Nell’intervista di stamattina a Paolo Brusorio per la Stampa, il presidente della federtennis Angelo Binaghi dice un sacco di cose. Dice sempre un sacco di cose, Binaghi, quando parla. Quasi sempre sono un’appendice alla sola cosa che conta, la sola che gli preme farci sapere, lui è il migliore, i vincenti stanno con lui, se qualcuno ha sbagliato qualcosa non guardate dalla sua parte. Volandri per esempio non ha la giusta esperienza, Musetti non ha il giusto staff, del resto Sinner fino a qualche settimana fa non aveva i consiglieri giusti, ma adesso sì, adesso lo vedete che vince, adesso Sinner è «la nostra fortuna». E per fortuna, dice Binaghi, l’hanno portato a casa tutto sano da Parigi, quei cattivoni dei francesi lo hanno fatto giocare di notte, lo sapete come sono fatti quando non hanno un Binaghì alla guida, vergogna. «Hanno avuto poco rispetto».
Solo che. A naso, si tratta dello stesso rispetto che gli Internazionali d’Italia riservarono al torneo femminile nel mese di maggio. Solo sei mesi fa, non si può dimenticarlo. La finale tra Elena Rybakina e Anhelina Kalinina cominciò alle 11 di sera e finì con il ritiro dell’ucraina dalla partita più importante della sua carriera, sfinita dall’umidità, dal freddo, dalle battaglie dei giorni precedenti. Anche la semifinale tra Swiatek e Elena Rybakina era cominciata alle 10 di sera, su un campo pesantissimo e sotto l’acqua. Diverse giocatrici protestarono attraverso i social, non c’è traccia all’epoca di grosse discussioni di principio e di rispetto. Anche la premiazione fu un pasticcio, il torneo della federazione dimenticò di dare il trofeo alla povera Kalinina, poi rimediarono, le arrivò per seconda, il pubblico fischiò, chissà di chi era la colpa quella sera. Siamo sempre maestri sugli errori degli altri.
Tra le molte cose che dice Binaghi a la Stampa c’è anche un passaggio sulla Coppa Davis. «Nella scala dei miei desideri – dice – la Coppa Davis viene prima solo dei Giochi Olimpici. Davanti ha gli Slam, le Finals e gli Internazionali d’Italia. Noi enfatizziamo troppo la Davis – insiste Binaghi – ma ci sta, l’abbiamo conquistata in un anno straordinario per il tennis azzurro e non avendo vinto nulla per un lungo periodo, è stata il parametro dei nostri risultati. I tempi sono cambiati, poi con questa formula sembra il circo equestre».
Ora, Binaghi è liberissimo di pensare che la Davis venga alla fine della catena alimentare, dopo il Foro Italico, dopo il torneo che sta organizzando a Torino, in coda a tutto no, quasi a tutto, in coda c’è questa cosa scemotta che nel mondo si chiama Olimpiade. L’unica cosa su cui Binaghi non dovrebbe eccepire è la formula della Davis, il circo equestre. Le federazioni furono chiamate a votare: la volete o no? Prevalse il sì. I soldi promessi dal barbaro Piquet facevano gola a tanti. Tre miliardi di dollari per 25 anni. Dovettero far gola perfino all’Italia dei nobili principi, eh sì, perché pure la federtennis di Binaghi approvò. Ubaldo Scanagatta su Ubitennis parlò di “sospetto che si sia trattato di un voto di scambio per la garanzia di poter disporre dei diritti Tv della nuova Davis per SuperTennis fino almeno al 2021”. Fu un consigliere federale a volare da Roma fino in Florida, per votare sì. Lo vedete anche voi, che non è mai colpa di Binaghi.