Uno straordinario ragazzo normale. Il podcast su Paolo Rossi

Il Mundial di Spagna è stato il Mundial di Spagna perché c’era Pablito. “Rossi, finalmente Rossi” titola Repubblica dopo i tre gol al Brasile. “Rossi dieci e lode” per Tuttosport. “Un Rossi da fantascienza” per il Corriere dello sport. “Pablito come ai tempi dell’Argentina” per Paese Sera. 

Alla vigilia della finale contro la Germania, Gianni Mura ebbe una paginata intera su Repubblica per divertirsi con una parodia di ciò che scrivevano i giornali di Paolo Rossi prima, e di cosa scrivevano adesso. È un pezzo-manifesto del libro Dov’è la vittoria di Vittorio Sermonti, il dantista che ricostruì i giorni di Spagna in archivio, una cronaca delle cronache ma anche un saggio sulla volubilità dei giudizi nel giornalismo sportivo e sulla figura antropologica del voltagabbana. 

Mura scrisse che prima dei tre gol al Brasile, Rossi per la stampa era questo: “Intanto è uno scandalo che gli diano la maglia azzurra a questo ladro, a quest’infamone. Come ci si può fidare di uno che ha fatto quello che ha fatto lui, che per due lire venderebbe la madre? E almeno giocasse bene, si capirebbe perché quel testone di Bearzot insiste. Invece no, Rossi fa piangere, tanto è vero che l’hanno sostituito, e d’altra parte basta sapere appena un pochino di calcio per capire che dopo tutti quegli anni fermo Rossi non poteva più essere il Rossi argentino. Là arrivava sul pallone con un secondo d’anticipo su tutti, qui con due secondi di ritardo. E poi è sempre per terra a lamentarsi. Almeno tre centravanti meritavano quella maglia più di lui, a prescindere dalle scommesse. Con Rossi facciamo ridere il mondo, te lo dico io”.

E di fianco, oltre una riga verticale, c’era la parodia che Mura faceva dei giudizi all’improvviso mutati. Scriveva: “Angelo vendicatore, angelo sterminatore, bel morettino mio, ianua coeli, nino de oro. Rossignol, aiutaci a sognare, aiutaci a segnare, mettila dentro, con Rossi facciamo tremare il mondo, te lo dico io, non solo i crucchi. Pensa a quante me ha passate ‘sto ragazzo, l’hanno sporcato che era pulito come un giglio, ha perso più di due anni della sua vita, ha perso quattrini, ha perso quotazione, ha perso fiducia, ed eccolo qui come se niente fosse capitato, bello e sicuro, rapido e invisibile, mordi e fuggi, sei tutti noi, siamo tutti con te. Ti picchiano ma ogni volta ti rialzi più forte di prima, come te non c’è nessuno, sfonda la porta dei tedeschi, apri la porta del paradiso”.

Questa è stata la storia di Pablito.

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