Gli arcobaleni di Bonaventura e Berardi in mezzo a temporali e sciacalli

Cercando l’arcobaleno in mezzo al nuovo temporale, la nazionale sul campo ne ha trovati due. Il tiro-a-giro in Francia si chiama arc-en-ciel, quella traiettoria che contro Malta abbiamo visto partire prima dal piede di Giacomo Bonaventura e poi da quello di Domenico Berardi.

Quando un tiro nel calcio prende quella forma lì, assomiglia a un gioco di colori, alle goccioline d’acqua nell’atmosfera, agli spruzzi di una cascata o di una fontana, ai raggi solari. La luce. Certe volte sul tiro a giro capita di incaponirsi, allora l’arcobaleno assomiglia a un boomerang. Torna dietro e non ci ricavi niente. Non è questo il caso e stamattina ne sono testimionianza le pagelle dei giornali.

 

Giacomo Bonaventura

Paolo Tomaselli, Corriere della sera: Il Jack si riconnette con la Nazionale dopo tre anni e a dieci dal debutto pesca il primo gol, con un gran destro a giro, sintesi della sua condizione super felice. Se è davvero il nostro Bellingham però bisognerebbe scoprirlo contro l’Inghilterra martedì. Ma qui è l’uomo in più

◉  Edmondo Pinna, Corriere dello Sport-Stadio: È il suo momento magico, novello re Mida: trasforma in oro tutto quello che tocca, il “tiraggiro” di matrice viola è una pennellata che serve per dipingere il suo primo capolavoro in azzurro. Ispiratissimo, anche quando c’è da fare legna a centrocampo

◉  Luigi Garlando, la Gazzetta dello sport: Bravo Bonaventura che ha riportato in Nazionale cose da 10 che mancavano da tempo, nello stadio consacrato da Baggio nella finalina di Italia ’90. Jack Bonaventura, il più talentuoso, pittura da sinistra un arcobaleno che tramonta in rete.

Anzi, chiamiamolo Giacomo che suona meno carta da gioco. In questi tempi…

◉  Fabio Licari, la Gazzetta dello sport: Il gol è un incanto, il segnale che ora ha la magia addosso. Nel gioco qualche comprensibile pausa, ma bene quando, con Frattesi, arretra un po’

Elia Pagnoni, Giornale: Grande intuizione di Spalletti: torna in Nazionale dopo 3 anni e conferma il momento magico con un gol-gioiello. Il primo in azzurro

◉  Matteo Pinci, Repubblica: Quell’arco nel cielo di Bari apre la serata e vale un viaggio sereno verso l’arco di Wembley. Buona la prima

◉  Guglielmo Buccheri, Stampa: Se uno gioca bene, l’età non conta: così Bonaventura diceva a Coverciano a metà settimana. Come dargli torto, evidentemente si sentiva di poter scrivere la storia, sua e della Nazionale: a 34 anni e 53 giorni diventa il giocatore più “anziano” a realizzare il primo gol in Nazionale. E che gol

◉  Stefano Salandini, Tuttosport. Conferma il suo momento d’oro e sblocca la partita con un piacevolissimo tiro a giro che ha scavalcato il portiere verso il palo più lontano. La conferma che Spalletti ci ha visto giusto e che l’età non più verde conta il giusto, se sei bravo e in forma

 

Domenico Berardi

◉  Paolo Tomaselli, Corriere della sera: L’attesa per un piatto all’altezza dello chef è snervante, poi arriva la specialità della casa, il sinistro a giro del 2-0. E un bis di sostanza (di destro). Era solo la seconda partita dopo quella con la Macedonia a Palermo e segna dopo 24 mesi. La risalita è cominciata.

