L’inchiesta sulla lobby del PSG

  

  Esisteva un lobby del Pallone d’oro e forse esiste ancora. È la tesi su cui lavora la procura di Parigi, titolare di un’inchiesta cominciata nel 2022 sugli affari del PSG e del suo presidente qatariota Nasser Al-Khelaïfi. Un’indagine che ha portato all’incriminazione di sei persone, tra cui il lobbista franco-algerino Tayeb Benabderrahmane, l’ex agente della polizia antiterrorismo diventato dipendente del club Malik Nait-Liman e Jean-Martial Ribes, ex direttore delle comunicazioni [2017-2022]. Uno dei rivoli dell’inchiesta ha portato in queste ore al sospetto che la proprietà della squadra abbia fatto pressioni affinché Lionel Messi vincesse il Pallone d’oro.

Così in questa storia appare adesso il nome di Pascal Ferré, al tempo caporedattore di France Football, l’ex settimanale ora mensile che ha inventato il premio e lo organizza. Era il responsabile dell’organizzazione. Era, perché nel frattempo ha lasciato la rivista e lavora per il PSG. Quest’ultimo risvolto è stato raccontato da Le Monde – che precisa in coda al pezzo di essere a conoscenza della presenza del nome di un suo giornalista negli atti dell’inchiesta, un giornalista che avrebbe messo in contatto Nait-Liman e Ribes, in cambio di qualche benevolenza sul lavoro e qualche biglietto al Parco dei Principi. 

Un brutto affare. L’indagine si è recentemente concentrata sulle attività di Ribes, incriminato per corruzione attiva e traffico di influenze. Ribes procurava i biglietti per le partite di calcio del PSG a giornalisti, politici, funzionari, membri dei gabinetti ministeriali e artisti, come si legge in un rapporto dell’ispettorato generale della polizia del novembre scorso. Talvolta lo faceva in cambio di servizi per sé, in altri casi operava per il club. 

Gli inquirenti sono arrivati così alla relazione con Ferré, diventata privilegiata mentre andavano deteriorandosi i rapporti di Al-Khelaifi con L’Équipe, testata dello stesso gruppo Amaury. Agli atti risulta che Ferré abbia accettato nel luglio 2019 di rimuovere dal feed delle notizie dei siti web delle due testate il lancio di un’anteprima di Mediapart su un interrogatorio di NAK per una commissione di 2 milioni di euro pagata irregolarmente a un agente di calciatori.

Secondo gli investigatori, Ferré ha successivamente ricevuto diversi regali da parte dello staff del PSG, fino a essere stato invitato nel febbraio 2020 a un soggiorno nell’emirato per assistere a un torneo di tennis. Ribes ottenne che volo, hotel e biglietti del tennis fossero pagati dall’ufficio comunicazioni del governo del Qatar. Nel marzo 2020, Ferré chiese a Ribes uno o due posti per una partita di Champions League giocata a porte chiuse contro il Dortmund. La pratica non è illegale – scrive Le Monde – ma può aiutare un club nella sua strategia di influenza.

Nel luglio del 2020 Ribes avrebbe chiesto invano a Ferré di mettere in risalto una delle giocatrici del PSG, Nadia Nadim, per spingerla nelle votazioni in vista del Pallone d’Oro. Ferré avrebbe fatto sapere in quell’occasione che non ci sarebbe stato nessun Pallone d’oro 2020, cancellato per la pandemia. Marzo 2021 è il momento in cui nasce il proposito di un viaggio in Qatar per permettere a Ferré di visitare gli stadi dei Mondiali, un’occasione che il giornalista coglie per chiedere un incontro con Al-Khelaïfi e la sua cerchia, «per trattare un argomento veramente personale». E così sia, e così fu.  

Il biglietto della Qatar Airways comprato da France Football venne trasformato in un posto in business da Ribes, con la raccomandazione di non diffondere la notizia. Al suo arrivo a Doha, Ferré trova nella sua camera d’albergo cinque chili di datteri offerti da Al-Khelaïfi e pochi giorni dopo un nuovo biglietto di andata e ritorno Parigi-Doha per un secondo viaggio. Nel mese di aprile viene invitato per l’andata dei quarti di finale di Champions con il Bayern Monaco, a maggio Ribes gli fa sapere che Al-Khelaïfi ha incontrato la famiglia Amaury, proprietaria del giornale e a giugno gli dice che esiste un accordo con France Football per un numero speciale in vista della Coppa del mondo in Qatar. Agosto è il mese in cui Messi firma per il PSG. Il 27 del mese e poi di nuovo l’8 settembre, si legge nelle carte a disposizione di Le Monde, Ferré ha chiesto a Ribes tre posti allo stadio – per sé e per due dei suoi  migliori amici. Vogliono vedere PSG-Lione del 19 settembre. Ferré ne approfitta per chiedere ancora un incontro con Al-Khelaïfi. Gli vuole parlare del Pallone d’Oro e della cerimonia. Per il PSG la posta in gioco è più importante che mai.

