Tre squadre tedesche avanti come un anno fa, anche se l’ultima in semifinale resta il Bayern campione del 19-20 in bolla. È la miglior Germania nelle Coppe da un po’ di tempo a questa parte. Stamattina si è svegliata prima nel ranking UEFA stagionale, ma ancora quarta in quello quinquennale e con l’Union Berlino fuori da tutto. Anche tre squadre italiane sono avanti aspettando il Milan, siamo già allo stesso intermedio della stagione scorsa – la stagione extra-ordinaria con una finale, una semifinale, un quarto di finale. Tutto ciò rende per ora il calcio italiano secondo nel ranking dell’anno, a meno di mezzo punto di distanza dai tedeschi – e con la differenza di avere ancora in corsa 7 squadre su 7, prima degli assalti di stasera e di domani. Hanno perso pezzi per strade gli altri paesi dell’élite. L’Inghilterra deve tirare una riga sul Manchester United, la Spagna vede finire la corsa del Siviglia, quarto nel girone e fuori pure dalla sua Europa League, vinta sette volte dal 2006 e cinque dal 2014. Gli altri due paesi con tutto il contingente intatto sono fino a stasera la Francia [6 su 6 in corsa] e il Belgio [5 su 5].
OUCH Il Manchester eliminato e il manichino Fernandes
È questa l’uscita di scena più rumorosa. In un girone nel quale bisognava lasciarsi alle spalle Copenhagen e Galatasaray, il Manchester United ha chiuso al quarto posto. È fuori da tutto, sgambettato nella serata decisiva da Harry Kane, simbolicamente caduto in una partita che porta l’eco lontana del suo picco di gloria, la finale vinta nel 99 a Barcellona in rimonta, con un gol, al 91esimo e uno al 93esimo.
L’analisi di Henry Winter sul Times è un esercizio di ferocia. Scrive che il Manchester ha ottenuto “esattamente ciò che meritava: niente. Non c’è stata battaglia, non c’è stata convinzione, e ora non c’è più l’Europa. Non c’è stata neppure alcuna dimostrazione di dissenso da parte dei tifosi, fedeli e frustrati. Regnava l’apatia regnava. Auf wiedersehen hanno ridacchiato i tifosi del Bayern mentre lo United salutava la Champions e ogni speranza di Europa League. Il calcio sta tornando a casa hanno cantato in modo beffardo degli inglesi. Lo United sì, sicuramente resterà a casa. L’Europa non si lascerà sfuggire l’opportunità di una presa in giro sulla parola united”.
CADUTE Bruno Fernandes ► Il passaggio più severo è per lui. “Il capitano – scrive Winter – si è sciolto di nuovo nel calore della battaglia. Il fatto che porti la fascia da capitano al braccio è la prova della mancanza di vere e proprie figure autorevoli nello spogliatoio. Fernandes avrebbe potuto essere sostituito da un manichino, tanto era la sua mancanza di mobilità. Erik ten Hag sarà inevitabilmente messo sotto esame, di nuovo e giustamente, dopo il caos di questa fase a gironi. Ma lo United ha bisogno di un cambio di cultura e di una riscoperta della propria identità, oltre che di un cambio di allenatore. I proprietari, i Glazers, ne hanno creata una che è basata sul profitto individuale anziché sul sacrificio collettivo”.
C’è spazio per un rimpianto. “Harry Kane ha confermato di essere sia un numero 10 che un numero 9 di livello mondiale. Lo United non è mai stato davvero in corsa per prenderlo in estate, per il rifiuto di Daniel Levy di vendere una risorsa preziosa a un rivale inglese. Kane ha mostrato quel che manca allo United. Hojlund è un talento grezzo da affinare. Ha toccato il pallone solo 18 volte”.
PANORAMI Il peso del passato ► Nell’analisi del Guardian c’è meno ferocia e più sarcasmo. Ha scritto Barney Ronay che la partita è parso “un atto gentile, persino tenero, di eutanasia sportiva”. Non è che il calcio sta tornando a casa, come sfottono i tedeschi. “In realtà no, è più un museo”, dice, perché il Manchester è un club bloccato nel passato. “Non si è visto un gruppo di giocatori in rivolta o svuotati di spirito. Sembravano quello che sono, una creazione confusa, parti e ritagli cucite insieme. Nel secondo tempo la difesa dello United era composta da André Onana, Aaron Wan-Bissaka, Jonny Evans, Raphaël Varane e Diogo Dalot, una raccolta del tutto casuale di giocatori ingaggiati in momenti diversi da Ten Hag, José Mourinho, Ole Gunnar Solskjær e Alex Ferguson”.
E qui parte l’affondo più spietato: “Forse Daley Thompson, Michael Portillo e Howard dei Take That erano occupati. Alla fine – continua Ronay sul Guardian – lo United aveva in campo cinque giocatori del settore giovanile, di età compresa tra i 17 e i 35 anni, pare il segno di una buona salute interna, in realtà un altro sintomo di una macchina che vuole funzionare a dovere ma che è stata costretta per molto tempo a traballare a mezza velocità. Ecco. Queste sono le buone notizie. La cattiva è che lo United di Ten Hag ha ottenuto la peggiore prestazione di qualsiasi squadra inglese nella fase a gironi di Champions League. Ok, c’è stato il Blackburn Rovers. Ma qui ci sono dei punti extra per il pedigree dello United, per il fatto che il gruppo non era terribile e perché lo United è riuscito a finire ultimo segnando 15 gol, più di qualsiasi altra squadra inglese mai vista. In più ci sono stati momenti farseschi” – e qui il riferimento va agli sgorbi di Onana. Sinetsi finale: “Valutare il lavoro che qualunque allenatore farebbe allo United con questa squadra comporta l’applicazione di una serie di filtri. Essere manager dello United significa assumere più ruoli simultanei. Devi gestire il passato, che è costantemente presente e distorce ogni atto, ogni risultato e ogni aspettativa. Devi gestire la disfunzione del presente, che viene fuori da ogni dettaglio, dal tetto di uno stadio che perde fino ai mali profondi di una squadra. Devi migliorare i giocatori, creare una cultura, farlo durante un incessante circo di potere, con i fuoriclasse che tengono il broncio e danno ordini contro di te, mentre il fantasma del padre di Amleto si nasconde tra le grondaie. Questa partita sembra la fine di una cosa, forse anche l’inizio della fine di qualcos’altro”. Questa frase deve voler dire ciò che Oliver Holt sul Daily Mail scrive dritto: “Il Manchester United ha imparato una dura verità all’Old Trafford. Non appartiene a questa compagnia. Non al momento. Non è una squadra all’altezza del Bayern, del Manchester City, del Real Madrid, dell’Inter, di qualsiasi altra squadra che prenderà il suo posto negli ottavi di finale della Champions. Il club con più tifosi in Inghilterra non può più essere annoverato tra gli aristocratici del calcio europeo”. La newsletter Football Daily del Guardian ha trovato il modo di scherzarci. Per fortuna. “L’ultima volta che il Manchester United è arrivato ultimo nel girone della Coppa è stato nel dicembre 2005, quando è riuscito ingegnosamente a finire sotto il Lille che aveva segnato un gol in sei partite. Un club in crisi, proprio come oggi. Nelle tre stagioni successive avrebbe vinto tre Premier League, una Coppa dei Campioni e una Coppa del mondo per club. Ecco, è tutto ciclico, rilassiamoci e godiamoci le freccette nel periodo natalizio”.
0-1