Il titolo mondiale di Irma Testa

Il mio vero coming out è che non ho mai visto Rocky

Irma Testa

 

  ARTEFICI 

 

Illustrazione di Alice Iuri per L’Essenziale

 

Ai Mondiali dilettanti di Nuova Delhi, Irma Testa ha vinto l’oro nella categoria olimpica dei 57 chili, i pesi piuma. Ha battuto in finale con verdetto unanime la kazaka Karina Ibragimova. L’anno scorso aveva vinto l’argento, battuta in finale da Yu Ting Lin di Taiwan. Un argento è arrivato stavolta da Sirine Chaarabi nella categoria non olimpica dei 52 kg, con la sconfitta in finale contro la cinese Yu Wu. Nel mese di giugno comincerà il percorso di qualificazione ai Giochi di Parigi 2024.

 

Yu Ting Lin fu brutta, sporca e cattiva. L’avversaria impossibile in un match pieno di scorrettezze. L’arbitro lo permise. Invitava a pulire i guantoni a ogni scivolata verso il tappeto, senza risolvere il problema che le mandava al tappeto, senza colpi, soprattutto senza richiami ufficiali, una non-boxe di trattenute e spinte, ripetute e irregolari.

Yu Ting Lin stavolta è uscita in semifinale. Racconta Luigi Panella su Repubblica, il fatto che fosse stata battuta proprio da Karina Ibragimova, l’avversaria per l’oro, non ha generato un’equazione con annesso umanissimo timore. La kazaka puntava su quello, ha provato a sfidarla sul campo della velocità, della tecnica, della psicologia. Una sorta di partita a scacchi nella quale Irma non ha sbagliato una mossa. Ha danzato, il jab sinistro portato con grazia, il destro quasi con malcelata pigrizia, come se non ci fosse bisogno della pesantezza dei colpi per prendersi quel titolo

 

| Antonio Lamorte sul Riformista ricorda che a questi Mondiali mancano 11 i Paesi. Sono USA, Canada, Gran Bretagna, Polonia, Repubblica Ceca, Svezia, Irlanda, Olanda, Ucraina, Norvegia e Svizzera, gli 11 Paesi che hanno boicottato per protesta contro la scelta dell’International Boxing Association di far partecipare Russia e Bielorussia, con il nome del Paese e con il loro inno.

Il problema di Irma Testa – scrive – stava però in Asia: non in questi undici Paesi. Bisogna scorrere fino alla quinta posizione il ranking IBA delle piuma per trovare un’atleta dei boicottatori. E poi fino alla 14esima. Lei è prima da tempo. Non c’è stato niente da fare, una schiacciasassi Testa. Ai sedicesimi aveva regolato la pratica Reyes 4 a 1. Agli ottavi 5 a 0 Thi Thanh Hao. A i quarti 5 a 0 la brasiliana Romeu. In semifinale 5 a 0 la francese Zidani. Karina Ibragimova, terza nel ranking, l’aveva incrociata solo qualche mese fa alle Pro Series del Global Boxing Forum dell’International Boxing Association. Non c’era stato match, troppo più forte la Butterfly napoletana, come non c’è stato oggi. Ibragimova ha provato a limitare i danni, jab destro costante ma impalpabile, l’arbitro l’ha invitata più volte a boxare. Irma Testa è stata spudorata, non si è fatta prendere mai o quasi, è andata a segno spesso con il gancio sinistro e il diretto destro: ha esultato e sottolineato alle sue combinazioni. Un dominio assoluto, decisione unanime.

 

| Arianna Ravelli sul Corriere della sera lo definisce un oro a modo suo. Elegante e cerebrale. Un gioco di testa e una danza sul ring. Perché «chi sa pensare, chi sa danzare, meglio di una donna?». Irma Testa nell’arena di Nuova Delhi ha usato la migliore versione di se stessa — tecnica, mobilità, intelligenza

| Stefano Arcobelli sulla Gazzetta dello sport [bentornato]  scrive che la Testa è una bandiera, un simbolo, un modo di essere pugile. La Testa è sempre la prima ad aprire una breccia sul ring. dietro di lei un movimento rosa che si sta fortificando.

