Quando ti vesti di giallo non ti puoi più nascondere. È il colore che l’occhio umano coglie più facilmente. Lo chiamano il colore della felicità e della speranza, della positività, dell’energia, dell’ottimismo. Forse era solo la prima maglietta che aveva sottomano in armadio, forse l’ha scelta con attenzione, Naomi Osaka è apparsa sull’orlo delle lacrime quando ha parlato subito dopo il suo ritorno e la sua vittoria a Brisbane, impegnandosi a dedicare il prossimo capitolo della sua carriera «per ricambiare tanto amore quanto mi è stato dato». È stato allora in quel momento che il cielo s’è aperto ed è venuta giù una cascata d’acqua, come accade nei film della Disney quando vogliono dirci che siamo al turning point definitivo, che tutto sta cambiando, che la terra non sarà più desolata e sta arrivando la purificazione. La gente è scappata sotto il tetto della Pat Rafter Arena e Naomi Osaka ha sentito il vero sapore della vittoria contro la tedesca Tamara Korpatsch.
Putting up a W 🙌
In her first match back in 15 months, @naomiosaka comes out on top against Korpatsch, 6-3, 7-6 (9)!#BrisbaneTennis pic.twitter.com/BWrAoQigft
— wta (@WTA) January 1, 2024
Una serie di potenti colpi da fondo campo nei game di apertura avevano annunciato la nuova Osaka, dopo diciassette mesi senza tennis, lontana dai campi per la nascita della prima figlia. L’abbiamo perfino vista ridere dopo un errore non forzato, un tiro al volo messo in rete, commentato con un sospiro e un sorriso. È tornata e l’ha fatto con una leggerezza che per troppo tempo le era mancata, dopo un periodo nel quale – scrive il Brisbane Times – è stata sempre “molto aperta e cruda riguardo ai suoi problemi di salute mentale”.
«Negli ultimi due anni in cui ho giocato, prima di avere mia figlia – ha detto Osaka – non ho ricambiato l’amore che mi è stato dato. Mi sento come se ci fosse stato un tempo in cui ero solo una ragazzina che cercava di guardare i suoi modelli giocare, mi sembra piuttosto surreale essere di nuovo su questo campo».
Dopo essersi divertita a scattare diverse foto con i bambini in campo, ha detto che la maternità ha portato alla luce un nuovo apprezzamento per la vita e per la possibilità di influenzare le cose che accadono. «Dopo gli Open di Francia mi sono chiusa molto e non penso che sia stato del tutto giusto. Ora dinanzi a persone mi danno positività e gioia, sento che sia giusto ricambiare. Ho sentito come se mia figlia Shai mi stesse guardando, volevo fare del mio meglio per lei, per tutti i bambini e… non lo so, li vedo diversamente ora».
Nel finale aveva un po’ di ruggine nel braccio. Un conto è comandare una partita, un altro conto è chiuderla. Ha visto sfumare un paio di match point, ha dovuto cancellare un paio di set point, ha chiuso il tie-break a undici. Ora l’attende Karolina Pliskova, due volte finalista in uno Slam.
«Penso che sia meglio avere partite più difficili, mi alleneranno a quello che verrà».
QUANDO LA RIVEDIAMO nella notte tra mart 2 e merc 3 alle ore 2 in tv su Sky
Il corallo di Nadal
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Rafa ha messo invece una maglietta con il rosso del corallo, simbolo di protezione, di fortuna, di prosperità, di bellezza. Il corallo è considerato un talismano che protegge dal malocchio e dalle forze del male. Nella simbologia cristiana rappresentava il sangue di Cristo, la sua Passione e la sua Resurrezione, dunque la sua doppia natura, umana e divina, la sofferenza del corpo, la trascendenza da esso. Il corallo si trova incastonato nei reliquiari dal XV secolo, e pure per Nadal vale il discorso che più probabilmente ha preso la prima maglia che aveva in valigia, eppure è quella, eppure è corallo. Il ritorno è stato un ritornino, una specie di assaggio, un doppio giocato di fianco al suo co-allenatore Marc Lopez, uscito momentaneamente dal ritiro per l’occasione, per misurare da vicino, vicinissimo, lo stato di forma di Rafa e il suo stato d’animo. “Nonostante la sconfitta – ha commentato L’Équipe – si è visto un maiorchino tagliente e sfrenato. Tra un punto e l’altro sorrideva e si godeva il pubblico, venuto ad applaudirlo”. Hanno vinto Alexei Popyrin e Christopher O’Connell, ma non è questo che conta. Conta che Rafa ha ripreso le sua abitudini, compresa quella di giocare a parchis nei momenti dell’attesa. «Quando ti senti male come mi sono sentito male io, non pensi alla competizione. Mi mancava sentirmi bene, svegliarmi senza dolore, avere ancora la possibilità di una vita normale».