◉  Edmondo Pinna, Corriere dello Sport-Stadio: Fa le cose per bene, pare non appariscente, ma sostanzioso e sostanziale. Come quando recupera da magistero un’incursione veloce di Camenzulli. Si concede un colpo da biliardo, gioco di sponda e la 8 in buca. E poi anche il bis

◉  Luigi Garlando, la Gazzetta dello sport: Bravissimo Berardi che, senza Chiesa, si candida a primo leone offensivo di Wembley, martedì

◉  Fabio Licari, la Gazzetta dello sport: D’accordo che è Malta, ma due gol sono da celebrare contro chiunque. Parte così, largo e un po’ fuori gioco, ma quando innesca il dribbling non lo tengono. Un gol d’intuito, un altro di precisione, bella risposta. Titolare in Inghilterra”. 

◉  Elia Pagnoni, Giornale: Anche lui torna in Nazionale a tempo pieno dopo tanto tempo e ripaga il ct con una doppietta (la sua prima in azzurro), che sarebbe servita in occasioni ben più importanti (vedi la fatale Italia-Macedonia)

◉  Matteo Pinci, Repubblica: La riproduzione del gol di Bonaventura vista allo specchio: col sinistro e sull’angolo opposto. La doppietta è il premio per una partita più da tornante che da ala pura

◉  Guglielmo Buccheri, Stampa: Spalletti lo manda in campo come sul ring: per il ct ha il colpo da ko del peso massimo. L’esterno azzurro sfodera un tiro ad effetto che ci porta sul 2-0 e, in corso d’opera, si fa trovare pronto per il tracciante del 3-0: prima doppietta, due gol che lo rimettono al centro del villaggio Italia

◉  Stefano Salandini, Tuttosport: Il primo gol, con palla a giro, sul palo di sinistra è un lampo in un primo tempo in cui è spesso avulso dal gioco, largo e isolato com’è. Si accende con un paio di dribbling secchi, marchio di fabbrica, e poi conferma, anche nella ripresa, la predisposizione al gol che gli frutta la prima doppietta in azzurro

 

 

Quanto ai temporali, Ivan Zazzaroni stamattina sul Corriere dello Sport-Stadio ha messo in fila in rapida sintesi – scrive – quello che il nostro calcio e gli appassionati hanno dovuto sopportare in poco più di ventiquattro mesi. Soprattutto per queste ragioni tanti l’hanno abbandonato. Da mesi i produttori dello spettacolo – i presidenti di serie A – stanno invece tentando di ottenere 900 milioni, 1 miliardo, dalle piattaforme tv per quel che resta di buono. Auguri.

In dieci voci: 1] il Caso tamponi, 2] lo scandalo plusvalenze in due atti, 3] le manifestazioni di razzismo negli stadi (ricordo per tutte Juve-Inter, vittima Lukaku), 4] la curva nord di San Siro svuotata con la forza per l’omaggio al capo ultrà interista morto, 5] L’aumento del prezzo dei biglietti in Serie A con maggiorazioni superiori del 20%, 6] Il caso D’Onofrio e relativa decapitazione dei vertici arbitrali, 7] Il fallimento di alcune società e la mancata iscrizione delle stesse ai campionati di riferimento, 8] Il ritorno del doping (Pogba), 9] I calciatori scommettitori. Dice Zazzaroni che la decima voce potrebbe essere l’indecenza non solo sportiva della seconda esclusione di fila dai Mondiali e aggiunge: Devo aver dimenticato qualcosa. Ma dieci punti possono bastare per pretendere che qualcosa di serio e definitivo venga fatto. Non ci si può rifugiare dietro lo scudo dell’ingestibilità di certi comportamenti. L’immagine nel calcio è anche sostanza e quando un prodotto così importante viene aggredito puntualmente da scandali di ogni genere diventa necessario ricorrere a scelte drastiche (spettano a Gravina).  Ho visto infatti nascere campagne moralistiche per eventi privi di sostanza – come dire – illecita come il mercato arabo, ovvero la distribuzione generosa di capitali dal mondo del petrolio a quello europeo, proprio come un tempo i club italiani più ricchi sorreggevano i club provinciali acquistandone a suon di milioni i giovani talentuosi, usanza – ahinoi – abolita spostando l’attenzione e gli investimenti verso i Paesi d’Africa, dove da anni il ruolo di generosi… petrolieri lo esercitiamo noi e i francesi. Fumo negli occhi, l’attentato arabo al nostro capitale tecnico spesso rappresentato da giocatori stranieri già coinvolti in un business planetario.  

