SETTE CILINDRI | Hamilton e Leclerc squalificati nella notte
di roberto liberale
① LAMPI Hamilton sembra divertirsi
Un errore di strategia ai box Mercedes ha privato Hamilton di un possibile testa a testa per la vittoria con il suo arci-rivale Verstappen. Resta però il fatto che la silenziosa Mercedes continua a crescere sul campo, a portare i suoi piloti sul podio. Solo le decisioni notturne della giuria hanno costretto a cancellare quel che aveva detto la pista, con un secondo posto in classifica costruttori che pareva consolidato, Lewis terzo in classifica piloti, non lontanissimo da Pérez. Dopo un 2022 in cui Russell aveva sorpreso Hamilton, arrivandogli davanti per ben 12 volte su 22 e distaccandolo in classifica piloti di ben 35 punti, Lewis si sta riprendendo prepotentemente la leadership interna. In Texas gli è arrivato davanti per la 13esima volta su 18, prima di essere cassato dall’ordine d’arrivo con un tratto di penna. Toto Wolff può aspettarsi la vittoria. Hamilton ancora di più, visto che gli manca da 41 Gran Premi e 686 giorni. Lewis si mostra sorridente e soddisfatto. Probabilmente si sta divertendo molto, al di là della mancanza di vittorie in una fase della sua carriera in cui le pressioni sembrano essere molto inferiori rispetto al passato. La vittoria, se e quando arriverà, sarà ancora più dolce.
② ARTEFICI Max Verstexas
La Red Bull è parsa in sofferenza, ma alla fine Verstappen ha vinto lo stesso. Per lui ora sono 50, e la curiosità è che anche Hamilton raggiunse quota 50 ad Austin, nel GP degli Stati Uniti del 23 ottobre 2016. Naturalmente Max è il più giovane ad aver raggiunto questo traguardo, all’interno del ristrettissimo club che comprende solo Hamilton, Schumacher, Vettel e Prost. Stavolta Perez regge meglio il confronto con Verstappen. Anche se quinto, arriva ad appena 18 secondi dal suo capitano e lo batte per 3 decimi sul giro veloce. Probabilmente Max non aveva bisogno di strafare. Resta il fatto che Chris Horner non sarà felice se Checo dovesse finire per perdere il secondo posto in classifica mondiale a vantaggio di Hamilton. Soprattutto perché sopporterebbe malvolentieri che ciò avvenga per mano di Hamilton e della scuderia di Toto Wolff.
③ ORIZZONTI Le attese di Lando Norris
Lando Norris arriva a 12 podi senza vittorie, secondo dietro Heidfeld in questa speciale classifica nella quale farebbe volentieri a meno di esserci. Apparentemente Lando sarebbe anche il pilota che in assoluto ha fatto più punti senza vincere. Sono 584 e nessuno ne ha fatti altrettanti senza vittorie, come affermato anche dal broadcaster ufficiale della Formula Uno durante il GP di USA. In realtà, chi ha prodotto questa statistica non ha tenuto in considerazione il sistema di punteggio. Se parametrassimo i punti del passato con il sistema odierno, il pilota ad aver fatto più punti senza vincere sarebbe proprio Nick Heidfeld con 727 punti contro i 584 finora accumulati da Lando Norris.
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④ MEDUSE I vantaggi che spreca Leclerc
Leclerc aggiorna il suo poco invidiabile record di pole position senza vittorie. Ora è arrivato a 17 pole su 21 totali non trasformate in una vittoria, addirittura l’81% delle occasioni. Leclerc è partito maluccio, e già in quel momento si è capito che le cose non stavano mettendosi al meglio. Charles poteva legittimamente aspirare al podio, ma la strategia della sosta unica adottata dal suo muretto gli ha probabilmente tolto ogni speranza. A dire il vero, inizialmente non sembrava una cattiva idea, vista anche la diversificazione delle strategie tra i due piloti in rosso. Ma senza un numero sufficiente di giri e di riscontri nelle prove libere, data la presenza della Sprint Race, la scelta della sosta unica si è rivelata un azzardo. Alla fine la Ferrari porta a casa un terzo posto con Sainz e una squalifica con Leclerc. Carlos ha sperato di raggiungere Norris per soffiargli il podio, ma ormai era troppo tardi per una disperata rimonta.
