Ci sono troppe partite senza storia ai Mondiali di rugby. Il progetto? Aumentarle

La faccenda comincia a farsi preoccupante. Preoccupante e imbarazzante. Nelle 27 partite giocate finora ai Mondiali di rugby, per tre volte una nazionale non ha segnato, è rimasta a zero. Tre nazionali diverse, non sempre la stessa: la Namibia, la Romania e il Cile. Undici partite sono finite con oltre 30 punti di scarto, di cui una sopra i 40, due sopra i 60, tre sopra i 70, una oltre i 90. Undici partite su 27 fa il 40 percento. Francamente troppe per il torneo che si auto-promuove come il più grande evento sportivo dopo le Olimpiadi e i Mondiali di calcio. Quasi la metà del programma è stato un non-programma, un riempitivo, come quei match che gli organizzatori di boxe portano sul ring in attesa che arrivino i pesi massimi per la corona mondiale.

L’ultimo ce l’abbiamo ancora negli occhi. Il 96-17 degli All-Blacks contro l’Italia. Con 14 mete a due.

Domenico Calcagno sul Corriere della sera spiega che “gli All Blacks hanno trascorso l’attesa della partita parlando bene dell’Italia, riempiendola di complimenti per poi sbranarla senza pietà. Gli azzurri avevano un piano: giocare, attaccare. Un piano rischioso, soprattutto contro una squadra neozelandese massacrata di critiche dopo la sconfitta nella gara inaugurale del Mondiale, la prima nel girone eliminatorio da quando esiste la Coppa del Mondo. Avevano un po’ di cose da dimostrare, lo hanno fatto con disinvoltura e sicurezza estreme. Non è stata una partita quella di Lione, è stata un’esecuzione. Una lezione di tutto e soprattutto di efficacia e cinismo. . È una sconfitta molto dolorosa, una delle più dure di sempre, che cancella le cose buone e non fa sperare nemmeno un po’ per l’ultima partita, quella contro la Francia, che gli All Blacks li ha appena battuti”.

Massimo Calandri su Repubblica parla di azzurri maltrattati senza pietà, “smarriti e incapaci di fronte a tanta potenza e crudeltà sportiva, ridotti a vittime sacrificali su di un prato dove non era possibile nascondersi. Come un nerd che sale sul ring e affronta Mike Tyson. Nel pugilato però c’è il getto della spugna, invece qui il massacro è continuato, umiliante. Lo stadio di Lione, con tanti francesi venuti per il “loro” Ange Capuozzo, all’inizio aveva provato a tifare per i più deboli: però ha smesso presto di commuoversi, perché non ha visto nella Nazionale neppure uno scatto d’orgoglio”.

Stefano Semeraro su la Stampa dice che “dell’Italia ovale non rimase più nulla. O quasi. I primi tempi scellerati contro Namibia e Uruguay avevano fatto scattare l’allarme, contro gli All Blacks – come previsto – è arrivata la sveglia. Lo sberlone, il colpo da ko. Un passo indietro di 20 anni”.

Un passo indietro e chissà quale futuro. Venerdì l’Italia torna a Lione, in teoria per giocarsi l’ultima carta di passare il turno contro la Francia, padrona di casa, a punteggio pieno, “gonfia di grandeur e assetata di vittoria” [Semeraro, la Stampa]. Neppure una vittoria assai teorica potrebbe essere sufficiente a qualificarsi, anzi, “l’Italia friabile e confusa vista ieri sera – conclude la Stampa – rischia piuttosto un’altra ripassata storica”.

Andrea Buongiovanni sulla Gazzetta ha scritto che “sull’Italia si allungano ombre scurissime, inquietanti. Tanti a pochi si temeva potesse finire. E tanti a pochi, nel solco di una tradizione consolidata – fatta di sedici precedenti a senso unico – finisce. Peggio soltanto a Huddersfield 1999 (101-3)”. 

 

In realtà si allungano ombre scurissime su tutti i Mondiali di rugby, se tutto si incastra secondo i programmi della federazione mondiale. World Rugby sta considerando l’ipotesi di allargare il torneo del 2027 in Australia da 20 a 24 squadre, con 6 gironi da 4 squadre oppure con 2 gironi da 12. Ne ha scritto Julien Sournies su L’Équipe. Se fosse esistito già in Francia, avremmo avuto ai Mondiali Hong Kong, Stati Uniti, Canada e Spagna. Alan Gilpin, il direttore generale del torneo, ha detto al Times che sarebbero delle ottime squadre aggiuntive. Resta da capire il senso di quell’aggiuntive. Cosa aggiungono? Gilpin dice che «se non cogliamo queste opportunità, le possibilità che il rugby si sviluppi diminuiscono». Ma lo sviluppo deve cominciare dal basso, per poi vederlo fiorire in alto. 

