Non tutti i Wembley riescono col buco

Insomma, è andata così. Nel primo tempo c’è stata tanta Italia, diciamo pure tanto Spalletti, tanto di quel suo calcio così sperimentato e noto, da indurci a credere che poi non siano necessari mesi e mesi di apprendimento, per costruire trame e meccanismi. Stefano Salandin su Tuttosport lo sintetizza nella formula calcio libero, ma senza rete di protezione – dice – si rischia di farsi male. Così, l’1-1 del primo tempo è evaporato, per due contropiedi presi dopo un gol su rigore. Ingenuità e distrazioni. Le incertezze del giovane Scalvini, classe Duemila, colpevole su tutte e tre le reti, penalizzano la banda Spalletti spiega Alessandro Bocci sul Corriere della sera stamattina. Sapevamo già prima di cominciare che per fortuna una sconfitta non sarebbe stata fatale. Con 4 punti nelle prossime due partite l’Italia passa. Siamo ancora i campioni in carica. Spalletti – dice Bocci – deve prendere il buono di una serata così. La prima rete in Nazionale di Scamacca, la personalità mostrata sino al quarto d’ora della ripresa, la voglia di giocare alla pari contro l’Inghilterra, quarta nel ranking Mondiale. Al tempo stesso dovrà lavorare sulle ingenuità commesse, soprattutto in difesa e anche a centrocampo. Cristante viene travolto, Barella non è più lui, anche Frattesi alla fine gira a vuoto. Finisce male una partita cominciata bene.

Luigi Garlando sulla Gazzetta considera: A Londra avevamo chiesto all’Inghilterra di dirci chi siamo. Beh, lo ha fatto senza peli sulla lingua: al momento siamo una Nazionale piccola, appena nata, che deve trovare un’identità e una guida tecnica, come l’ha trovata l’Inghilterra con l’imperioso Bellingham. Il titolo europeo ci balla addosso come un vestito troppo grande. Due anni dopo i rigori di Wembley, l’Inghilterra è ascesa a una dimensione superiore alla nostra. Ma qualcosa di buono a Londra si è visto

 

È ancora un’Italia che deve farsi bastare dei segnali, soprattutto se fuori ci sono tre dei migliori ventenni nelle loro dolorose faccende affaccendati. I ventenni d’Inghilterra sono invece certezze. Alberto Polverosi sul Corriere dello Sport-Stadio ha scritto che Foden è diventato imprendibile da quando ha innescato il 2-1.  E poi c’è lui, Jude Bellingham [8 in pagella]. Polverosi scrive: “La stella del reame brilla anche a Wembley, dominando la scena dall’alto di una classe immensa. L’uno a uno gli appartiene quasi tutto, come il due a uno. È il genio che prevale sul giocatore, è la magia che incanta Wembley. Prima rete: colpo di tacco per Kane, scatto, controllo in area finché Di Lorenzo non lo butta giù. Seconda rete, altro spettacolo: sombrero su Scalvini, palla a Rashford e fine dei giochi. Piccolo particolare: è lui, davanti alla propria area di rigore, a recuperare la palla che poi si trasforma nel 2-1. Come tecnica, il suo livello è irraggiungibile per tutti gli altri giocatori schierati da Southgate e Spalletti. E non solo per loro

Alessandro Barbano sul Corriere dello Sportt-Stadio domanda: Tu ce l’hai Bellingham, Kane e Rashford? E allora che vai trovando? Sono i fuoriclasse a fare la differenza nella quarta vittoria consecutiva dell’Inghilterra contro l’Italia. Fuoriclasse però che in Inghilterra non ha portato la cicogna. Sono stati costruiti con un lavoro decennale. 

 

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Paolo Condò su Repubblica commenta: Senza che la cosa suoni ad alibi, va segnalata ancora l’assurdità di un sorteggio che vede le due finaliste del 2021 nello stesso girone. Questa era la serata per giudicare Scamacca, che al di là del gol non si è fatto pregare per concludere, e per un centravanti è fondamentale. Per capire il grado di leadership di Berardi, e qui siamo rimasti a metà del guado perché l’ala del Sassuolo lavora bene il pallone ma lo reclama troppo poco per la qualità che è in grado di esprimere. Per leggere i prossimi mesi (mesi?) senza Tonali, la cui assenza è grave perché sottrae tecnica in fase di ripartenza, e la partita è andata quando sono aumentati gli errori in quella fase. Occorre insistere sui giovani che hanno pagato caro Wembley (Scalvini) e su quelli che hanno passato la prova (Udogie). Occorre che gli allenatori di club sostengano il lavoro di Spalletti più di qualsiasi altra volta, perché il tempo stringe e l’Italia va ancora messa in sicurezza.

