale ha vissuto una prima tormentata e poi quasi felice contumacia. Bisogna capire se dentro il Campeon c’è ancora fibra, se una carriera lunga vent’anni piena di trionfi ma anche 17 rientri da un infortunio (5 anni di assenza, unendo una degenza all’altra) gli ha lasciato stoffa sufficiente per cucirsi un addio all’altezza. Probabilmente a Parigi, per il Roland Garros, o per il torneo olimpico che si giocherà sempre lì un mesetto più tardi. Magari in doppio con il nipotino Carlitos, per regalare insieme un oro alla Spagna

 

Le confessioni di Rafa

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Ha fatto tutte le cose per bene, prima di rientrare, compreso l’intervista giusta, alla firma giusta, al giornale giusto. Nadal si è confessato a fine anno in una lunga chiacchierata con Manuel Jabois su El Pais Semanal parlando di corpo e mente, fisico e pensieri. Quella testa – ha detto – che «nel tennis conta molto, ma le persone che padroneggiano di più il gioco, quelle che hanno più sensibilità nella mano, sono pure quelle la cui testa fallisce di meno. Se hai il controllo di quello che stai facendo è più facile essere meno nervoso. È più facile che la palla non bruci nei momenti importanti. Non importa quanto forte venga colpita la palla, i migliori giocatori sono sempre giocatori di controllo. Non esistono giocatori di altissimo livello che non sentono la palla in modo straordinario. Perché alla fine le partite si decidono in pochi scambi e i giocatori con più sensibilità nella mano sono quelli che hanno più costanza. I giocatori esplosivi sono molto pericolosi, ma sono una roulette russa: hanno un giorno giusto e uno no. Nella mia carriera ho imparato una cosa: giocare male e vincere fa la differenza. Ci riesci solo controllando le partite in qualunque modo tu stia giocando. Chi riuscirà a vincere più partite giocando male a fine anno sarà il migliore. Perché? Perché non si può giocar male tutti i giorni. Ma quando giochi male e vinci, allora ti regali l’opportunità di giocar meglio il giorno dopo. L’abc del nostro sport è saper vincere giocando male. Se sei preparato mentalmente, se hai l’umiltà di accettarlo, se sai superarlo».

 

Nel 2011 il suo biografo John Carlin disse di lui che aveva raggiunto il suo massimo, perché all’età di 25 anni gli pareva che Nadal avesse vissuto più a lungo di molti centenari. Un caso da studiare. Una celebrità talmente mondiale da poter girare il mondo anche senza documenti, come dice proprio Carlin nel libro su Rafa. Quando dimenticò di compilare il modulo per l’ingresso in Australian- requisito non negoziabile alla terribile frontiera Down Under – gli fecero: – Oh nessun problema. Nadal dice che quando il tennis non farà più parte delle sue giornate, ha intenzione di girare di nuovo il mondo che ha già girato chissà quante volte, stavolta però per vederlo. Rafa è stato a Roma 18 volte ma non conosce il Vaticano. Per due volte – racconta Jabois – è stato invitato da due Papi diversi, ma era nei giorni delle partite. Dio non conosce i tabelloni dei tornei.

Il colloquio è per intero qui e ci sono alcuni passaggi davvero interessanti. Jabois ricorda a Nadal una scena del film Borg vs McEnroe, quel momento in cui Bjorn dice a sua moglie che se non dovesse vincere il quinto Wimbledon di fila sarà ricordato per il fallimento, non per gli altri quattro titoli. A quel punto Mariana Simionescu gli risponde: «Dimmi qual è il momento in cui smettiamo di essere felici». Rafa coglie, Rafa lo sa, Rafa risponde che arriva un momento in cui «la vittoria è come un pareggio, una sensazione è brutta, quando si dà per scontato che si debba vincere», quando cioè all’improvviso vincere Monte-Carlo per l’undicesima volta è solo ciò che devi fare. Allora diventi «un lavoratore che deve consegnare, sembra che vincere il Roland-Garros sia la fine di una giornata lavorativa. Quando mi è successo, ho preso da parte il mio team e ho detto: analizziamo questa cosa, liberiamoci di questo pensiero. Lo sport non può essere un lavoro. Ci deve essere illusione, follia, fiamma».

È questa l’intervista in cui Nadal ha anche tracciato una differenza tra la rivalità che sente di avere con Djokovic e quella che ha vissuto con maggiore intensità, con Federer.