Ma il 18 settembre NAK è scontento della prima pagina de L’Équipe sulle condizioni salariali previste nel contratto di Messi. Ferré dice a Ribes di aver «dato filo da torcere» all’allora direttore editoriale del quotidiano, Jérôme Cazadieu. È questo il momento in cui viene chiesto a Ferré di far lobby in favore di Messi. Al-Khelaifi si offre di organizzare un pranzo con Ferré. Il 30 settembre Ribes riceve una nota in cui viene informato che Messi vincerà. 

Dobbiamo quindi concludere che France Football ha ceduto alle pressioni del club? si domanda Le Monde. Messi è al secondo posto nella scheda di voto di Pascal Ferré, alle spalle di Robert Lewandowski. Jean-Didier Belot, legale di Ferré, ha definito le interpretazioni di Le Monde «scorciatoie e interpretazioni fantasiose quanto diffamatorie».  

Romain Vanni, avvocato di Ribes, dice che «il signor Ribes ha sempre svolto la sua attività di direttore della comunicazione nel rispetto delle regole per promuovere e difendere gli interessi del club». È in custodia cautelare dal mese di novembre. Continua a ripetere che Ferré è «un amico e non ha esercitato alcuna influenza sull’assegnazione del Pallone d’Oro. Non so cosa avrebbe potuto fare. Ogni giornalista sceglie un giocatore». 

In effetti, il sistema di voto – riconosce Le Monde – sembra limitare i rischi di manovre discutibili

Ribes ha anche spiegato i regali fatti a Ferré tra il 2020 e il 2021: «Era un giornalista influente a livello mondiale, di cui Nasser poteva fidarsi. Eravamo alla vigilia della Coppa del Mondo in Qatar. Ha fatto un grande servizio su Nasser. È venuto due o tre volte. È comunicazione. L’ufficio comunicazioni del Qatar pagava sempre i voli e gli alberghi dei giornalisti». 

Di fronte agli inquirenti, Ribes ha escluso qualsiasi collegamento tra le azioni di lobbying svolte nei confronti di Ferré e la sua successiva assunzione al PSG. Dal gennaio del 2023 Ferré + direttore delle relazioni con la stampa e i media della prima squadra. Uno dei principali collaboratori di Nasser Al-Khelaïfi.

 

  RADICI

LA PARTE SOMMERSA DELLA NOTIZIA

 

[S10 novembre 2022

 

C’è un video di due minuti e sei secondi che aggiunge altro mistero, altra inquietudine, al conto alla rovescia verso i Mondiali di calcio più controversi della storia. Un video nel quale appare Hicham Karmoussi, l’amministratore di Nasser al Khelaïfi, qatarino, uomo di Stato, gran capo del PSG, pilota dell’operazione. Karmoussi parla da solo alla telecamera, in un ufficio vuoto, le pareti sono bianche. L’uomo spiega di aver lavorato per il presidente del PSG per più di due decenni, di aver frequentato molti posti per lui, di conoscere molte cose. Conoscere molte cose, significa essere a conoscenza «delle cose stupide che ha fatto». Dice che lo invitano a partire e andare in Qatar per questo, «perché… uh… sanno che so molte cose. Quindi, se mi dovesse succedere qualcosa là, il responsabile è lui, è il signor al-Khelaïfi».

Stamattina L’Équipe dedica quattro pagine a questo nuovo risvolto fosco del gioco che molto amiamo e sul conto del quale, un paio di giorni fa, Matthew Syed sul Times si domandava: Perché abbiamo permesso alle forze del capitalismo di prenderselo?

 

La polizia francese non è riuscita a datare il video, ma sa che è stato aggiunto al contenuto di un disco rigido il 2 febbraio 2020, due settimane dopo l’arresto in Qatar di Tayeb Benabderrahmane, uomo d’affari, lobbista, una persona vicina al mondo del PSG, sospettato di aver avuto in suo possesso documenti compromettenti per Nasser al-Khelaïfi. Dopo aver analizzato il video, gli agenti della Direzione generale della sicurezza interna (DGSI), il servizio di intelligence che ha messo le mani sulle immagini, hanno concluso che Hicham Karmoussi teme che Nasser al-Khelaïfi voglia metterlo a tacere e ha girato le immagini per proteggersi.