Il marcio – adesso lo vediamo – è altrove

 

 | Guido Vaciagio su Tuttosport ragiona sul fatto che i confini dello scandalo sembrano ampi, forse ampissimi e le conseguenze potrebbero essere devastanti. Lo scenario che va tratteggiandosi è inquietante nel far emergere la pochezza morale e la stupidità dei protagonisti di questa storiaccia, ma non possiamo dire di non esserci già passati e non aver superato simili bufere. Il problema, adesso, è la confusione che genera nomi ad minchiam e retroscena apocalittici e che, soprattutto, non consente di avere un’idea precisa delle reali conseguenze. È il momento dei giudizi affrettati e delle pericolose generalizzazioni, del “signora mia è tutto uno schifo” e del “devono tutti dimettersi”. Il problema del nostro calcio, ma verrebbe da allargare il discorso al Paese intero, è non capirli, i problemi che vanno affrontati con logica, non con emotività, con praticità e non con idealismo, con analisi e non con pregiudizio.

 

 | Ancora sul Corriere dello Sport-Stadio Fabio Massimo Splendore si dedica invece a Fabrizio Corona, anunciato martedì ospite in Rai al programma di Nunzia Di Girolamo, dopo Inghilterra-Italia, per altri spilli sulla bambolina voodoo del pallone finita nelle sue mani.

Scrive Splendore: Hai una notizia di reato? Puoi decidere di spettacolarizzarla dando vita alle nomination da Grande Fratello, agli identikit stile “Soliti Ignoti”, il programma di Amadeus, quello del binocolone. Lo sforzo che però andrebbe doverosamente compiuto è superiore.   Quando si diceva gogna mediatica… Sembra preistoria. Questa è niente o quasi, a confronto. Perché oggi purtroppo la suddetta gogna si è spostata su un terreno che consente a chiunque di prendere questo o quel personaggio pubblico e in conseguenza di una colpa vera o presunta, magari scegliere di riempirlo di improperi (se non maledizioni) nei confronti dei parenti più stretti: mamme, papà, mogli, figli. E allora pensiamo a quel calciatore che si alza alle 10 di mattina e che sente qualcuno in possesso di una notizia di reato dire o scrivere sul suo blog, sul suo sito (anziché entrare in un ufficio di polizia o in una procura, fare 100 nomi e uscire), «alle 14 svelerò un altro scommettitore: gioca qui, è fatto così…», eccetera eccetera. E magari quell’individuo sa che potrebbe toccare a lui, che ha sbagliato, ha scommesso. Bene, quel ragazzo che si è svegliato alle dieci cosa farà fino alle due del pomeriggio? E se gli capitasse di non reggere al peso della vergogna verso persone care, di non sopportarlo? 

 

 | Fabrizio Bocca su Il Bar Sport  ha scritto che siamo tutti ingredienti di un enorme minestrone multimediale in cui non si distingue più nulla. L’unica che conta è galleggiare. Non sappiamo cosa e chi possa resistere in tale grande operazione che ha un fronte ufficiale, giudiziario, e un fronte scandalistico / gossipparo, dove si gioca con le armi dei social. E se da un lato non si può che condannare i giovanotti riccastri e irresponsabili che indugiano con leggerezza alla puntatina sul telefonino – chiunque lavori nel calcio sa che non può e che non deve farlo – dall’altra insorge anche un certo sentimento di solidarietà per questi processi barbarici che viaggiano spesso sull’onda delle fake news. Giocare col destino di Fagioli, Zaniolo, Tonali e Zalenski è molto facile ma chi ha parlato di sciacallaggio – il ct Spalletti nello specifico – non ha usato, alla fine, un termine poi così sbagliato o fuori posto

 

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