⑤ OMBRE Un Aston Martin da retrocessione
Nonostante il rientro in zona punti di Stroll dopo 6 Gran Premi, la Aston Martin sembra essere ormai solo una comparsa nel Circus della F1. Fino a Monaco era seconda in classifica costruttori e sognava addirittura il ritorno alla vittoria di Alonso a 10 anni di distanza dal suo ultimo trionfo. Invece ora è malinconicamente quinta, superata anche dalla McLaren, nonostante quest’ultima abbia portato una sola macchina al traguardo. Solo 17 punti nelle ultime 5 gare sarebbero definiti nel calcio una media da retrocessione. Solo che, contrariamente al calcio, nella Formula Uno è raro che si esoneri l’allenatore con il campionato in corso.
⑥ TRACCE Elogio di una pista vera
La diversificazione delle strategie ha reso il GP degli Stati Uniti notevolmente più incerto. Incertezza che si è tradotta in distacchi inferiori al solito tra le monoposto, in un finale di gara più palpitante e in un ordine di arrivo che ha premiato anche piloti che in zona punti arrivano di rado, come Stroll e Tsunoda. Anche il circuito di Austin ci ha messo del suo, in senso positivo. Una pista vera, nella quale il pilota è sembrato contare più del solito. Un altro fattore che ha contribuito a creare incertezza tra le scuderie circa la strategia migliore da adottare è stata la limitazione ad una sola sessione di prove libere, dovuta alla presenza della Sprint Race che tante discussioni suscita. Ma la Sprint Race merita un cilindro a parte. Per ora accontentiamoci di non aver assistito ad un monologo, sperando che le ultime 4 gare di una stagione lunghissima possano regalare ancora maggiore spettacolo.
⑦ PROSPETTIVE Ripensare la Sprint Race
L’unico aspetto interessante della Sprint Race sembra ormai essere solo la restrizione delle prove libere ad un unico turno, riducendo i test del venerdì, soprattutto quelli in modalità passo gara. Tutto ciò, unito alla limitazione di uso degli pneumatici, non consente di provare a sufficienza tutte le mescole. Alcune scuderie cercano quindi di sperimentare e trovare dati utili per la gara in altro modo, magari correndo la Sprint Race non più per cercare di vincerla, ma utilizzandola come banco di prova per la gara della domenica. Ciò svilisce la Sprint Race stessa e ne altera l’obiettivo, che inizialmente voleva essere quello di regalare ancor più spettacolo agli appassionati. Probabilmente l’idea di Carlos Sainz, espressa il mese scorso nel podcast “P1 with Matt & Tommy”, va nella giusta direzione. La griglia invertita, secondo Carlos, sarebbe la soluzione giusta. Con il suggerimento, da parte di Slalom, di aggiungere dei bonus in funzione delle posizioni guadagnate in gara e assegnando dei punti già in qualifica, per evitare che si giochi ad andare piano in prova per partire più avanti. Di sicuro gli obiettivi iniziali della Sprint Race non sono stati raggiunti, e la Formula Uno farebbe bene a ripensarne le modalità.

PUZZLE Che cosa si dice in giro
◇ Sua Rotondità | Umberto Zapelloni, Il Giornale:”Cinquanta è un numero bello tondo che fa impressione. Solo in quattro ne hanno vinte di più (Hamilton, Schumacher, Vettel e Prost). E vincere come ha fatto Max, re di Austin per la terza volta di fila, ha aggiunto gusto ad una torta già bella saporita. Nessuno aveva vinto qui partendo da così lontano. Partiva sesto e, senza strafare, è risalito piano piano, andando a prendersi il primo posto al 28° giro, poco dopo la metà della gara”.