| Valerio Piccioni, ancora sulla Gazzetta: allarga lo sguardo e dice: Irma e Sirine cresciute a meno di un’ora di macchina, Torre Annunziata a sud di Napoli, e San Prisco, provincia di Caserta. Un’altro po’ di autostrada e c’è l’Avellino del peso massimo Aziz Abbes Mouhiidine, un’altra punta di questa primavera del pugilato italiano, reduce dal suo giorno dei giorni, la vittoria contro il mito cubano Julio Cesar la Cruz, uno che di Olimpiadi ne ha vinte già due. Tanti indizi fanno una prova: non montiamoci la testa (qui usiamo la minuscola), per carità, ma dopo lo zero medaglie di Rio 2016 e lo zero pugili uomini di Tokyo 2020-2021, Parigi val bene più di una speranza.

| Francesco Volpe sul Corriere dello sport-stadio è critico invece a proposito della partecipazione. Vincono le azzurre, perde l’Italia. L’Italia che, tramite la Federboxe (Fpi), si è sfilata dal novero dei Paesi – Ucraina, Canada, Gran Bretagna, Irlanda, Norvegia, Olanda, Polonia, Rep. Ceca, Svezia, Svizzera e Usa – che hanno scelto di boicottare i Mondiali dopo la decisione del presidente dell’Iba, l’oligarca russo Umar Kremlev, di far partecipare gli atleti di Mosca e di Minsk con corredo di inno e bandiera, in spregio alle indicazioni del Cio. Quello stesso Cio che ha sottratto all’Iba l’organizzazione dei tornei olimpici e che ha già votato l’esclusione del pugilato dai Giochi a partire da Los Angeles 2028, lamentando (tra l’altro) la mancanza di trasparenza nella governance e nella gestione degli arbitri. Tutto questo non ha minimamente scalfito la Fpi del presidente Flavio D’Ambrosi che giorni fa, a precisa domanda dell’Ansa, ha spiegato: «Non vedo alcun impedimento alla nostra partecipazione. Nessuno dal Coni mi ha detto di non farlo». L’Ucraina combatte per la sopravvivenza, Russia e Bielorussia sono al bando, ma alla Fpi non l’ha detto nessuno

 

[SNoi a Slalom pensiamo che ai Mondiali si potesse andare o non andare, ma è del tutto incoerente partecipare a un evento dove russe e bielorusse sono presenti con l’inno e con la bandiera, quando hai firmato un documento per prendere le distanze dal CIO, che vuole Russia e Bielorussia ai Giochi di Parigi senza inno e senza bandiera. Quel documento è stato firmato – insieme ai Paesi che in coerenza hanno boicottato – dal ministro Abodi. Il presidente Malagò si è detto del tutto d’accordo. Lui che è membro CIO. 

 

SU RIMBALZI

          Dentro i guantoni di Irma Testa

Il diciassettesimo episodio di Rimbalzi, il podcast di Slalom prodotto da Chora Media, era dedicato a Irma Testa, la prima pugile italiana a partecipare alle Olimpiadi, la prima a vincere una medaglia, ora campionessa del mondo. In famiglia non c’erano soldi per la scuola di pattinaggio, neppure qualcuno disposto a prestarli. Così, un po’ per caso e un po’ per mancanza di alternative, Irma si è ritrovata nella palestra della Boxe Vesuviana di Lucio Zurlo, dove i ragazzi di Torre Annunziata hanno un rifugio dalle tentazioni della strada. Su Spotify trovate a questo link la serie completa | Rimbalzi è disponibile su tutte le principali piattaforme. 

 

MAPPE  Dove tutto è cominciato. Torre Annunziata. Rione Provolera

Al primo piano, sopra la palestra, c’è un oblò: è da lì che il maestro Lucio Zurlo ha visto passare le storie dei ragazzi che strappava alla strada, da lì che ha indovinato per ciascuno di loro l’ostinazione, la fame, la voglia di scappare, tutte le gradazioni di quello che siamo soliti chiamare talento. C’è un cancello pitturato di rosso, il colore della passione, che divide le strade sgarrupate di Torre Annunziata dal mondo fatato della Vesuviana Boxing. Prima aveva un altro nome, ma sono più di sessant’anni che Zurlo insieme con suo figlio Biagio insegna l’arte nobile del pugilato fra queste corde. Sul rivestimento in finto legno c’è ancora uno striscione, vecchio chissà quanto: c’è scritto “Irma Testa la più forte di tutte”. Era una bambina diffidente e scontrosa quando arrivò in palestra la prima volta: aveva dodici anni, e non parlava una parola di italiano. Il maestro cominciò da lì: Irma andava al doposcuola da sua moglie, e lui aveva insistito per portarla in palestra, sua sorella andava lì già da un anno. Lucio Zurlo non è mai stato un pugile, però aveva una vocazione: la boxe. “Sentivo di avere una missione: prendere i ragazzini che erano per strada e farli venire in palestra, così sapevo sempre dov’erano e cosa facevano”. Gli bastava alzare gli occhi dalle carte e dai tesserini e affacciarsi all’oblò– di alessandra giardini, la Gazzetta dello sport

