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BUFERA Bruno Martini condannato per adescamento di minori
La più drammatica intervista degli ultimi anni è stamattina su L’Équipe. Parla Bruno Martini, 52 anni, due volte campione del mondo di pallamano con la nazionale francese, ex presidente della Lega di pallamano. Il 25 gennaio scorso è stato condannato alla pena di 12 mesi per adescamento di minore e registrazione di materiale pedopornografico, con sospensione della pena e interdizione di cinque anni dall’esercizio di una professione a contatto con minori.
Martini ha aperto “la porta del suo trilocale sommariamente arredato, affittato al secondo piano di un vecchio palazzo parigino” e ha parlato con il giornalista Bernard Lions. I suoi rapporti sono oggi limitati a sei amici che si alternano in casa sua. Ha risposto “appoggiato alla parete bianca della sua cucina, con lo sguardo perso nel vuoto”.
➣ È consapevole che ora appare come un pedofilo agli occhi del grande pubblico?
«Non sono ancora riuscito a leggere cosa è emerso sul caso. Non ce la faccio. Ma so, perché sono in contatto con la mia ex moglie, che i miei due figli stanno soffrendo. Ecco perché… (lungo silenzio), mi scusi, ecco perché sto concedendo questa intervista. Cosa sanno le persone? Corruzione di un minore di 13 anni, possesso di materiale pedopornografico e una dichiarazione di colpevolezza».
➣ Non è la verità?
«Che il ragazzo avesse 13 anni è indiscutibile. Ma non lo sapevo. Questo è il primo punto. Per quanto riguarda le immagini, la polizia ha condotto un’indagine durata due anni e mezzo. È venuta a perquisire la mia casa parigina, così come la mia ex casa nell’Hérault, dove vivono la mia ex moglie e mia figlia. Ha recuperato il mio computer, era lì da una decina d’anni, telefoni, chiavette USB. Non hanno trovato niente. Ovviamente».
➣ Perché, “ovviamente”?
«Perché non sono… (fa di nuovo una pausa) un pedofilo. Sembra ch’io lo dica come giustificazione. Ma è la verità. Il filmato per cui sono stato condannato è stato trovato sullo smartphone del ragazzo. Ripeto: pensavo fosse un giovane adulto».
➣ Quindi non si considera un pervertito sessuale?
«Non sono in grado di sopportare la sofferenza dei bambini, gli abusi sessuali. Viene dalla mia storia personale. Ho passato cose complicate».
➣ Sta suggerendo di essere stato abusato sessualmente da bambino?
«Non voglio rispondere a questa domanda».
➣ È per questo?
«Non c’entra con le accuse. Ciò che ho vissuto, mi permette di sentire ancora di più la sofferenza dei bambini. Che si parli di abusi sessuali o di qualsiasi altra forma di sofferenza. Chi cresce in un ambiente non strutturato, può soffrirne. Questo potrebbe spiegare alcuni comportamenti. Non scusarli».
➣ Come siamo arrivati fin qui?
«Nel 2019-2020 ho attraversato i momenti peggiori della mia vita, in termini di depressione. La memoria traumatica esiste per tutti. Un giorno, senza sapere davvero perché, la merda viene fuori all’improvviso. Ecco cosa mi è successo. Il Covid mi ha chiuso ancora di più in me stesso. Durante il lockdown ho vissuto da solo, a Parigi. Sono andato su un social con uno pseudonimo e mi sono registrato su tutti i siti di incontri che esistono. Niente aveva più senso. Non era l’altro che contava per me, ma l’espressione del mio malessere totale. Come giocatore, ho sempre avuto molti difetti nascosti sotto un temperamento aggressivo in campo. Con i miei amici sono aperto e caloroso, allo stesso tempo ciò che rende la vera essenza di me è una incapacità di esprimermi. Ho sempre avuto un lato autodistruttivo».
➣ È quello che ha messo nel sesso?
«Sì. Sarei potuto cadere nella violenza, nell’alcool o nella droga. Tutte forme di distruzione che rientrano nell’ordine della pulsione di morte. Per me il sesso era un pretesto. Non una finalità. Ho fatto cose in cui non ero io».
