Eurogol: l’orologio di Pep, la ricostruzione del Liverpool, il ritorno del Luton. Benvenuti in Premier League

  Benvenuti in Premier League, quel posto dove possono far rigiocare ogni anno la finale di Coppa dei Campioni 2019 [Liverpool-Tottenham, 30 settembre], la finale di Coppa dei Campioni 2021 [Chelsea-Manchester City, 11 novembre], oppure la partita tra la vincitrice del 2019 e del 2021 alla prima giornata del campionato, Chelsea-Liverpool, pronti-via, proprio oggi. 

Quel posto dove hanno potuto celebrare il primo gol del loro campionato dopo 4 minuti di calcio, con il primo tocco al pallone dell’alieno Erling Haaland, e poco dopo la prima doppietta della stagione sempre con lui. Così, dopo una partita appena, il Troll del gol [il Goll] è a un diciottesimo del totale dell’anno scorso. Peraltro, come ci fa notare Mark Critchley su The Athletic, tra le pieghe e le righe del Manchester City s’è intravisto qualcosa di nuovo, quando Guardiola si è reso conto che non riuscivano ad aggirare facilmente il Burnley, diretto in panchina dall’allievo Kompany. Allora hanno cominciato a scavalcarli, non è una tattica naturale per Guardiola, ma può funzionare contro il giusto assetto, con l’attaccante giusto. Il City ha gettato la palla dietro le linee cercando il campo aperto e Haaland, il più grande beneficiario dello stile più diretto adottato dal City a Turf Moor. Spesso è riuscito a confrontarsi con Ameen Al-Dakhil o Dara O’Shea, vincendo la battaglia fisica. Nessuno dei gol di Haaland è venuto così, ma il terzo del City sì

È la maniera in cui il Napoli cercava Osimhen nella prima stagione di Spalletti, di meno nella seconda, quando il nigeriano ha aggiunto alla galleria il controllo del pallone con le spalle alla porta. 

 

OGGETTI DI SCENA

L’orologio di Pep

Guardiola si è presentato con la consueta eleganza alla trasferta nel Lancashire, vestito in total black e con un orologio al polso che è davvero per pochissimi, visto che non è in vendita. Si tratta di un’edizione speciale del Richard Mille 67-02, orologio che nella sua versione normale costa circa 300mila euro. Ma quella ostentata con nonchalance da Pep per la première a Burnley è l’edizione ‘United Arab Emirates’, indossata – tra i pochissimi – dal principe ereditario di Dubai, lo sceicco Hamdan bin Mohammed Al Maktoum.

Una tiratura limitatissima per l’orologio automatico più leggero della collezione Richard Mille, con il suo peso di soli 32 grammi grazie alla combinazione di composito TPT e titanio grado 5. Uno status symbol che i soldi non possono comprare con nessuna cifra, visto che – non essendo in vendita – il suo valore è inestimabile. Tra un gol di Haaland e l’altro, Guardiola lo ha messo in bella mostra: lui può– di paolo fiorenza, fanpage

 

    Benvenuti in Premier League, il posto dove Sandro Tonali ha esordito facendo gol con la maglia del Newcastle. Davide Chinellato per la Gazzetta dello sport racconta la gioia degli oltre 52mila tifosi del St. James’ Park di Newcastle, che con la bandiera tricolore in curva hanno cantato per tutta la partita il coro dedicato a Tonali, quello con gli spaghetti e una birra italiana che fa rima. Il gol dopo 6’, un’acrobazia su inserimento in area che lo rende il più veloce debuttante di sempre per il Newcastle in Premier, è la ciliegina sulla torta di un’esibizione impressionante. Schierato sul centrodestra del centrocampo a tre che ha diviso coi brasiliani Bruno Guimarães e Joelinton, Tonali è immediatamente diventato punto di riferimento per i compagni: ha capito dove doveva stare, cosa doveva fare, cosa serviva alla squadra

Beh, ma allora se un centrocampista della nazionale gioca a questo modo la prima partita nel campionato più qualificato al mondo, il calcio italiano dovrebbe andarne fiero. Dovrebbe essere un bel segnale, nel mondo globale che ci siamo costruiti. Dunque, perché tanta amarezza, tanti toni mogi [I ragazzi con la valigia in fuga dall’Italia, Repubblica]. Sono comprensibili casomai per i suoi vecchi tifosi. Quel gol, Franco Ordine sul Giornale lo ha chiamato un colpo al cuore dei milanisti romantici e nostalgici, per l’appunto. Ma noialtri tutti? Un gol di Tonali in Premier è un segno di salute o di debolezza del calcio italiano?

 

     Benvenuti in Premier League, dove stanno celebrando da mesi il ritorno del Luton in Premier, a distanza di una trentina d’anni. Ha perso la prima per 4-1 sul campo del Brighton di De Zerbi. Rory Smith sul New York Times ha scritto che la sua ascesa dimostra come il leggendario sistema di merito inglese funziona ancora. C’è un però. Quello che succede dopo potrebbe dimostrare che non è del tutto così.

La sua prima partita in casa, alla prossima giornata, è stata posticipata. Il vecchio stadio ha bisogno di un ritocco. Da noi avrebbe giocato fuori anche la seconda, gli inglesi hanno meno paura di sfalsare il calendario. Lo stadio di Luton, dice il giornale americano, è stato per un po’ di tempo il simbolo di una sorta di ritorno al passato. Aggettivi con cui viene definito: angusto, logoro, ostile, crudo. 

