Bologna vicina all’Europa, Bologna che ride e si diverte

80-75   Meno male che c’è la Virtus, otto vittorie su 12 in Eurolega, il doppio dell’Olimpia, terzo posto contro il quindicesimo, il capolavoro della vittoria di ieri sera contro il Barcellona  [80-75] risalendo da -14 con un secondo tempo di rara applicazione difensiva. I versi di Lucio Dalla per Milano per una volta possiamo trattenerli dentro il perimetro della sua città.

Andrea Tosi sulla Gazzetta dice che non è solo una grande vittoria. Questo risultato è l’impresa di una squadra che ha cuore, muscoli, cervello e attributi. Il talento arriva da solo con le giocate di un favoloso Hackett, mvp per dispersione, esempio di abnegazione e tenacia per come si tuffa su tutte le palle vaganti, anche se la firma più importante nelle statistiche la appone Lundberg, autore di 17 punti nel secondo tempo di cui 13 nell’ultimo periodo. Il danese dagli occhi tristi era il reprobo da eliminare, per la seconda volta diventa il valore aggiunto

Domani un nuovo turno col Maccabi a Bologna, un forte inespugnabile come certificano i sei successi di fila conquistati dentro l’impianto fieristico. A parte il Real, non ci sono squadre imbattibili per la V nera dice la Gazzetta

Walter Fuochi su Repubblica Bologna parla di “una favola. Da non credere. Sbriciolata dall’impietosa stazza di un Barcellona grande e grosso in un primo tempo di cozzi contro il muro, la Virtus si rifiuta di andare in frantumi e riemerge in un secondo di impeti tanto lucidi quanto eroici. Si riprende, partendo proprio dal tabù dei rimbalzi, una partita che sembrava una parete impossibile, mandando in confusione il magno Barca molto più di quanto le era capitato in una prima parte che era già stata di strenua resistenza”. 

Fuochi racconta che la partita ha “cambiato casa nel quarto finale, neanche in extremis, ma con una progressione lenta e felice che coinvolge tutta l’arena nell’euforia da impresa: lì c’è in campo solo la Virtus. Come, è difficile capire e spiegare”. 

Lundberg ha chiuso con 8 su 11 e 4 triple, [“lo stesso che aveva spaccato Milano, con un altro finale simile” ricorda Repubblica Bologna], Hackett 5 su 12 sal campo e 6 assist, “giocando anche da solo quando intorno c’è a lungo il vuoto, da stopper, da regista, da prima punta”. 

Gran celebrazione anche dai siti specializzati. 

Nelle pagelle di Backdoor Podcast c’è un 9 per Lundberg. Nicola Bonazzi scrive che la tripla della vittoria è solo la ciliegina sulla torta di una prestazione da stella dell’Eurolega. Iffe è tornato il giocatore visto a Mosca.

Eurodevotion chiede aiuto a Dante e dice che fatti non foste a viver come il Barça, ma per seguir Virtus e canoscenza. Jean Claude Mariani sottolinea che questa Virtus è ancora una squadra che si ama, perché solo una squadra che è capace di amarsi può andare in campo così. Amarsi significa accettarsi nei propri limiti e nei propri difetti, che Bologna, sicuramente più del Barça, ha. Amarsi significa andare oltre le difficoltà di gioco a metà campo, fino a sapersi concedere al genio di Lundberg quando può essere scintilla a giochi rotti. Amarsi vuol dire rendere Mascolo protagonista in una delle partite di EL più difficili dell’anno senza che lui mai in EL ci abbia giocato. Amarsi vuol dire giocare un secondo tempo da 47-30 dopo essere stati succubi degli avversari

Su Basket Universo i meriti di Luca Banchi, il coach salito al volo sul treno che partiva dopo la separazione da Sergio Scariolo. Ha trascorso l’estate a far miracoli sulla panchina della Lettonia ai Mondiali e adesso sta portando la Virtus su vette inesplorate da vent’anni. La Virtus gioca benissimo – dice Basket Universo – e lui è il principale artefice di questo piccolo grande miracolo. Ora l’obiettivo è arrivare ai playoff senza passare dal play-in e sicuramente il ritorno nelle rotazioni di Achille Polonara lo aiuterà in questo sogno. Sempre se è il Polonara del Baskonia o del Fenerbahce, non quello dell’Efes o dello Zalgiris 

 

La città

 

Qualche giorno fa su Domani Giorgio Burreddu ha raccontato com’è cambiata la città negli ultimi  venti-trent’anni, quando la Virtus vinceva l’Eurolega e la squadra di calcio andava in Europa, prima che arrivasse questa nuova ondata di gloria. 

