I campanelli di Carmen Valero. La prima donna spagnola a correre in un’Olimpiade

Quand’era bambina correva con un campanello legato alla caviglia, così i suoi genitori sapevano sempre dove fosse. Carmen Valero aveva otto anni quando ogni tanto spariva tra le montagne della Cerdanyola. Nel 2017 la Spagna l’ha proclamata migliore atleta di sempre. È morta a 68 anni, colpita da un ictus la settimana scorsa. La Catalogna l’aveva adottata. Quando a sua sorella maggiore fu diagnosticato un problema d’asma, i medici consigliarono alla famiglia di cambiare aria. Se ne andarono a Cerdanyola, poi Carmen Valero avrebbe costruito il suo percorso a Sabadell . È lì che ha studiato, lì è diventata un’atleta, lì ha trovato il suo primo lavoro. L’atletica leggera è arrivata grazie ad alcune amiche, le sorelle Juana e María Antonia Soler, tesserate per il club giovanile Sabadell. Successivamente si sarebbe trasferita al Barcellona, quando le aspettative erano cresciute.

«Correre è sempre stata una necessità per me. È stato come un tatuaggio. Non esisteva una tradizione nella mia famiglia. Ma io correvo ovunque. Piangevo per farlo e mezz’ora non mi bastava. Volevo un’ora. E poi di più. Mio padre non sapeva cosa fare» raccontò in un’intervista a Marca qualche anno fa. 

Stamattina Marca scrive che Carmen Valero ha rotto schemi e barriere, come atleta e come donna in una Spagna poco plurale, negli anni Settanta e Ottanta. È stata una pioniera e un riferimento quasi senza volerlo. Voleva solo correre

È stata la prima donna spagnola a partecipare ai Giochi Olimpici nell’atletica leggera, Montréal 1976, in pista per gli 800 e i 1.500 metri. «Ero un maratoneta – ha spiegato lei – ma non c’erano ancora gare lunghe per le donne, e io ero anche veloce». È stata l’unica donna spagnola a vincere un campionato mondiale di cross, nel 1976 e nel 1977, tra lo stupore della maggioranza dei membri della federazione che non solo non sostenevano l’atletica femminile – ricorda Maria Carmen Torres su Marca [fonte di queste righe] – ma la disprezzavano senza nasconderlo. «Per loro non contavamo», raccontava Valero in quella intervista. «C’era chi ci diceva che eravamo solo dei culi formosi». Ha vinto il titolo spagnolo di cross per otto anni e quelli di 800, 1.500, 3.000 e 5.000 metri. Nel 1981 si ritirò dall’atletica, cinque anni dopo tornò e rivinse. Correva per piacere personale, non erano anni di grosse ricompense. «I soldi che mi hanno dato per i titoli mondiali erano sufficienti per comprare i popcorn al cinema».  

 

 

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