◇ Un lavoro da principianti | Diego De Ponti, Tuttosport: “Già il primo round, quello della Sprint Race, era stato di Re Max. Una vittoria d’imperio che l’aveva detta lunga su quello che sarebbe successo poi, nonostante il campione del mondo partisse dalla sesta posizione in griglia. Re Max ci ha abituato a ben altre rimonte”.
◇ Il mal di denti | Fulvio Solms, Corriere dello Sport-Stadio: “Verstappen è stato il primo a vincere ad Austin senza essere partito dalla prima fila. S’era detto, d’altronde: quanti giri avrebbe impiegato per passare da sesto a primo? La risposta: ventotto. Concentrarsi in ufficio con un ascesso e il mal di denti è già dura, figurarsi correre in Formula 1. Capita a Leclerc, che poco prima del via s’era tenuto una borsa di ghiaccio premuta sulla guancia sinistra. Poi, anche peggio, è arrivato il mal di denti metaforico: un avvio in cui Norris l’ha bruciato sul trampolino d’asfalto che introduce alla prima curva. E come non fosse finita: l’attacco improvviso di Sainz con impercettibile contatto, ciò che per un istante ha fatto intravvedere una Ferrari a corto di idee chiare”.
◇ Il Piano B| Mario Salvini, la Gazzetta dello sport: “Diceva Albert Einstein: che “Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”. Solo che cambiare è sempre un po’ sperare. Tanto più è un azzardo in F.1, l’empireo della programmazione e della precisione, dove al caso non si lascia mai nulla. Ma quando te la devi giocare con Max Verstappen e con la sua Red Bull sai già di partire e poi di correre a handicap. E dunque, devono aver pensato in Ferrari, tanto vale provare ad inventarsi qualcosa. O in ogni caso tenersi in serbo la sorpresa, l’invenzione, il guizzo che avrebbe potuto sparigliare. “Plan B”, piano B, ha definito Charles Leclerc in radio la strategia alternativa a quella che si sapeva avrebbero messo in pista gli altri. Ovvero provare ad arrivare fino in fondo fermandosi una sola volta. Tentativo riuscito, peccato che però abbia sortito appena un misero sesto posto. Per uno partito dalla pole una vera debacle”.
◇ Queste maledette pole | Daniele Sparisci, Corriere della sera: “La grande occasione di Leclerc non è durata neanche un centinaio di metri. Per Leclerc partire davanti a tutti è diventata quasi una maledizione, il suo ultimo successo in F1 resta quello in Austria dell’anno scorso dove scattava dietro a Verstappen. In questa stagione per la terza volta non è riuscito a concretizzare l’occasione, ma è un trend che parte da molto più lontano”.
◇ Il re dell’effimero | Leo Turrini, Resto del Carlino: “Visto che se ne parla tanto per brutti motivi, scommettereste sulla Ferrari iridata nel 2024? Mah. Se quando Leclerc fa Leclerc in qualifica poi gli sbagli la strategia, a corredo di una macchina inadeguata, beh, le perplessità si consolidano. La traversata nel deserto continua. La Terra Promessa non si vede. Lo so, lo so. E lo sanno anche i miei quattro lettori. Verstappen è un fenomeno. I punti si fanno alla Domenica e bla bla bla.E non c’è nemmeno troppo da stupirsi, visto che l’olandese è alla vittoria numero 50. Ma qui si vorrebbe raccontare un’altra storia. Diamine: ventuno volte dal 2019 in poi Carletto è scattato davanti a tutti. Solo in quattro occasioni ha potuto trasformare il suo istinto da velocista in successi pieni. Non va bene. ogni tanto ti tira fuori il numero che ti restituisce l’orgoglio di una appartenenza. Era accaduto nel venerdì di Austin. Non è durata, d’accordo. Ma se da oltre settant’anni siamo qui ad identificarci in una passione Rossa, beh, è anche per piccoli momenti così. Solo che dovrebbero smetterla di essere effimeri”.
◇ Ma anche la macchina, però | Stefano Mancini, la Stampa: “Prché una vettura da pole position si spegne in gara? La risposta ancora non c’è”.
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