“Kenilworth Road, tuttavia – si legge – è sia un punto di differenza che un punto di orgoglio, una caratteristica che il club è arrivato a considerare un motivo di forza, non di debolezza. L’arrivo del Luton nel campionato più ricco del mondo è il culmine di questo tipo di fiaba, centrale nell’identità del calcio inglese. È passato solo un decennio da quando il Luton era alla deriva in Sesta Divisione. Ora eccolo qui, in attesa di Manchester City, Manchester United, Arsenal, nella terra promessa

L’incarnazione di tutto questo si chiama Pelly Ruddock Mpanzu, presente in ogni fase del percorso. È il primo giocatore nella storia a giocare per la stessa squadra dalla Quinta Divisione alla serie A. È il tipo di storia che definisce la visione romantica dell’Inghilterra del suo gioco nazionale, la prova viva e respirante del potere della sua leggendaria piramide, la sovrastruttura porosa che lega la Premier League non solo alla Football League, ma a tutto ciò che si trova al di sotto dei livelli professionistici

Una piramide che l’editorialista del New York Times segnala come un modello di mobilità sociale, e dunque – diciamolo in modo definitivo – tutto il contrario di quello slogan masticato come un chewing gum e assai falso della “Superlega di fatto”. Dove per Superlega non si intendeva un campionato dei ricchi, ma un torneo per l’élite, protetta dal sistema delle promozioni e delle retrocessioni. 

Anche retrocedendo subito, il Luton avrà guadagnato almeno 215 milioni di dollari. Con quei soldi, lo stadio te lo rifai. Anzi, devi rifarlo. Anche se ami Kenilworth Road, la sua storia, il suo clima, la sua leggenda, i suoi bordi frastagliati. Devi farti una casa degna, a questo livello. Il problema è che spendere soldi per le infrastrutture significa non spenderli per i giocatori”, dice il Ny Times, dunque significa andare incontro a un gap tecnico, specialmente in un’altra estate di eccessi per la maggior parte delle squadre della Premier League, dove l’entità delle spesa ha rasentato l’irrazionale, quasi sfrenato

Declan Rice che è diventato il giocatore inglese più costoso della storia. Il Manchester City che ha comprato il difensore Josko Gvardiol per 90 milioni di euro. Il Manchester United che ha speso quasi altrettanto per Rasmus Hojlund. Il Liverpool che ha tirato fuori 110 milioni per due centrocampisti, proprio quando i suoi proprietari – dice Rory – erano accusati del più grande peccato possibile nel calcio moderno: la parsimonia.

Al Luton si è dedicato anche L’Équipe per parlare di un modello di sviluppo virtuoso e attraente con Pierre-Étienne Minonzio.

 

  CARNET

La prima classica

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E allora sì, benvenuti alla Premier League di Chelsea-Liverpool, prima giornata. Lo storico del calcio Jonathan Wilson sul Guardian ha scritto che il Liverpool Football Club Reloaded di Klopp ha bisogno di recuperare il suo pressing di una volta. Ha bisogno che i nuovi acquisti portino fame nuova e che maturino forti personalità accanto a lui. 

Un anno fa la Premier iniziò nel segno di una squadra che si fece rimontare due volte dal Fulham, soprattutto perché non riuscì a sopraffarlo fisicamente. Fabinho era fuori ritmo. Virgil van Dijk si faceva scappare Aleksandar Mitrovic. Qualcuno osò finanche mettere in discussione i movimenti difensivi di quel fenomeno di Trent Alexander-Arnold. Núñez parve un fenomeno, abbagliò alla prima apparizione, poi si sa come va con le luci, certe volte si spengono nel giro della pronuncia delle loro due sillabe. Wilson si prende un virtuale bacio in fronte da Slalom quando sottolinea che Alexander-Arnold non è diventato un difensore peggiore rispetto al 2020, anche se è possibile che le sue carenze siano più ampiamente riconosciute. Il problema è il pressing. Quando funziona, Alexander-Arnold non deve fare miracoli in difesa, può invece tirar dritto con le caratterische in cui eccelle: legare il gioco con Mohamed Salah e crossare in area.

Come si torna a quel pressing di tre-quattro anni fa, ecco il dilemma, direbbe quel signore bravo a scriver drammi in Inghilterra. Il Liverpool ha cambiato tre direttori sportivi negli ultimi 18 mesi, analisti e membri dello staff medico se ne sono andati, Wilson pensa che la centralizzazione del potere nelle mani di Klopp è un pericolo, se non altro perché apre la strada all’autoparodia di fine carriera. Come accadde a Wenger. 

LFC reloaded è una definizione dello stesso Klopp. Il compito dell’estate era ringiovanire il centrocampo. Gli acquisti estivi Alexis Mac Allister e Dominik Szoboszlai si uniscono a Curtis Jones, Harvey Elliott e all’infortunato Stefan Bajcetic. Sembra quasi certo che presto saranno raggiunti da Moisés Caicedo o Roméo Lavia. Può darsi che abbiano l’energia per restituire il morso al pressing del Liverpool, ma la loro relativa mancanza di esperienza deve essere una preoccupazione

 

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