Anche Paolo Brusorio su la Stampa guarda agli aspetti positivi e dice: Scamacca è quanto di più vicino a Bobo Vieri e ad Haaland che il calcio italiano possa permettersi. Inutile fare quella faccia, in un campionato dove il centravanti non funziona se non arriva da oltre Chiasso, teniamoci stretto «mr tattoo» targato Roma alla nascita. L’11 luglio 2021 è lontano, un’epifania che ci terremo tra le cose più strette nella memoria. Ci giocheremo tutto contro l’Ucraina nell’ultima giornata a patto di battere la Macedonia del Nord a Roma. Ha detto Macedonia del Nord?

 

 

GIUDIZI UNIVERSALI 

Udogie

Paolo Tomaselli, Corriere della sera: Lui ne fa 21 tra un mese, debutta da titolare e prende subito un giallo. Ma ha la testa fredda e attacca da «falso terzino»: avvia l’azione dell’1-0 con una bella cavalcata e si costruisce in area quella del possibile 2-1. Uomini forti, Destiny forti.  [tutto qui]

Scamacca 

Paolo Tomaselli, Corriere della sera: Il centravanti «costruito a computer» (copyright Spalletti) trova la password per il primo gol in azzurro proprio nella porta magica, quella dei rigori del 2021. Poi fa i conti con la batteria un po’ scarica. 

Alberto Polverosi, Corriere dello sport-Stadio: Primo pallone toccato, primo gol. Facile, certo, ma si fa trovare lì, dove deve stare un centravanti. Tiene bene in mezzo a Maguire e Stones, non proprio due pivellini. L’aspetto negativo sta nella difficoltà a legare il gioco

El Shaarawy 

Paolo Tomaselli, Corriere della sera: Caricato a molla da Spalletti che lo chiama sempre col suo soprannome, fa un primo tempo faraonico nelle due fasi. Poi tiene duro più di altri. Pinci su  El: In Spagna si chiama duende: il folletto che ispira uno stato di estasi. La magia dura 45′

 

 

Il Betting

 

Diversi giornali pubblicano stamattina il verbale dell’interrogatorio di Fagioli presso la Procura federale. «Inizialmente giocavo sul tennis, poi da settembre 2022, poiché dovevo restituire somme ingenti a varie piattaforme, iniziai a scommettere anche sul calcio, per provare a recuperare. Quando ero alla Cremonese, mia mamma mi consigliò di recarmi al Sert per farmi curare, io ci andai alcune volte. Ebbi l’illusione di poterne fare a meno. Nel periodo successivo a settembre 2022 giocavo in modo compulsivo davanti alla tv su qualsiasi evento sportivo che stessi vedendo, calcio compreso… anche Serie B e Lega Pro. Aumentando il debito e ricevendo pesanti minacce fisiche, tipo “ti spezzo le gambe”, anche durante la notte pensavo solo di giocare per recuperare il mio debito. Decisi di chiedere dei prestiti ad alcuni amici e a un compagno, Gatti, al quale chiesi 40 mila euro dicendogli che mi servivano per comprare un orologio e che avevo i conti bloccati da mia madre. Un altro prestito fu fatto da Dragusin e da alcuni amici di Piacenza. Ho iniziato a Tirrenia nel ritiro dell’Under 21. Fu Tonali, mio amico stretto, che mi suggerì il sito illegale Icebet. Mi capitò di vederlo giocare e gli chiesi cosa stesse facendo. Mi disse che avrei potuto giocare perché non c’erano tracce delle scommesse. Fu Tonali stesso a farmi registrare tramite un account. Non ricordo se fu lui a darmi le credenziali o se fui io a farlo direttamente contattando un referente, persona fisica, via WhatsApp. Inviai un messaggio a questo referente e mi rispose mandandomi username e password per poter iniziare a scommettere. Le prime scommesse sul tennis, poi sul calcio, mai sulla Cremonese o la Juventus. Scommettevo sulla vincente di una gara o sul risultato under/over, mai sul nome del marcatore o sul risultato esatto. Avendo molto tempo libero, è un modo per vincere la noia».

