I molti misteri di Rohan Dennis. Che cosa sappiamo sulla morte di Melissa Hoskins

Prima di essere la moglie di Rohan Dennis, Melissa Hoskins era una campionessa. Aveva vinto cinque medaglie mondiali su pista, prima di interrompere la sua carriera nel 2017 per seguire quella di suo marito. Aveva iniziato a raccogliere un argento nel 2012, nello scratch e nell’inseguimento a squadre, per proseguire con un argento nel 2013 nell’inseguimento a squadre, un bronzo nel 2014 nell’inseguimento a squadre, alla fine un oro nel 2015 nella cronometro a squadre. Con Annette Edmondson, Amy Cure e Ashlee Ankudinoff aveva fatto dimenticare la sconfitta inattesa ai Giochi di Londra, dove erano finite appena fuori dal podio. A quel tempo, Melissa Hoskins aveva messo da parte le sue ambizioni su strada per dedicarsi alla pista, anche se ai suoi primi anni aveva mostrato buone doti da velocista. Prima di Rio aveva avuto una polmonite, poi era caduta durante un allenamento. Aveva preso il via alle prime qualificazioni prima di rinunciare al suo posto, indebolita dai problemi di salute. 

Per quasi tutta la carriera aveva fatto parte del team GreenEdge-AIS, una delle prime strutture a creare una squadra femminile associata a una maschile. L’incontro con Rohan Dennis l’aveva convinta a chiudere la carriera, era il 2017, stava immaginando di tornare alle gare su strada. Invece si sono sposati e hanno avuto due figli.

Hoskins era originaria di Perth, sulla costa dell’Oceano Indiano, aveva cominciato a seguire Rohan ovunque, in particolare a Girona o Andorra, dove abitavano durante i periodi di allenamento in montagna. Durante le gare di suo marito, se ne stava in fondo alla linea del traguardo, indossando con orgoglio un berretto che dichiarava l’esistenza di un Team Dennis. Melissa Hoskins aveva 32 anni.

Rohan Dennis, due volte campione del mondo a cronometro [2018 e 2019], è stato arrestato la sera del 30 dicembre ad Adelaide per omicidio colposo, sospettato di aver investito mortalmente in macchina sua moglie. Le circostanze dell’incidente rimangono poco chiare. A due settimane dall’inizio della stagione con il Tour Down Under [16-21 gennaio], il piccolo grande mondo del ciclismo australiano è sotto shock. Dennis era alla guida del suo pick-up quando è avvenuto l’incidente. Ha investito la madre dei suoi due figli per cause ancora sconosciute. Portata in ospedale in condizioni critiche, Melissa Hoskins è morta a causa delle ferite. Rohan Dennis è accusato di omicidio colposo per guida spericolata e messa in pericolo della vita altrui. Secondo le informazioni diffuse dai media australiani è stato rilasciato su cauzione e dovrebbe comparire in tribunale ad Adelaide il 13 marzo. È passato quasi un anno da quando ha annunciato il suo ritiro. Dennis aveva indossato la maglia gialla al Tour de France nel 2015 e immaginava un giorno di poterla mettere a Parigi, seguendo le orme di Cadel Evans. Nel febbraio di quell’anno aveva attaccato con successo il record dell’ora sulla pista di Granges in Svizzera. Quando la squadra aveva dismesso l’attività alla fine del 2018, era passato alla Bahrain-Merida. 

Nell’estate del 2019 l’episodio più misterioso della sua carriera. La prima tappa sui Pirenei era stata vinta dal britannico Simon Yates, trionfatore della Vuelta 2018, in classifica 97esimo a un’ora dalla maglia gialla Julian Alaphilippe. Dennis era andato in fuga, ma durante la corsa aveva avuto una discussione con la sua ammiraglia, si era fermato e se ne era andato via. Sparendo. Alla vigilia di una crono adatta a lui.

