La seconda occasione di Ime Udoka

    Eccolo qui, di nuovo su una panchina. Ime Udoka è il coach che i Boston Celtics hanno allontanato nonostante la finale di un anno fa. Aveva avuto una relazione consenziente con una dipendente, ma considerata inappropriata dalla policy della franchigia, secondo quanto emerso in pubblico. Ora gli Houston Rockets gli offrono l’occasione per rientrare e ne ragiona Candace Buckner, editorialista di spicco del Washington Post.

Dice che tutti meritiamo una seconda possibilità, ma per Ime Udoka è arrivata troppo in fretta, in una storia dove sensazioni opposte sono in conflitto dentro uno stesso quadro. 

È un esperto comunicatore ed è una persona che ha usato un linguaggio grezzo con un’impiegata di rango inferiore in ufficio, prima di iniziare una relazione con lei, secondo quanto riferito da ESPN. È l’allenatore giusto per guidare una squadra giovane, arrivata penultima in campionato, ma era l’uomo sbagliato per guidare Boston al titolo. Questo genere di dissonanze sono proseguite durante la conferenza stampa di presentazione di Udoka a Houston, quando il proprietario dei Rockets Tilman Fertitta ne ha parlato come se fosse la seconda venuta di John Wooden

Buckner è attenta a dire che Udoka non dovrebbe essere punito per sempre. La parte difficile nell’espellere qualcuno è impostare i parametri per il suo ritorno. Quali prove deve superare? Come dovrebbe manifestare la sua contrizione? E chi, esattamente, può decidere quando è giusto che torni a essere accettato dal mainstream?

«Chi siamo noi per dire che qualcuno non merita una seconda possibilità? Tutti la meritiamo», ha detto la guardia dei Celtics, Marcus Smart, a sostegno di Udoka martedì. «Verrà un giorno nella nostra vita in cui avremo bisogno di quella seconda possibilità e non ci resta che sperare ci sia qualcuno abbastanza disponibile a offrircela».

Il Washington Post però insiste: Con Udoka, sembra che la responsabilità delle sue azioni abbia avuto una data di scadenza rapida. Sette mesi di esilio prima di riemergere. Ci sono solo 30 uomini in questo mondo che ricoprono il ruolo di capo allenatore in NBA. Il loro scarso numero dovrebbe renderlo uno spazio d’élite, occupato solo da figure che creano una cultura, dei leader riconosciuti. Un adulto di cui ci si possa fidare, che non sia inseguito da sussurri, senza nuvole di sospetti quando si trova con una donne in ufficio. Le uniche scelte che non dovrebbero essere previste sono un bando eterno o un ritorno immediato nel lavoro più prestigioso sul mercato. Udoka ha il diritto di allenare di nuovo, ma forse il suo ritorno sarebbe stato meno turbolento, se la NBA non fosse stata così veloce nel perdonare – o trascurare – i suoi errori.

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