Storia di Harry Maguire, il calciatore diventato Malaussène

   Benjamin Malaussène da Belleville, sobborgo di Parigi, a un certo punto s’accorge che non c’è scampo al giorno d’oggi, che «anche i ciechi hanno uno schermo acceso dentro gli occhi, oggi non si vede più niente, si passa il tempo a riconoscere».  Riconoscere significa far stare la realtà dentro una verità nota, spesso presunta, e quasi sempre una verità presunta conduce a un pregiudizio. Se Harry Maguire da Sheffield fosse lui il personaggio del ciclo di romanzi di Daniel Pennac, parlerebbe forse così, come Benjamin, invece del signor Malaussène condivide il destino di capro espiatorio. Al Manchester United e in Nazionale. Prendiamo martedì sera. Il povero Harry entra in campo dopo l’intervallo e nel giro di 20 minuti ha già segnato. Un autogol. Apriti cielo. Le cataratte del malcontento popolare se lo inghiottono. Non solo gli hanno tolto la fascia da capitano nel club, non solo i professionisti dell’hashtag hanno creato #Maguiresterclass per i suoi guai, siamo arrivati al punto che pure i colleghi si permettono delle ironie. Colleghi o quasi, come Ricardinho, giocatore di calcio a cinque portoghese dal soprannome impegnativo, O Mágico. Ha messo un mucchio di punti esclamativi su qualche social facendo notare che Maguire ha più autogol in carriera di quanti gol segnati da lui in Champions League.

 

  È parso troppo finanche alla stampa inglese, dove in genere abbondano i pennini intinti nel veleno per difensori fantozziani, cittì inadeguati, attaccanti mangiagol. Stavolta per esempio Barry Glendenning del Guardian ha scritto nella sua newsletter un pezzo in difesa di Harry Maguire, la figura del divertimento inglese degna di un meme. Glendenning dice che se un generale dell’esercito insiste nel mandare ripetutamente al fronte truppe afflitte nel morale, sotto una pioggia di proiettili, si potrebbe sostenere che sia scortese poi lamentarsi quando le truppe vengono inevitabilmente falciate

In sostanza, dice il Guardian, Gareth Southgate non può lamentarsi che la folla tratti Maguire come un bersaglio, se lui continua a mandare in campo un difensore pesante, a disagio, spesso in ritardo, con una propensione alla sfortuna. Maguire si trova nella straordinaria condizione di dover rispondere a due allenatori diversi, uno dei quali [Erik ten Hag al Manchester] non ha quasi più alcuna fiducia in lui, mentre l’altro [il cittì] ne ha persino troppa. 

|   Maguire è un Malaussène perfetto. Tutto intorno a lui funziona, al punto che Jason Burt sul Telegraph si spinge a scrivere che l’Inghilterra sta dimostrando perché può essere la favorita di Euro 2024. In precedenza aveva dei difetti, non ultimo la sua fragile mentalità, ma questa squadra no, non più. Questa squadra, casomai, ha Maguire. È diverso. 

 

    Dall’alto delle sue 38 presenze in Nazionale e oltre 500 con la maglia del Liverpool, Jamie Carragher sul Telegraph sostiene che per il suo stesso bene, Maguire non dovrebbe giocare in Nazionale finché la sua carriera non sarà tornata sulla buona strada. 

La situazione attuale – scrive – è insostenibile. Deve avere una conversazione schietta e onesta con le persone a lui più vicine, su come risolvere questo dramma intorno a lui. Ho guardato Inghilterra-Scozia con mio figlio James. È stato doloroso. Il mio primo pensiero dopo la partita è stato per Maguire, spero davvero che stia bene. Siamo più che mai consapevoli dei problemi di salute mentale che incidono sui calciatori o su chiunque sia sottoposto a tale incessante senso del ridicolo. Non riesco a ricordare nessun giocatore di alto livello che abbia resistito a questo clima tanto quanto Maguire, faticando a trovare una risposta significativa.