 

Il verbale di Sandro Tonali è stato invece secretato. Alcuni giornali stamattina anticipano che il giocatore avrebbe ammesso di aver puntato anche sulle partite del Milan. La sua posizione sarebbe dunque più grave. Repubblica offre un dettaglio che colpisce: Gli è stato concesso di lasciare la procura passando dai terrazzi al settimo piano del Palagiustizia.

 

Le opinioni

Giulia Zonca su La Stampa ha scritto: Se Fagioli avesse saputo dosare e sfruttare e guadagnare e truffare sarebbe senza scuse, ma qui si parla di un ventenne che non è riuscito a smettere, ha accumulato debiti, ha chiesto soldi prima ai compagni e poi a gente che lo minacciava, «ti spezzo le gambe» e ha continuato a puntare per pagare i danni accumulati. Provereste empatia per una persona anoressica che compulsivamente ripete la stessa azione bacata all’infinito senza trovare l’uscita? È uguale. Di sicuro Fagioli resta un ragazzo fortunato e poteva evitare, solo che non abitava nel contesto migliore per contrastare una debolezza. Fuori da casa a 15 anni, sì, per il sogno che in milioni vorrebbero avere l’occasione di realizzare. Il pallone si autoalimenta con gli sponsor di betting on line, si autogiustifica di continuo, vende i grandi eventi al miglior offerente, decide che i ricaschi economici da spartire giustificano qualsiasi diritto negato, si ripete che i calciatori fanno sport e quasi gli si chiede di non avere opinioni, giudizi politici, esigenze civiche. Giocano e basta. Fagioli viveva in una situazione ideale e l’ha trasformata in un incubo, non va compatito, va semplicemente guardato per quello che è: uno che ha buttato il meglio e non è un motivo sufficiente per buttare lui. Non è un martire, è un ragazzo fortunato con dei grossi problemi. Combinazione che esiste.

Stefano Agresti sulla Gazzetta dello sport approva la linea scelta dalla federcalcio: Siamo sì davanti a un comportamento sbagliato, ma senza che questo abbia influito sui risultati del campo. Fagioli ha scommesso perché affetto da ludopatia: non lo può fare, quindi deve pagare. Non è stato però sleale nei confronti del suo club, dei suoi compagni, dei suoi tifosi, degli amanti del calcio in generale. Non ha truccato alcuna partita, insomma. È una differenza grande, enorme rispetto a quanto accaduto più volte in passato quando il calcio ha incrociato le scommesse clandestine, a cominciare dallo scandalo del 1980. In quei casi veniva tradita la fiducia della gente, dopo quegli eventi tutti abbiamo guardato al campo con un retropensiero: ma quello che vediamo sarà reale o fasullo? Oggi, fino a prova contraria, non è così. Non ci sono illeciti, non ci sono truffe. C’è un altro motivo importante alla base della sensibile riduzione della squalifica di Fagioli: il fatto che si volesse creare un modello, indicare una via. Lo si poteva fare con una sentenza esemplare, dura, che sarebbe suonata come un avvertimento per tutti i calciatori: chi commette un errore del genere, la paga carissima. Si è scelto un percorso diverso, non una minaccia ma quasi un invito: se qualcuno ha sbagliato lo ammetta, racconti tutto, si liberi il cuore e la coscienza perché da questo incubo, da questa malattia si può uscire.

 

Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport-Stadio, nel suo editoriale di stamattina aggiunge che richiamare un giovane uomo, un calciatore, ad affrontare le conseguenze delle proprie scelte non significa condannarlo a priori, ma – anzi – ricordargli che ad ogni errore c’è rimedio, purché in presenza di consapevolezza e volontà.   La solitudine, la noia, le famiglie imperfette non sono un’esclusiva dei calciatori. Ed è giusto ribadirlo, ma se si omette il richiamo alla responsabilità si rischia di cadere nella retorica dell’antiretorica.  