Sono migliaia i file consultati dalla Dgsi, L’Équipe scrive di essere venuto a conoscenza del contenuto e scrive che lì dentro c’è tutta la storia delle ombre sul club parigino e sui suoi legami con il Qatar. 

 

Questa storia – si legge stamattina – è fatta di dati intimi, privati e professionali dei dirigenti del PSG che sono trapelati. Questa storia parla di una scatola nera. Migliaia di documenti archiviati su piccoli dischi rigidi, chiavi USB con il marchio del PSG, telefoni che nascondono molti segreti. File che sembrano aver preoccupato le massime autorità del Qatar al punto che è stata presa la decisione di trattenere un uomo per molti mesi, prima di rilasciarlo in cambio del suo silenzio.

 

Segue un racconto dettagliato dei diversi rivoli della vicenda, ma cauto e prudente su moventi e conseguenze. Tutto inizia nei giardini dell’Institut du monde arabe (IMA) nel 2016, durante una mostra, quando a un agente della sicurezza viene consegnato da un visitatore un taccuino smarrito. Dentro ci sono storie di islamisti, resoconti di operazioni di sorveglianza, sigle, informazioni classificate come riservate. L’autore non viene fuori. Alcuni mesi dopo, quando il giornalista Alex Jordanov pubblica il suo libro, The Shadow Wars of the DGSI, diversi agenti se ne ricordano e lo riportano alla luce, convinti che contenga la bozza degli appunti del giornalista e speranzosi di arrivare così alle sue fonti. Comincia un’insolita indagine aperta dalla procura di Parigi, su richiesta della DGSI, per violazione dei segreti della difesa nazionale. Per mesi gli inquirenti cercheranno di scoprire la talpa che ha parlato con Alex Jordanov.

Interrogatori e perquisizioni incrociano Malik Nait Liman, un ex agente dei servizi segreti diventato dipendente del Psg. Si occupa dei rapporti con i tifosi. Nel suo ufficio alla periferia di Parigi, i poliziotti della DGSI mettono le mani su supporti informatici che contengono parecchi dati. Il 13 gennaio 2021, vanno anche nel suo ufficio presso la sede del PSG, secondo piano, accanto alla sala riunioni di David Ginola. Comincia una nuova Nel racconto de L’Équipe, la riconversione di Malik Nait Liman è stata difficile. Nel 2018 è uscito da un rapporto molto conflittuale con la sua amministrazione e voleva a tutti i costi entrare nel PSG. I suoi superiori gli mettono degli ostacoli, lui chiama Bernard Squarcini, soprannominato “Lo Squalo”. L’ex boss dell’intelligence francese spinge la sua candidatura, Malik viene assunto. In realtà l’uomo lavorava da tempo dietro le quinte per il club, con responsabilità che vanno ben oltre i rapporti con i tifosi.

Nell’aprile 2017, Jean-Martial Ribes, direttore della comunicazione del club, gli aveva chiesto di accelerare il rinnovo del permesso di soggiorno per sua moglie, marocchina. Il poliziotto sa che si sta giocando il futuro al PSG e si adopera. Due anni dopo, quando il poliziotto si è nel frattempo dimesso e lavora a tempo pieno presso il club, Ribes gli affiderà un compito particolare: raccogliere informazioni su un tifoso che aveva preso uno schiaffo da Neymar durante la finale della Coupe de France. Il giorno successivo, il 2 maggio 2019, grazie a una relazione ottenuta dalla Territorial Intelligence (RT) di Bordeaux, l’identità completa del tifoso è nota, con il suo indirizzo e il suo passato. Secondo Mediapart, altro media che conduce un’inchiesta in queste settimane sui misteri qatarini del PSG, l’informazione viene utilizzata su richiesta di Jean-Martial Ribes per lanciare sui social network una campagna di destabilizzazione contro di lui. C’è un esercito digitale di troll, sebbene Malik Nait Liman affermi di aver ignorato tutto di questa parte dell’operazione. Il tifoso ha sporto denuncia tramite il suo avvocato, Me Ohayon, per raccolta di dati personali con mezzi fraudolenti o sleali, per violazione del segreto professionale, utilizzo di dati che consentano l’identificazione di una persona al fine di turbare la sua tranquillità o ledere il suo onore, violenza psicologica, minacce, intimidazioni, molestie morali. Dirà di essere stato distrutto per restituire al brasiliano un’immagine. Interrogato dal giudice nell’ottobre 2022 sui suoi rapporti con i suoi ex colleghi, Malik Nait Liman ammette di aver agito fuori dalle regole, di aver chiesto informazioni senza copertura giuridica, di averlo fatto perché si considera una persona che lavora dalla parte del bene. Dice di non aver mai lavorato per persone coinvolte nella criminalità organizzata e finanziaria, dice di operare ancora come se avesse in tasca la tessera da poliziotto. 