Attraversare lo spazio degli ultimi trent’anni è come fare un giro nelle contraddizioni. Riccardo Brizzi, storico e docente all’Alma Mater, spiega che «storicamente a Bologna sono state associate varie etichette: la dotta, la grassa, la rossa. Sono un po’ sbiadite nel corso del tempo». Da sempre roccaforte del comunismo, nel 1999, per la prima volta in cinquant’anni, a Palazzo d’Accursio salì il primo sindaco di centrodestra Giorgio Guazzaloca. Alcuni la definirono «caduta del muro di Bologna». Di rosso sbiadito si è poi parlato nel 2022 quando, nei comuni attorno alla città, il centrodestra ha avuto più voti del centrosinistra. Bologna era stata laboratorio politico di matrice accademica con l’Ulivo di Romano Prodi. Trent’anni dopo lo è stata di nuovo: prima con le Sardine, poi con il Pd e la partita per la leadership tra Stefano Bonaccini e Elly Schlein. Bologna si era proposta capitale della Food Valley, ma le difficoltà di Fico, che doveva essere il polo alimentare più cool d’Italia, hanno frenato le pretese. Dotta sì, ma la riscoperta è faccenda degli ultimi quindici anni. Se l’ateneo continua a caratterizzare la città con i suoi 93.000 studenti, la fotografia recente mostra Bologna meno studentesca e più turistica. C’è una data spartiacque: ottobre 2008. Ryanair portò all’aeroporto Marconi 6 tratte. Dieci anni dopo le destinazioni della compagnia irlandese erano già salite a 41. Poi l’Alta Velocità con il primo freccia Mi-Bo. L’effetto sul turismo è stato incredibile. Bologna Welcome ha calcolato che nel 2022 i visitatori in città hanno raggiunto quota 2.068.848 e i pernottamenti sono stati 4.591.313. Più che nel periodo pre Covid. Le trasformazioni, spiega Brizzi, sono tre. La prima ha «effetti sul tessuto residenziale ed è dettata da piattaforme come Airbnb, che allontanano i residenti dal centro e snaturano l’identità». Poi c’è «un elemento di rottura: le difficoltà crescenti degli studenti di trovare alloggi, così che a volte restano a distanza o fanno pendolarismi eccessivi». nfine c’è «un impoverimento del tessuto commerciale tradizionale e un’omogenizzazione turistica». In pratica: taglieri, taglieri ovunque. Tant’è che qualcuno ha ribattezzato l’area del centro “Taglieristan”. Eppure, aggiunge Brizzi, «non tutto è negativo». Negli ultimi anni l’interesse storico per i musei e per la cultura in generale è tornato a crescere. La mostra del 2014 a Palazzo Fava dell’opera di Vermeer, La ragazza con l’orecchino di perla, è stata la più frequentata a livello nazionale.

Burreddu ricorda il lavoro che fa a Bologna Gian Luca Farinelli, con i restauri della Cineteca, un uomo solo al comando. Wes Anderson ha detto che «la Cineteca di Bologna per me è come il Louvre e come il Prado».

Nessun’altra città parla come Bologna. E quando non lo fanno le istituzioni, con i gesti e le iniziative, a farlo sono i giovani. Sui muri. L’agosto scorso sono stati stanziati 2 milioni di euro dal comune per eliminare graffiti e scritte. Ma far tacere questo spazio è impossibile dice Burreddu. 

E pure far tacere questa Virtus, pare. 

Milano invece 

 

L’ultima sconfitta in Germania è stata la sesta di fila in una partita trascinata ai supplementari. L’Olimpia la guidava con 6 punti di vantaggio. Aveva avuto una discreta spinta emotiva da una chiamata favorevole all’instant replay, ma si è fatta rubacchiare dalle mani la guida nervosa del finale di serata, per una tripla di Ibaka e un Edwards dominante. 

Stasera deve provare a cambiar passo a Belgrado, ma il muro del Partizan difeso da 20mila tifosi caldissimi  – dice la Gazzetta – è il campo meno indicato per fare il colpo contro una rivale che insegue gli stessi obiettivi e che, dopo una partenza difficile, sta riprendendo quota

Milano è a 4 sconfitte consecutive compreso il campionato. 

La classifica corta, con la zona play-in (occupata oggi dallo stesso Partizan) che dista due vittorie, offre ancora spiragli anche se sono troppe le squadre sulle quali fare la corsa in rimonta. La sfida di stasera – sottolinea la Gazzetta – propone l’ennesima edizione del duello tra i due coach più vincenti in Eurolega: Zeljko Obradovic, il leader assoluto con nove successi alla guida di cinque club differenti, contro Ettore Messina, a quota quattro con due club (Virtus Bologna e Cska Mosca)

Milano senza Baron e Mirotic. Partizancon gli ex Kevin Punter, Zach LeDay e James Nunnally. 

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