Tutto è cominciato con un articolo del New York Times. Da questa parte dell’Oceano noi ce ne stavamo con la bocca spalancata e lo stupore a portata di mano per il loro week-end delle stelle, la gara delle schiacciate, il tiro da tre, l’Est contro l’Ovest. Noi guardavamo l’incanto dell’All-Star Game e loro guardavano noi, con un flusso di invidia sorprendentemente reciproco. Era il febbraio del 2019 e sul giornale americano Zach Messitte scriveva che la NBA avrebbe dovuto copiare la Coppa Italia di basket. Sul serio. Scrisse che bisognava creare una Coppa americana nel cuore della stagione. Messitte era il presidente del Ripon College nel Wisconsin, associato alla John Hopkins School di Bologna. “Dimenticate l’All-Star Game. Iniziate a guardare il basket italiano. Il vero drama del basket è in Europa”, titolava il New York Times.
L’articolo citava il caso della squadra di Torino, undicesima alla fine della precedente stagione regolare, ma quinta alla fine del girone d’andata di quella in corso, qualificata così per la final eight di Coppa Italia. Messitte considerava che “nel campionato italiano c’è una intensità che troppo spesso manca alla Nba, dove si gioca davvero solo ai playoff. Non solo le gare sono meno, ma sono più veloci, i quarti durano 10 minuti anziché 12. E anche se la qualità è inferiore, l’interesse su chi vincerà la Coppa Italia supera quello su chi prevarrà tra Team LeBron e Team Giannis per l’All Star game”. In un passaggio, quel pezzo del New York Times arrivò finanche a invidiare le retrocessioni. “Se i Knicks avessero la preoccupazione di doversi salvare, gestirebbero questo finale di stagione in modo diverso”. La squadra di New York veniva da una serie di 18 sconfitte consecutive.
Qualcuno dovette leggere. Più di qualcuno. Quasi cinque anni dopo l’hanno fatto. Nella notte parte la NBA Cup. Non ci sono calendari compressi, non ci sono partite aggiunte. Tutte le squadre continueranno a giocare 82 volte. Sono state divise in sei gruppi da cinque, tre a Est, tre a Ovest, sorteggiati in base ai risultati della stagione scorsa. Le partite sono in programma ogni martedì e venerdì e valgono pure per la stagione regolare del campionato. La prima di ogni girone e le due migliori seconde si qualificheranno per i quarti di finale a eliminazione diretta. Semifinali e finale a Las Vegas nella prima settimana di dicembre. Facile. Come la Coppa Italia.
Adesso che però la Coppa è partita per davvero, in America fa più fico dire che il modello è un altro. Vive sempre in Europa ma è il calcio. Il soccer europeo. Anzi la più antica coppa del soccer europeo, ha detto Adam Silver, il commissioner. La Coppa d’Inghilterra. È più cool. Richard Sutcliffe su The Athletic trova perfino simbolico e appropriato che la NBA Cup cominci mentre la FA Cup [“la più antica competizione a eliminazione diretta nel mondo”] raggiunge la fase del primo turno. L’America ha fatto in modo di mettere subito in cartellone “partite che appartengono alla categoria-attrazione”, un tendone aperto sotto il quale mostrare Dallas contro Denver e i Knicks a casa di Milwaukee. Nell’aria americana si avverte una certa aria frizzantina per il fatto che non ci saranno Gara-5, Gara-6, Gara-7, non ci saranno secondo e terze possibilità, non ci sarà la rete sotto i trapezisti, neppure la Wild Card Series dei play-off del baseball, dove una squadra può perdere la prima partita e qualificarsi vincendo le due successive. Esiste invece un meraviglioso senso del pericolo “che viene solo dall’incontro secco in cui il vincitore si prende tutto”.
The Athletic rilancia sulla formula e scrive che col tempo potrebbe essere bello vedere in questa Coppa pure le squadre della G-League, il campionato di sviluppo della lega. Senza che a qualcuno venga in mente di toccare il meccanismo di non-promozioni e non-retrocessioni. Dopotutto, scrive il magazine americano, alla FA Cup si presentano 732 squadre, amatoriali e professionistiche. Segue l’elogio esplicito di un torneo nel quale i Golden State Warriors e i Denver Nuggets possono trovarsi fuori ai quarti di finale contro un’avversaria che non avrebbe nessuna chance di batterli in una serie dei play-off, anzi, forse ai play-off neppure sarà in grado di arrivarci. Ecco perché è sparita dai radar del confronto e dei modelli una cosa chiamata Coppa Italia. Perché la Coppa Italia nel calcio non è così. Insieme con la Spagna, siamo quelli che proteggono le grandi fino all’ultimo, fin dove è possibile proteggerle, non sia mai non arrivino in prima serata tv. Invece, sottolinea ancora The Athletic, mentre stasera l’America va a scoprire la novità, in Inghilterra ci sarà il piccolo Horsham che proverà a battere il Barnsley, ex club di Premier League, attualmente quattro divisioni più su.
“È probabile – scrive Sutcliffe – che il Barnsley prevarrà. È probabile che il Walsall faccia valere le quattro divisioni di vantaggio che lo separano dagli avversari dello Sheppey United nell’altro incontro del primo turno di stasera. Ma non c’è alcuna garanzia e questa è la bellezza dello sport a eliminazione diretta, come i tifosi della NBA stanno per scoprire. La reputazione della FA Cup è stata costruita sugli sconvolgimenti”.
Peccato. Poteva essere una buona occasione per andare in giro nei bar a vantarsi: ehi, gli americani ci copiano. I più strafichi tra gli strafichi – quelli della NBA – fanno una Coppa come la nostra. Invece non potrà farlo la Coppa Italia del calcio e tutto sommato non cavalcò l’onda del New York Times di cinque anni fa neppure la Lega di basket. Forse perché negli stessi bar in cui si sarebbe potuta vantare, avrebbe dovuto ammettere le cose che con la consueta ironia fa notare da ieri sera la comunità La Giornata Tipo.
“Coloro che sono i migliori al mondo nel basket, da sempre – si legge su Twitter o come diavolo si chiama adesso – coloro che hanno reso questo sport famoso in tutto il pianeta, quelli con i palasport più belli, che fanno la promozione migliore, che smuovono più soldi, copiati e presi come modello da molte altre leghe anche di altri sport, alla fine, hanno deciso di copiare da noi. Hanno preso la nostra Coppa Italia, l’hanno infiocchettata un po’ meglio, e anche loro hanno deciso di inserire un altro trofeo da assegnare durante la stagione. Bene, bravi. Noi sicuramente seguiremo con interesse la NBA Cup. Voi però non fermatevi qui. Dall’anno prossimo dovete copiarci anche: – 18 adesivi di sponsor sulle maglie – squadre che cambiano nome in favore dello sponsor principale (es. Esselunga Chicago, Poltrone Sofà Philadelphia, Macelleria da Gaetano e figli Los Angeles, ecc.) – dirette delle partite iniziate in ritardo causa supplementari della finale provinciale di calcio a 5 – palasport da 3200 posti senza aria condizionata – risultati del campionato a pagina 47 dei principali quotidiani e media sportivi, subito dopo gli oroscopi del giorno”.
Buona Coppa, America. Va a finire che prima o poi copieremo la tua copia. Siamo fatti così.
INFORCATE | In una precedente versione, il commissioner era stato chiamato Adam Stern e non Adam Silver, una fusione con il precedente David Stern.
Adam Silver, il Commissioner attuale. David Stern il precedente.
🙂 grazie, che meraviglioso lapsus che ha colto. Correggo