 

Nel frattempo, continua L’Équipe nel suo racconto, Tayeb Benabderrahmane si è fatto un nome alla corte dei lobbisti del Psg e del Qatar. Sembra essere riuscito a fare in modo che le persone con cui fa affari abbiano la possibilità di uscire dall’ombra. Nel settembre 2018 scrive proprio a Malik Nait Liman: Mi sono dimenticato di dirtelo, Yassine Belattar è molto legato a Macron. Mettiamoci le mani sopra, invitiamolo a PSG-Saint-Etienne. La DGSI ne deduce che i posti allo stadio per le partite del PSG sono utilizzati per avvicinare delle personalità e che il club sia uno strumento di influenza geopolitica. Con discrezione, Tayeb Benabderrahmane sta cercando di sostenere gli interessi del Qatar contro il grande rivale, gli Emirati Arabi Uniti. Invia a Malik un programma per un incontro sull’Africa, chiedendogli di passarlo a Jean-Martial Ribes. Promuove il libro dell’editorialista francese Michel Taube The Hidden Face of the United Arab Emirates e i due si scambiano alcune rassegne stampa che mirano a denigrare gli Emirati.

 

Quand’è che le cose sono uscite dai binari?si domanda L’Équipe. Quand’è che Tayeb Benabderrahmane si trova a Doha, al centro di una lotta per l’influenza tra lobbisti e rivali di Nasser Al-Khelaïfi? Il 28 dicembre 2018 chiede a Malik Nait-Liman una nota di intelligence per conto del grande capo. Dice che gli è stato ordinato. La DSGI annota che il richiedente potrebbe essere una potenza straniera.

Lo stesso Qatar?, si domanda il giornale. 

Gli investigatori sembrano ignorarlo per il momento. La nota in questione prende di mira un certo Adel Aref, capo di gabinetto di Nasser Al-Khelaïfi, oggi in disgrazia. Scava nel suo passato di vittima di due furti con scasso – informazioni recuperate grazie al casellario giudiziale – e trova altre informazioni di natura privata, in nessun modo verificate. 

Per mesi, la DGSI ha fatto di tutto per saperne di più su questa storia oscura. Sono state effettuate operazioni di data carving, tramite software molto potenti, per ripristinare numerosi dati cancellati da hard disk, telefoni e chiavette USB rinvenute presso Malik Nait-Liman. La polizia ha messo le mani su numerosi scambi di messaggi tra Nasser Al-Khelaïfi e giocatori del PSG, come Thiago Silva o Zlatan Ibrahimovic, foto personali del presidente nei momenti di relax, o in compagnia dell’emiro Tamim bin Hamad Al Thani, documenti, ricevute di pagamento.

Secondo le informazioni in possesso del quotidiano francese, nei dati ci sarebbe anche l’elenco telefonico completo di Nasser al-Khelaïfi, una discussione WhatsApp con Jérôme Valcke (ex segretario generale della FIFA condannato in appello nel giugno 2022 nell’ambito dell’affare FifaGate ). Secondo gli inquirenti, sono elementi che provano l’esistenza di un backup di un telefono appartenuto a Nasser al Khelaïfi.

Il cuore a lungo non detto della storia è che questi dati potrebbero essere di grande interesse per i giudici che indagano sulle condizioni che portarono all’assegnazione della Coppa del Mondo al Qatar”.

Come sono trapelati tutti questi dati? Nell’entourage di Nasser al-Khelaïfi, che non ha voluto replicare a l’Équipe, si considera che questa vicenda abbia inizio con il licenziamento di un dipendente che aveva minacciato di rivelare notizie private.  All’inizio del 2020, le cose sono precipitate. Tayeb Benadberrahmane è stato trattenuto contro la sua volontà in Qatar. Secondo le dichiarazioni del suo difensore dell’epoca, Olivier Pardo, il Paese ha aperto un’indagine amministrativa contro di lui, con l’accusa di aver minato la sicurezza dello Stato. Viene accusato di detenere registrazioni rubate della vita intima di Nasser al-Khelaïfi.