Per tre ore dopo l’arrivo – scriveva Gianni Mura dalla Francia – quelli della Bahrain lo cercano e non lo trovano, oppure è lui che non si fa trovare. Non chiarisce le cose un tweet apparso sul sito della squadra, ben prima che Simon Yates alzasse le braccia. Ecco il testo: – La nostra priorità è la salute di tutti i nostri corridori, quindi avvieremo un’indagine immediata ma non commenteremo ulteriormente finché non avremo stabilito cosa è successo a Rohan Dennis. Questo accenno alla salute dei corridori mette più d’una pulce nell’orecchio dei suiveurs.

Marco Bonarrigo sul Corriere della sera disse: Di corridori scomparsi al Tour non si parla dagli anni Trenta: in genere venivano recuperati nei fossi, appisolati o ebbri. Sulla Gazzetta dello Sport, Ciro Scognamiglio spiegava: Dennis avrebbe un carattere fumantino, non facilmente gestibile, e non si sarebbe integrato bene nel gruppo a livello umano: si dice che al Giro di California, a maggio, abbia avuto un violento alterco con il compagno Heinrich Haussler che stava sfociando in una rissa. Anche dal punto di vista tecnico in lui sarebbe montata una crescente insoddisfazione riguardo ai materiali in uso, dalla bicicletta ai body passando per le ruote, soprattutto in chiave cronometro: il tutto in contrapposizione con il quadriennio precedente con la vecchia squadra, in cui era riuscito ad esprimersi al massimo

L’Équipe titolò: Il mistero Rohan Dennis. Qualche mese prima, a gennaio,  aveva dato una lunga intervista per il podcast Stanley Street Social. «Ma che cosa diavolo sto facendo?». Questa era la domanda che Dennis confessò di aver sentito dentro la testa alcune volte, «in una mezza dozzina di occasioni ho pensato di abbandonare il ciclismo, di punto in bianco. Ne avevo abbastanza, non volevo più vedere una bici. Sono momenti. Poi li superi, magari sono stati periodi un po’ di depressione, una settimana, poi realizzi di nuovo perché ti piace ciò che fai». Nessuno all’interno della squadra ha mai capito il suo gesto. Successivamente Dennis spiegò che il motivo principale del ritiro era dovuto a un disaccordo sul materiale. Tornò alle gare, vinse di nuovo i Mondiali a cronometro, stavolta su una bici differente. Il resto della sua carriera è stato discontinuo. Aveva programmato di essere con sua moglie ambasciatori di un evento di beneficenza il 13 gennaio, tre giorni prima dell’inizio del Tour Down Under. A Natale avevano pubblicato sui social una foto di famiglia con i due figli. Erano felici. Ma alla fine delle felicità degli altri noi cosa ne sappiamo.

Marco Bonarrigo sul Corriere della sera aggiunge il 2 gennaio che non si è trattato di un incidente: dopo una furibonda lite, Dennis sarebbe salito a bordo del Suv e avrebbe travolto la moglie che tentava di impedirgli di fuggire aggrappandosi al cofano, trascinandola per una decina di metri. Le violenze contro la moglie del 2021 e la tragedia di sabato evidenziano una doppia personalità ben nota a compagni di squadra e direttori sportivi: nel tentativo estremo di perdere peso per migliorare le prestazioni, digiunò fino a incorrere in una depressione che gli causò seri disordini alimentari“. Ciro Scognamiglio sulla Gazzetta dello sport ha raccolto la testimonianza di Brent Copeland, sudafricano, manager alla Jayco-AlUla, quattro anni fa alla Bahrain-Merida con Dennis. «Non era mai facile capire – dice – con quale Rohan Dennis si stesse parlando. Come se in lui convivessero due persone diverse. Aveva il suo psicologo. Abbiamo lavorato spesso con lui. Tante chiamate, tanto coinvolgimento per cercare di affrontare le situazioni nel modo migliore possibile. Ci siamo impegnati tantissimo».

 

fonti | L’Équipe | The Age | L’Équipe 

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