Conclude il suo intervento con un P.S. Presto un decreto del governo dovrebbe essere posto sotto osservazione dal nuovo esecutivo: il Dignità, che ha favorito le scommesse illegali, le piattaforme clandestine. Il nostro Paese incoraggia da sempre il gioco d’azzardo, lo faccia promuovendo la legalità e di riflesso il controllo diretto

Su questo passaggio, come sapete, Slalom è in totale disaccordo. Le scommesse illegali non sono arrivate con il Decreto Dignità. Casomai, il Decreto Dignità non ha funzionato per un altro motivo. Il calcio italiano e tutto il mondo che gli ronza attorno lo hanno combattuto e lo hanno aggirato. 

 

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voci Paolo Nicolato, ex cittì Under-21

 ➣  Come si spiega tutto quello che sta accadendo? Lei conosce bene Tonali, Fagioli e Zaniolo. 

«Difficile spiegarlo. Possiamo però farci qualche domanda, interrogando anche quelli della mia generazione. Io vedo attorno a questi ragazzi una grande crisi delle agenzie educative che invece dovrebbero aiutarli. Che insegnamenti diamo? Come spieghiamo il valore del denaro?». 

 ➣  Dicono che è una generazione bruciata.  

«No, non è così. Io vedo più difficoltà nella generazione dei genitori di questi ragazzi. E dobbiamo tutti sentirci colpevoli, dal calcio alla scuola passando per la famiglia, se ragazzi di 20 anni prendono strade sbagliate». 

 ➣  Perché i calciatori sono più esposti alle scommesse? 

«Perché sono ragazzi soli, che lasciano casa quando sono molto piccoli vivendo un percorso complicato. Non li voglio giustificare, chi ha sbagliato è giusto che paghi, ma oggi sarebbe troppo semplice puntare il dito solo sugli indagati. Siamo abituati a cercare colpevoli, io preferirei che si cerchi invece la soluzione a un tema generazionale». 

 ➣  Che consiglio darebbe a chi ha sbagliato? 

«Semplicemente di approfittare dello sbaglio per migliorare perché c’è sempre un modo per riscattarsi. Il calcio ogni giorno ci insegna proprio questo». 

intervista di giorgio marota, Corriere dello Sport-Stadio

 

A proposito di giovani, ma anche a proposito di Decreti dei governi che il calcio interpreta e rimodella a proprio uso e consumo, stamattina Alessandro F. Giudice, proprio sul Corriere dello Sport-Stadio, fa il punto sulle interpretazioni che hanno preso a girare a proposito delle modifiche al Decreto Crescita. Il governo – spiega – inasprirà le condizioni (serviranno almeno tre anni di residenza pregressa all’estero e occorrerà rimanere in Italia per almeno cinque anni) ma dalle nuove disposizioni saranno esenti ricercatori e professori universitari. Insomma, i famosi cervelli a cui il Decreto era diretto. Insieme a questi, restano al riparo dalla riforma gli altri “cervelli” di cui il Paese si lustra: i calciatori

Eh sì, perché il Decreto Crescita è stato interpretato spesso senza combinarlo con la dignità. 

Dice Giudice: I club fanno bene a utilizzare una misura vantaggiosa, anche se la norma originaria non fu concepita per acquistare calciatori a buon mercato. In fondo, però, è un mezzo lecito per difendere la propria posizione competitiva. Devono però attrezzarsi per competere con il loro prodotto, anziché affidarsi a distorsioni fiscali. Lavorare sulla crescita dei ricavi commerciali, progettare stadi moderni, gestire meglio il recruiting, investire nei vivai. Qualcuno lo sta facendo, con buoni risultati. Inoltre occorre proteggere i calciatori meno celebrati. Se gli italiani non trovano spazio nelle rose di A e B i nostri giovani avranno meno opportunità e la Nazionale sarà sempre mortificata. Inutile lamentarsi se rimediamo figuracce in giro per il mondo. Il correttivo introdotto l’anno scorso, grazie a un emendamento del senatore Nannicini, ha colto nel segno con la soglia di sbarramento basata sull’età (20 anni) e sullo stipendio lordo (un milione) così da tutelare la fascia, molto numerosa, dei calciatori meno noti. Con più coraggio sarebbe stato meglio alzarla, ma il compromesso funziona.  

 

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