I 6 gironi da 4 avrebbero uno sviluppo tradizionale. Il progetto prevede di far qualificare le prime 2 e le quattro migliori terze, per cominciare con l’eliminazione diretta già dagli ottavi di finale. “I paesi emergenti avrebbero maggiori possibilità di raggiungere la fase finale”, spiega L’Équipe facendo i nomi di Italia e Samoa. Il format dei 2 gironi da 12 è il cosiddetto svizzero, programmato in Champions League dalla prossima stagione. Ogni nazionale ne sfida quattro. Le prime otto di ogni girone vanno avanti. 

 

 

In realtà, più che un utile programma di sviluppo per chi viene dal basso, pare un meraviglioso paracadute per evitare l’uscita di scena di qualche nobile nome e di qualche ricco mercato televisivo e commerciale. L’Australia, per esempio. È la vittima più rumorosa di questa prima fase. Ha perso contro Galles e Fiji. Oggi pomeriggio la sua eliminazione dovrebbe diventare aritmetica, se le Fiji non fanno sciocchezze contro la Georgia. 

La stampa australiana è feroce. David Campese su The Age ha detto che tutti i responsabili della federazione dovrebbero andarsene. Ian Payten sul Sydney Morning Herald parla di ricostruzione necessaria e scrive che “lo spettacolo più impegnativo dopo la sconfitta per 40-6 contro il Galles è stato vedere i giovani scoppiare in lacrime a Lione, ma stanno già imparando qualcosa da tanto dolore”.

L’Herald mette in fila dati e numeri. Dal 2016 la nazionale campione del mondo 1991 e 1999 ha vinto solo il 40% delle partite e ne ha perse tre su tre dall’Inghilterra. Viene sottolineato come se fosse un parametro degno di una certa vergogna. Nei quattro anni successivi, la percentuale di successi è oscillata tra il 28% e il 45% . A un certo punto del suo cammino, questa Australia è arrivata a toccare le 40 sconfitte consecutive contro la Nuova Zelanda. L’Herald parla di “perniciosa spirale discendente” e dice che “elencare i problemi del rugby australiano sarebbe un esercizio lungo: mancanza di finanziamenti per la base, programmi di sviluppo junior e ricerca dei talenti atrofizzati, l’assenza di una competizione di terzo livello, la mancanza di allineamento tra i livelli del gioco professionistico, programmi femminili sottofinanziati, una crescente disconnessione tra la comunità e il professionismo, una struttura di governance disfunzionale, in cui gli interessi personali soffocano le riforme. E questa è una lista abbreviata”.

Più o meno la lista dei vizi che si ripete ovunque in momenti del genere. La verità è che al centro della maggior parte dei problemi, come sottolinea più avanti l’Herald, c’è il denaro. Nel 1996 le entrate del rugby ammontavano a circa 21 milioni di dollari contro gli 85 per il football australiano, l’attività di gran lunga più praticata e seguita nel paese. Una percentuale del 25 percento, nel frattempo calata al 14%, con 130 milioni di dollari di ricavi contro i 940 milioni e passa dei concorrenti. Non solo. L’Australian Football League registreraà nel 2025 un fatturato di 650 milioni di dollari in diritti televisivi, mentre il rugby ne ha strappato uno da 30 milioni. Una disparità che induce i cuori e i muscoli dei più giovani a indirizzare la scelta. 

Su questa croce rossa del rugby, contribuisce a sparare anche la stampa inglese. L’Australia ha il torto di aver ofefrto la panchina a Eddie Jones, l’ex cittì inglese assai criticato nella parte finale della sua esperienza, per risultati, gaffe, uscite improbabili. Oliver Brown sul Telegraph si toglie dalle scarpe un sassolone grande così e scrive che “è tempo che Jones lasci lasci questa miserabile saga. Se c’è qualche possibilità che Jones possa accettare l’offerta di ​​lavoro dal Giappone, la federazione australiana dovrebbe offrirsi di pagargli un biglietto di sola andata per Tokyo”. 

Una carezza. 

 

in tv ore 14.45 Sky: Argentina-Cile | 17.30 Sky: Fiji-Georgia | 20.45 Sky: Scozia-Romania | domani ore 17.45 Sky: Australia.Portogallo | 21 Sky: Sudafrica-Tonga

 

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