 

La partita della disinformazione

▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔▔

[Sdel 17 novembre 2022

Un capitolo a parte, laterale, ma non estraneo a questa vigilia, passa dalle inchieste in corso sull’attività del PSG e del suo presidente Nasser Al-Khelaifi. Stamattina L’Équipe documenta gli interrogatori di Malik Nait-Liman, l’ex poliziotto dei servizi stipendiato dal PSG. Agli inquirenti ha parlato della natura delle missioni affidategli dai dirigenti, confermando di essere stato impiegato anche in operazioni di intelligence privata. Una delle figure chiave nella storia è Tayeb Benabderrahmane, lobbista vicino al Qatar, secondo la polizia avrebbe partecipato a una operazione volta a compromettere la posizione del proprietario del PSG. A sua volta Nasser al-Khelaïfi, con l’aiuto dei suoi avvocati, avrebbe fatto di tutto per recuperare documenti sensibili, a costo di approfittare una lunga detenzione in Qatar di Benadberrahmane, fargli firmare protocolli d’intesa simili a ricatti” secondo la sintesi del dipartimento dei servizi che lavora alla storia e dell’ispettorato generale della polizia. Secondo le informazioni a disposizione de L’Équipe, i due servizi di polizia ritengono che Jean-Martial Ribes, ex direttore della comunicazione del club, sia uno dei principali protagonisti di questa indagine.

Così, seguono dettagli sulle grandi manovre intervenute in questi ultimi sei anni, da quando Ribes chiede a Jean-Claude Blanc, vicedirettore esecutivo del PSG, un elenco delle identità degli ultras che potrebbero recarsi al Parco dei Principi, per la verifica dei loro precedenti, a quando si scopre dell’esistenza di una registrazione video, immagini di un mese riprese all’interno di una stanza usata da Nasser al-Khelaïfi. È passata dalle mani di Nait-Liman, che ha avuto modo di copiare completamente il telefono del proprietario del PSG. Lui spiega di non averlo spiato, ma di aver ricevuto quei dati nel gennaio 2020, quando Hicham Karmoussi, l’ex maggiordomo di Al-Khelaïfi, lo aveva chiamato per avvertirlo che Tayeb Benadberrahmane era detenuto in Qatar, e lui stesso temeva per la propria sorte. Tayeb Benabderrahmane sarà poi trattenuto per molti mesi contro la sua volontà in Qatar, fino al suo rilascio a fine ottobre 2020, subito dopo la fine del procedimento in Svizzera su Nasser Al-Khelaïfi per le concessioni dei diritti tv dei Mondiali. Una coincidenza? ammicca L’Équipe. Non secondo Malik Nait-Liman, che testimonia quanto gli aveva detto Hicham: nel 2017, dopo le perquisizioni nei locali di beIN Sports, Nasser al-Khelaïfi lo aveva chiamato per fare  pulizia. In sostanza per bruciare dei documenti, far scomparire file informatici che potevano essere compromettenti, secondo la ricostruzione di Libération.  

Tayeb Benabderrahmane ha negato di aver mai svolto missioni di intelligence private. Ha spiegato che era alle dipendenze del Comitato nazionale per i diritti umani in Qatar, una struttura presieduta da Ali Bin Samikh Al Marri, divenuto poi ministro del Lavoro nel 2021. Sarebbe stato lui a chiedere a Tayeb Benadberrahmane informazioni su Al-Khalifi.

Perché? si domanda stamattina il giornale francese. In Qatar rimasero impressionati dalla quantità di dati sensibili raccolti dal lobbista? Temevano che le informazioni riservate, in particolare gli scambi di messaggi tra l’emiro Al-Thani e Nasser al-Khelaïfi, relativi all’assegnazione dei Mondiali del 2022, sarebbero state rivelate sulla pubblica piazza?. Secondo le informazioni di cui dispone L’Équipe, il contenuto dell’iphone 5 del gran capo del PSG è attualmente ancora all’esame della polizia. Gli inquirenti stanno seguendo questa pista e sembrano molto interessati al racconto dei fatti di Hicham Karmoussi. La conclusione del giornale francese è che ci sia stata una vera e propria guerra tra lobbisti, intorno al PSG e al Qatar

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.