Adesso arriva il ritorno vero, chissà se ancora in corallo, o in giallo, in verde, in celeste. “A volte il destino sa essere cattivo” dice da Brisbane Lucile Alard per l’Équipe, perché il primo singolare dopo undici mesi è contro un vincitore di Slam, Dominic Thiem, pure lui alle prese coi suoi guai. Nadal arriva dal basso della sua classifica da 672esimo giocatore al mondo, beneficiario di una wild card e della classifica protetta. Thiem arriva dalle qualificazioni con il numero 98 della classifica. Una partita illogica come primo turno di un torneo ATP 250, visto che è stata per due volte la finale al Roland-Garros [2018 e 2019]. È un messaggio che il tennis sta mandando a Nadal. Se vuoi tornare alla terra, devi attraversare il tunnel dei fantasmi. «Non so come andranno i miei prossimi sei mesi – continua a ripetere Rafa – non so se il mio corpo mi permetterà di godermi il tennis quanto negli ultimi 20 anni».
L’Équipe ha chiesto che cosa dobbiamo aspettarci a due preparatori fisici francesi. Paul Quétin lavora per le nazionali della Coppa Billie Jean King e della Coppa Davis. È convinto che se Rafa torna è perché si sente pronto, a un certo livello di preparazione, con delle garanzie, deve aver vissuto un buon numero di giorni consecutivi senza particolari dolori o paure, ma solo dopo due o tre partite di fila potrà avere delle risposte vere. Pierre Mazenq, altro preparatore fisico della federazione francese, si dice convinto che la lesione al piede è superata, difficilmente si ripresenterà nello stesso punto. Nel dubbio meglio vestirsi di corallo.
QUANDO LO RIVEDIAMO mart 2 alle ore 9.30 in tv su Sky
The Aussies prevail 🇦🇺
In Nadal’s first match since January 2023, Purcell & Thompson defeat Rafa & Marc Lopez 6-4 6-4!#BrisbaneTennis pic.twitter.com/lZmUF0pBE6
— Tennis TV (@TennisTV) December 31, 2023

Era invece vestita di un verde quasi militare Ksenia Efremova, quando ha vinto la sua prima finale nel circuito ITF a Monastir, in Tunisia. Non ci sarebbe nulla di strano se Ksenia non avesse solo 14 anni e 8 mesi. Un prodigio di precocità che ricorda il precedente record di Sesil Karatantcheva, pure lei poco meno che quindicenne quando vinse il torneo ITF di Volos, in Grecia. Sesil era bulgara, con un papà campione nazionale di canottaggio e una madre vincitrice di uno scudetto nella pallavolo. Avrebbe poi preso il passaporto kazako dopo una squalifica per una strana positività al nandrolone, spiegata con una interruzione di gravidanza all’età di 17 anni. Non è diventata quel che prometteva, mai oltre i quarti di finale di un Roland-Garros.
Efremova è di origine russa e ha preso nel mese di settembre il passaporto francese, nella scia di Varvara Gracheva sempre nel tennis e di Anastasia Kirpichnikova nel nuoto. In Tunisia ha battuto in finale la tedesca Selina Dal, 22enne. È una grande speranza del tennis mondiale. È arrivata in Francia da piccina, aveva 10 anni e si allena nell’accademia di Patrick Mouratoglou, a Biot, allenata da Pierre Débrosse.
Petite vidéo inside de la victoire de Ksenia Efremova 🇫🇷 ce matin ! (merci @marwen057)
Je vais bien la garder car ça risque d’être le 1er titre pro d’une longue série ! 😍😍pic.twitter.com/4VpkEPR1Aq
— Romain 🎾🇫🇷 (@RomainNextGen) December 31, 2023