Maguire si porta dietro il peso della valutazione da 90 milioni, il difensore più pagato di sempre quattro anni fa. Secondo Carragher, Maguire sta subendo un trattamento che equivale a una molestia, parla di tribalismo del calcio, di circo, critica l’ex portiere interista Andre Onana, appena arrivato al Manchester, per aver sbraitato durante un’amichevole estiva contro di lui, a mio avviso vergognosamente, per farsi apprezzare dai tifosi. Ho guardato incredulo, Maguire era ancora il capitano del club. Avrebbe dovuto reagire con furia, pretendere rispetto da Onana. Invece ha la personalità di un uomo al quale sono state completamente distrutte la fiducia e l’autorrevolezza

Le voci di dentro raccontano che Maguire si è sgretolato definitivamente agli occhi dei compagni con il ritorno di Ronaldo al Manchester. Deve essere successo qualcosa, secondo Carragher accade quando figure potenti vogliono imporre l’autorità, non ti permettono di resistere. Quelli che conoscono il calcio, ti diranno fin dal primo giorno che non devi mai lasciare che i bulli abbiano la meglio, altrimenti il ​​gioco ti divorerà. Si finisce per galleggiare nella derisione, oscillando tra la mortificazione e la rabbia. 

Eppure Maguire ha giuocato un buon Mondiale nel 2018 e un dignitoso Europeo nel 2021. Secondo Adam Crafton su The Athletic è la permanenza in un ambiente tossico come quello del Manchester United a rendere le cose difficili. Maguire è un epitome. In una clip arrivata dal Ghana, il deputato Isaac Adongo ha usato il suo nome come metafora della gestione finanziaria da parte del governo: signor presidente – ha detto – si ricordi che in questo paese abbiamo un Maguire economico. Maguire è una battuta, Maguire è una gag, ma Maguire non vuol passare per l’unico sciocco di questo grande villaggio globale. Ha ancora due anni di contratto da 190.000 sterline a settimana. Per accettare di passare al West Ham con uno stipendio ridotto, ha chiesto allo United di transare sulla cifra che avrebbe lasciato sul tavolo. Malaussène va bene, ma fesso no. È saltato tutto e un altro grande ex del calcio passato nella schiera degli opinionisti, Tony Cascarino, sul Times dice che Maguire può diventare un eroe di culto come Mick McCarthy

Mick McCarthy era un suo ex compagno di squadra nella Nazionale irlandese, pure lui a un certo punto preso di mira, principalmente da Eamon Dunphy, a sua volta ex calciatore e commentatore di RTE. Dunphy arrivò a dire in diretta che Mick era così lento, ma così lento, che lo avrebbe battuto in una corsa, nonostante fosse ormai arrivato a quarant’anni. In effetti la corsa ci fu, McCarthy non si fece scappare l’occasione. Dunphy sbruffoneggiò. Si presentò in blue jeans e disse: fammi vedere. Tutti al campo d’allenamento si fermarono a guardare lo sprint, Mick batté Dunphy precedendolo con la testa, e per fortuna Mick ha una grande testa ricorda Cascarino. 

Essere Harry Maguire non è facile, anzi, deve trattarsi di un esercizio estenuante, scrive ancora sul Telegraph Sam Wallace. I tifosi crudeli gli danno la caccia. È difficile non dispiacersi per lui. Ci sono poche carriere calcistiche così avvincenti come la sua, la carriera di un uomo che sembra vivere ogni raro minuto a sua disposizione in campo per sfuggire all’ombra di una catastrofe, e non sempre ci riesce. Eppure – fa notare Wallace – c’è una robustezza insolita in lui che ti fa meravigliare. Nel bene e nel male, continua a chiedere la palla. Altri, nella sua situazione, non lo farebbero.

Altri si nasconderebbero, altri penserebbero come Malaussène che il peggio, nel peggio, è l’attesa del peggio e che c’è qualcosa di peggio dell’imprevisto. Le certezze. 

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