Il primo titolo di baseball per i Rangers di Arlington, Texas

  La settima città del Texas. Una popolazione vicina a quella di Bologna. Un posto che è la sede di una grande università di ricerca urbana. Un insediamento della General Motors. This is Arlington, dove i Texas Rangers si sono accaniti in tutto questo tempo a costruire una storia da perdenti, una delle più lunghe attese senza titoli nella storia dello sport professionistico americano. 

Il Texas delle 12 franchigie maschili e 2 femminili aveva vinto con Houston, con Dallas, con San Antonio. Con Arlington mai. Il digiuno è finito, in America la chiamano siccità. Nella notte scorsa i Rangers hanno battuto gli Arizona Diamondbacks di Phoenix, vincendo gara-cinque fuori casa e facendo arrivare nelle mani di Corey Seager, interbase, il premio di mvp delle World Series. Tre anni fa lo aveva conquistato con la blusa dei Los Angeles Dodgers. 

Ora, come dice Bradford Doolittle su ESPN, possiamo smettere di pensare ai Rangers come a degli eterni perdenti, loro che hanno avuto alcuni dei manager più straordinari di sempre – da Ted Williams a Billy Martin, da Whitey Herzog a Bobby Valentine, da Ron Washington a Buck Showalter. Nell’ultimo mezzo secolo si sono assicurati una star dietro l’altra, tra cui Ivan Rodriguez, Nolan Ryan, Jose Canseco, Alex Rodriguez, Adrian Beltre, Frank Howard, Ferguson Jenkins. Prima di arrivare alla Casa Bianca, prima ancora di essere eletto governatore del Texas, anche George W. Bush è passato per la stanza dei dirigenti di questa squadra. Tutto inutile. All’inizio di questa stagione, la percentuale di vittorie nel quinquennio dei Rangers era la peggiore della franchigia dalla metà degli anni Settanta, quando si era da poco trasferita da Washington. Come è stata possibile questa inversione di tendenza così in fretta? si domanda ESPN.  

 

  È una domanda retorica. La risposta ha il colore verde. Il colore dei soldi. I Rangers hanno speso 325 milioni di dollari per garantirsi i servizi di Corey Seager per 10 anni. Poi sono andati con una segnato da 175 milioni di dollari a far firmare per altri sette anni il suo partner principale, la seconda base Marcus Semien. Può bastare così? Il Washington Post fa notare che se metti sul tavolo cifre del genere, la storia non conta. 

In che modo si suppone che gli eventi accaduti prima della loro nascita, possano ingluenzare il lancio o la battuta di atleti addestrati a vivere nel presente?. In buona sostanza: sai cosa gliene importava a Seager e Semien che Arlington non avesse mai vinto prima? La storia di una franchigia – e ciò che le manca – può essere un ostacolo o un aiuto?.

Bellissima domanda. Meriterebbe un ragionamento, magari facendo slittare la discussione dal baseball americano al calcio europeo, per non dire italiano. 

Non hanno avuto grandi avversari, non alle World Series, almeno. Dan Shaughnessy per il Boston Globe ha scritto che queste finali hanno minacciato di portare l’apatia nei confronti del baseball a un livello ancora più alto. 

L’altro giorno, per esempio, il Wall Street Journal ha raccontato la storia di tifosi arrivati a Phoenix per vedere la partita, ma dinanzi allo spettacolo deludente, sono usciti dallo stadio e se ne sono andati vedere i San Antonio Spurs di Victor Wembanyama. Se è una fantasia, è ben inventata. 

 

  L’artefice massimo è dunque Seager, 29 anni, una star della vecchia scuola, che tiene la testa bassa e fa le sue cose in silenzio. Un generatore di cliché sportivi non potrebbe riassumerlo meglioha scritto The Athletic. Dal suo homer alla fine del nono inning in Gara-1 al suo singolo interno in terza base nel nono inning di Gara-5 è stato il giocatore che ha fatto tutto bene, tutto ciò che i Texas Rangers potevano chiedere e di cui avevano bisogno secondo Chelsea Janes del Washington Post

Quanto serviva per portare il titolo in una città che non ne aveva mai visto uno, in una squadra che aveva perso 102 partite nel 2021 e 94 nel 2022. 

 

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