➣ Per esempio ?
«Sebbene io sia eterosessuale, ho avuto esperienze omosessuali».
➣ È diventato dipendente da questi appuntamenti online?
«Ho conosciuto fisicamente una ventina di uomini e donne tra i 20 e i 40 anni. Un incontro non significa necessariamente sesso. Ho avuto rapporti con una dozzina di loro. Stavo cercando qualcosa che rasentasse il disgusto per me stesso. Il me stesso che non ero io. Era il forte sintomo di un malessere».
➣ Cosa l’ha trasformata in un predatore sessuale sul web?
«Se lo fossi, sarei andato su TikTok, dove ci sono i giovani e vanno i pedofili, come mi ha spiegato un poliziotto del Nucleo Tutela Minori. Non su Snapchat, dove ci sono molti adulti. È stato lì, su Snapchat, che il ragazzo mi ha contattato, verso maggio-giugno 2020. Non sono andato a cercarlo io».
➣ Non si è mai reso conto che si trattava di un minorenne di 13 anni?
«Mai. Ci siamo scambiati foto di nudo, in cui mi mostrava parti del suo viso, non tutto il volto. L’ufficiale di polizia giudiziaria ha riconosciuto che nelle foto sembrava essere un giovane adulto».
➣ Cosa è successo dopo ?
«Ci siamo detti: vediamoci. Lui viveva nel 13esimo arrondissement di Parigi; io all’epoca nel 16esimo. Gli ho chiamato un Uber. Quando è arrivato ai piedi del mio palazzo, mi ha detto che doveva andarsene e mi ha chiesto di ordinargli un altro Uber. Cosa che ho fatto. Quindi non l’ho mai visto e non l’ho più sentito. Fino a quando la polizia ha bussato alla mia porta lunedì 23 gennaio alle 6 del mattino».
➣ Qual è stata la sua prima reazione quando ha saputo delle accuse contro di lei?
«Quando ho scoperto era in realtà un ragazzino di 13 anni, sono rimasto sbalordito. Poi mi sono vergognato. Tanta vergogna… Tutto quel che dovrebbe fare di me un adulto, il senso morale, il senso di responsabilità, di etica: tutto si è frantumato ed è improvvisamente scomparso. Durante la mia custodia in polizia, ho saputo che è stata sua madre a chiamare il ragazzino per chiedergli di tornare, quando era sotto casa mia, e poi ha sporto denuncia per proteggere suo figlio. È logico e umano. Avrei fatto lo stesso. Il ragazzo è una vittima. Anche se mi dico che poteva finire vittima di un predatore, è tragico quello che gli è successo. Chiedo scusa a lui e alla sua famiglia. Mi scuso soprattutto con i miei figli, per il dolore e la sofferenza che infliggo loro, e naturalmente con la loro madre. Questo caso mette in discussione la mia immagine di padre. I genitori dovrebbero guidare e accompagnare. Ho fallito nel mio ruolo. Non ero nemmeno in grado di aiutare me stesso».
➣ Come immagina il suo futuro?
«Sto per compiere 53 anni e ne ho di più. La mia vita è un campo di rovine. Non mi illudo. A una riabilitazione non credo. Non esiste. Se digita il mio nome su Internet, pensa che apparirà: “Bruno Martini, due volte campione del mondo di pallamano?”. No verrà fuori questa storia. E se un giorno avrò dei nipoti, se li potrò vedere, mi chiederanno: – Nonno, cosa hai fatto nella tua vita? Mi sono messo in mostra nudo davanti a un ragazzino di 13 anni. È orribile. Dovrò convivere con questo senso di colpa e questa vergogna per aver fatto passare questo alla mia famiglia. Resterà con me, dentro di me. È questo senso di colpa che mi ha portato a una dichiarazione di colpevolezza, che è il suicidio sociale. Avrei potuto suicidarmi fisicamente. Non so cosa meglio, dopo tutto. Quel che è certo è che la mia vita è finita il 23 gennaio 2023».