 

Parole

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«Ero una ragazzina che non sapeva parlare in italiano. Mia madre mi ha dato l’educazione, mi ha tenuto lontana dai guai, ma era fuori tutto il giorno per pagare i debiti che avevamo. Se andavo o non andavo a scuola, non lo sapeva. Sono cresciuta con i miei nonni che sono analfabeti. Sono diventata grande ed ero ancora piccola. Mi sono trovata all’improvviso in contesti dove avvertivo il bisogno di avere un’opinione mia su cosa dicevano. Ho imparato come si sta a tavola per poter andare a cena fuori

Sono stata in posti dove non immaginavo di arrivare, tre volte in Cina, in India, ho visto come si sta al mondo e ho dovuto studiare. Ho letto tutto Dostoevskij perché ne sentivo parlare e non volevo rimanere zitta. È questo cambiamento che mi rende fiera di me, non le medaglie. Per le mie amiche d’infanzia sono ancora oggi la zingarella, stavo sempre in strada a giocare con le biglie o lo strummolo, la trottola di legno, le pistole con i pallini gialli. La boxe è stata un mezzo”. Dopo le Olimpiadi sono arrivate delle proposte per fare la professionista, ma non è il pugilato che fa per me. Se un giorno dovessi accettare, sarà per una barca di soldi. Una barca di soldi per me sono 500mila euro, forse un milione. Non lo so a cosa si pensa davanti a un milione» intervistata per L’Essenziale, dicembre 2021

 

  «La finale non è stata spettacolare, lo si sapeva, è stata cerebrale e tecnica e in questo Irma è molto brava. La conosco da bambina, la sua tecnica è molto elegante. Il pugilato non è basato solo sui pugni, Irma si troverebbe in difficoltà, ma su forza mentale e tenuta fisica» | Patrizio Oliva a Adriana Pollice, il Manifesto

 

  La questione arbitrale

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L’arbitro Kent Hansen è stato espulso dall’International Boxing Federation. Lo riferisce il quotidiano indiano Hindustan Times e la notizia viene ripresa e rilanciata da Storie di Boxe, lo spazio web di Dario Torromeo. Il danese aveva decretato il ko tecnico per Assunta Canfora contro la colombiana Camilo Bravo. 

Torromeo la definisce una decisione ingiusta, prematura, imbarazzante nel corso di una ripresa che l’azzurra stava vincendo. Un gancio destro privo di reale consistenza ha fatto pensare al signor Hansen che fosse giusto finirla lì

La sua sospensione pare a Torromeo corretta, ma ora – scrive – sorge un altro problema. La politica scelta dall’IBA per tenere stretti pugili e giudici di gara, è quella di elargire grossi premi. In questa edizione dei Mondiali femminili, che si chiuderanno domani a New Delhi in India, le vincitrici riceveranno 100.000 dollari, l’argento ne pagherà 50.000 e le due medaglie di bronzo avranno 25.000 dollari ciascuna. Per la prossima edizione, quella del 2024, l’IBA ha già annunciato che raddoppierà i premi: 200.000, 100.000 e 50.000. E allora io mi chiedo, per un errore così grave, palese, assurdo, Assunta Canfora è stata privata di una medaglia e del relativo compenso. Danno sportivo e danno economico. Chi la risarcirà?”.

La boxe è sempre sotto osservazione da parte del CIO, proprio per una inaffidabilità delle giurie, acclarata con un rapporto sulla corruzione a cura di McLaren, lo stesso inquirente del doping di Stato della Russia. Dieci giorni fa – continua Torromeo – il CIO ha spedito una lettera ad arbitri e giudici chiedendo la loro eventuale disponibilità in caso di convocazione per l’Olimpiade di Parigi 2024. L’IBA ha risposto con una lettera di minacce, avvertendo che chiunque avesse aderito avrebbe potuto non essere convocato per i prossimi tornei dell’Associazione. Gli ufficiali di gara si sono schierati a fianco del CIO, che ha ricevuto un gran numero di adesioni (tra 80 e 90). A questo punto sembra che l’IBA stia cercando di ammorbidire la sua linea. Il caos continua, a pagare sono quasi sempre i pugili.

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