«Diversi fattori confluiscono. Alcuni non li racconto perché mi è difficile, non tocca a me commentarli. Dal punto di vista tennistico la cosa è chiara. È una combinazione di stili. Federer era la perfezione a livello estetico, a livello di eleganza, a livello tecnico. Io ho un’ottima tecnica, molta, ma la tecnica non è la stessa cosa dell’estetica. Sono due cose diverse. Lui aveva una capacità incredibile nel rendere le cose molto belle con un’eleganza impressionante. Quando arrivai, lui era il numero uno al mondo, e si trovò un rivale con i capelli lunghi e un fisico esuberante. L’eleganza contro un guerriero. Era un pacchetto di combinazioni di personalità e di stili. Insieme al fatto che abbiamo giocato tante partite sui palcoscenici più importanti, questo elemento ha trasformato la nostra rivalità in qualcosa che trascendeva ogni altro duello. In quelle partite accadeva qualcosa che non è successo tra Djokovic e Federer, né tra Djokovic e me. Anche se sono state partite di altissimo livello, o addirittura di livello superiore, chi lo sa. Ma non c’era un contrasto così brutale, non c’era la stessa atmosfera. Roger e io ci siamo reinventati, ecco perché c’è stata questa intensa rivalità: ci siamo sempre sorpresi a vicenda. Anche Djovokic l’ha fatto, con una differenza rispetto a noi: non ha avuto la necessità di farlo quanto noi. Non ha subito infortuni seri. Anche Federer non si infortunava spesso, ma aveva un rivale, io, che puniva il suo unico punto debole. Potevo farlo perché sono mancino. Se fossi stato destrorso, forse non avrei potuto batterlo. Per giocare contro Federer avevo una tattica molto chiara. Lui sapeva cosa avrei cercato di fare, io sapevo come avrebbe cercato di difendersi. Era una partita a scacchi. Quando sbagliavi, lo sapevi. Con Djokovic non c’è mai stato questo livello di strategia. Con Djokovic devi giocare a un livello molto alto e per molto tempo. È una cosa diversa. Quando Roger è tornato nel 2017 dopo l’infortunio, ha fatto un cambiamento molto importante. È tornato con una racchetta più grande, colpiva più forte, era un cambiamento anche mentale. Sapeva di non poter correre come prima, allora è diventato un giocatore più aggressivo e questo mi faceva molto male. Era un giocatore migliore di me sul cemento, ma fino a quel momento penso di averlo battuto più volte. Eppure si è reinventato e ha aggiunto un’altra svolta al suo gioco. La mia tattica di cercargli il rovescio funzionava ancora, ma non aveva lo stesso effetto perché lui non me lo permetteva così spesso: giocava più velocemente. Non mi permetteva di giocare il suo punto debole. È un errore che aveva commesso in carriera: mi lasciava ripetere i colpi verso il suo rovescio. Da che ho memoria, Federer è il giocatore che mi ha impressionato di più, quello che più mi ha fatto divertire, quello che più mi ha emozionato. Sono stato più entusiasta di veder giocare Federer che Djokovic, alla fine il tennis è questo, emozione, l’emozione è ciò che ti attira».

 

Forse – forse [adesso non vi allargate]  – deve essere per questo che noi della chiesa federeriana abbiamo preso col tempo a voler bene a Nadal, a desiderare che fosse lui a vincere se proprio Roger non poteva. Lui e non Djokovic, perché lui era diventato come una protesi emotiva del sentimento verso Roger, una chela. Fino al giorno in cui le lacrime, mano nella mano, lo hanno reso evidente al mondo. Avere Nadal in campo è come avere ancora un frammento di Roger.

Comunque. Prossimo avversario a Brisbane: Jason Kubler, trent’anni, di Brisbane, fuori dai primi 100 del ranking. è Ha passato il turno per un infortunio a Karatsev. Kubler è un esperto doppista. Ha vinto fli Australian Open di un anno fa in coppia con Rinky Hijikata e ha raggiunto la finale nel 2022 ai tornei di San Diego e Atlanta.

 

ZIBAL-TENNIS

 

Intanto, battendo Jiri Lehecka a Perth, Novak Djokovic ha ottenuto la sua 43esima vittoria consecutiva in un incontro ATP in Australia. Non perde dal 2018, l’ultima sconfitta è arrivata contro Chung Hyeon all’Australian Open.

 

È tempo di mamme sul circuito WTA. Ad Auckland è successo che Elina Svitolina abbia battuto Caroline Wozniacki in una specie di derby. A Brisbane non è passata inosservata la presenza di Ashleigh Barty in tribuna con il piccolo Hayden accanto. A Melbourne invece non ci sarà Petra Kvitova. Ha rinunciato perché è incinta. 

 

L’altra faccia del tennis per mamme è il tennis per le teenager. Emma Raducanu è rientrata a Auckland dopo 8 mesi e ha vinto sulla rumena Ruse. Raducanu è precipitata oltre il numero 300 in classifica dopo essere stata la prima tennista nella storia a vincere uno Slam [New York] arrivando dalle qualificazioni. Ha cambiato diversi coach, sta cercando una stabilità tecnica e fisica. Prossima avversaria: mamma Svitolina. Appunto. 

 

Nello stesso torneo di Auckland è successo che Brenda Fruhvirtova ha battuto  Anna Blinkova, attualmente la numero 48 del mundo. È il primo successo contro una top-100 e addirittura una top-50 della 16enne ceka, 15 titoli ITF tra 2022 e 2023. Ha un gioco da fondo campo molto solido e il peso della palla nello scambio diventa decisivo per i suoi progressi. Vedere la dimostrazione di potenza che Brenda Fruhvirtova ha dato al primo turno di Auckland fa salire alle stelle le aspettative intorno a lei ha scritto Punto de Break. La giovane Brenda ha accumulato una serie di 35 vittorie nelle ultime 37 partite da professionista e ora affronterà Cori Gauff. Partita da non perdere. 

 

in tv mart notte ore 0.30 Supertennis: Francia-Italia di United Cup [Mannarino vs Sonego, Garcia vs Paolini, il doppio misto] | ore 5 Sky: WTA Brisbane [Ostapenko vs Giorgi] | 7.30 Supertennis: Grecia-Canada di United Cup [Tsitsipas vs Auger-Aliassime, Sakkari vs Fernandez, il doppio misto]

 

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