Il miglior difensore dell’anno è come la sedia del marchesino di Miseria e Nobiltà

  C’è un puntino su una mappa del calcio che emerge dalla Germania. Mats Hummels, 35 anni, sembra averne dieci di meno. Il Borussia Dortmund lo ha rimesso al centro della difesa proprio ora che pareva sul punto di lasciare l’Europa per darsi al dopolavoro in MLS. Gli hanno prolungato il contratto per un anno, lui ha rinunciato al ruolo di vicecapitano per sentirsi più libero di pensare a sé e molti critici in Germania hanno smesso di dirgli che ormai è lento, inadatto, superato. In realtà si fa molta più fatica di prima a superarlo e come ha scritto L’Équipe resta il padrone dello spogliatoio con parole e gesti. Insieme con il capitano Emre Can è l’unico che si permette di battere il pugno sul tavolo ogni volta che lo ritiene necessario, sia davanti ai compagni sia davanti alle telecamere.

È rimasto in panchina solo una volta in questa stagione di Bundesliga, contro l’Heidenheim a settembre. Poi HUmmels si è messo a fare Hummels. A ottobre è addirittura tornato in nazionale. Hansi Flick lo aveva ignorato [giustamente], Julian Nagelsmann lo metterà nella lista per gli Europei [giustamente]. In Champions a Milano si è cucinato Olivier Giroud aglio e pepe con il suo senso della posizione e la sua aggressività. Che è successo? L’Équipe spiega che negli ultimi mesi, Hummels ha cambiato la sua dieta e ha corretto la sua maniera di dormire. Edin Terzic, il suo allenatore al Dortmund, dice che «attualmente è impressionante. Erano anni che non lo vedevo così convincente. Permette alla squadra di essere più equilibrata e di gestire con calma le situazioni pericolose. Spero che resti al Borussia ancora qualche anno».

Il secondo puntino viene dall’Inghilterra e si chiama Harry Maguire. La Premier League lo ha votato miglior giocatore del mese di novembre. Maguire è il giocatore sul conto del quale fino a poco tempo fa si dicevano cose come queste qui sotto. 

 

 

    A questo Malaussène uscito dai supermercati di Daniel Pennac per venire ad abitare i nostri campi di pallone, a questo tipo dalle movenze sempre un po’ elefantiache – un Dumbo cresciuto, che non fa più tenerezza a nessuno, con questi termini ha dedicato un pezzo Damniele Manusia su Ultimo Uomo, ragionando sul fatto che siamo passati dal definire tra di noi “scarsi” giocatori dei club d’élite sapendo di esagerare, dall’usare iperboli del tipo “vent’anni fa questo non avrebbe giocato neanche in Eccellenza” per giocatori internazionali – nel caso di Maguire parliamo di un semifinalista in una Coppa del Mondo e di una finalista in un Europeo – sapendo che, appunto, si trattava di iperboli, al dire quelle stesse cose senza nessun secondo livello di lettura. Credendoci veramente. Come se fosse davvero possibile che improvvisamente il mondo del calcio sia impazzito e per ragioni di marketing, moda, incompetenza, dirigenti e allenatori si siano ridotti a prendere sul serio una specie di finto-calciatore.  Va detto che la realtà sa essere crudelmente simile alle nostre fantasie.

Solo che unendo il puntino che viene dalla Germania con quello emerso in Inghilterra, viene il sospetto che ci troviamo dinanzi al dilemma della sedia con il marchesino di Miseria e Nobiltà.

 

Qual è la sedia migliore? Insomma. Dove gioca il miglior difensore del mondo in questo momento? In quale squadra? E come chiederebbe Renato Zero: lui chi è?

Da anni ci sono club disposti a spendere pacchi di milioni nel ruolo. Nelle ultime tre stagioni Gvardiol è andato al Manchester City per 90 milioni, il Chelsea ha preso Wesley Fofana a 80, il Bayern ha comprato de Ligt a 70, Kim a 50 e Upamecano a 40. Eppure la classifica del Pallone d’oro dice che il miglior difensore dell’anno non merita di essere giudicato fra i primi 20 calciatori al mondo. Kim si è piazzato 22esimo grazie al suo scudetto napoletano. Senza tornare indietro fino a Franz Beckenbauer premiato due volte nel 72 e nel 76, oppure a Rudy Krol terzo nel 79, Schnellinger terzo nel 62, Facchetti secondo nel 65 e Bobby Moore secondo nel 70; senza tornare agli anni in cui arretravano a eccellere in difesa fior di centrocampisti [Schuster, Rijkaard, Sammer, Desailly] o perfino mezzapunte [Litmanen, Thon], basta restare al panorama degli ultimi venticinque anni per misurare una distanza, se non la vogliamo chiamare un’assenza.

L’amico geniale di Slalom si domanda su possiamo contare. Tolti Kim e Gvardiol vengono in mente Marquinhos, Skriniar, Rubén Dias. Poi? Segue dibattito.

Per non cadere nella trappola della nostalgia, consoliamoci al pensiero che forse non ci sono mai stati così tanti terzini diventati bravi a fare molto altro: Alexander-Arnold, Kimmich, Cancelo, James, Akimi. Ma non hanno un buon ufficio stampa e al Pd’O non se ne accorgono. 

 

PIAZZAMENTI DEI DIFENSORI AL PALLONE D’ORO ULTIMI 25 ANNI

2022: Van Dijk 16esimo posto | 2021: Chiellini 13, Bonucci 14, Kjaer 18 | 2019: van Dijk 2, de Ligt 15, Alexander-Arnold 19 | 2018: Varane 7, Ramos 19 | 2017: Ramos 6, Marcelo 16 | 2016: Pepe 9, Godín 20 | 2015: Mascherano 14 | 2014: Lahm 6, Mascherano 19 | 2013: Lahm 15 | 2012: Piqué 21 | 2011: Dani Alves 19 | 2010: Puyol 11, Maicon 17 | 2009: Vidic 16 | 2008: Vidic 21 | 2007: Dani Alves 15, Maldini 18 | 2006: Cannavaro 1, Puyol 19 | 2005: Maldini 6, Terry 10, Carragher 20 | 2004: Carvalho 9, Dellas 17 | 2003: Maldini 3, Roberto Carlos 8, Nesta 13 | 2002: Roberto Carlos 2, Cafu 15, Lúcio 19 | 2001: Lizarazu 11, Nesta 14, Hyypiä e Roberto Carlos 18 | 2000: Nesta 5, Maldini 10, Roberto Carlos 14 | 1999: Stam 12, Mihajlovic 13 | 1998: Thuram 7, Desailly 10, F. de Boer 11, Roberto Carlos 13, Blanc 14 |

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