Come funziona la Macchina Nadal

Senza fine, tu sei un attimo senza fine

Non hai ieri, non hai domani

Gino Paoli

 

   ➣  E alla fine Novak Djoković non c’era più. Sparito dall’orizzonte insieme con le polemiche. Venti giorni fa il tennis e noi guardoni eravamo concentrati sui suoi test, i suoi QR code, le sue esenzioni mediche, il suo passaporto ritirato, l’hotel balordo dello stato di fermo, insieme a immigrati che stanno là da nove anni e dei quali non sapremo mai più nulla. Dieci minuti dopo l’una di notte di domenica, ora di Melbourne, occhi e pensieri erano su questo demonio con la maglia lilla e la bandana verde, abbinamento sportivo e di classe, perfetto direbbe madame Sharapova che il dress code del campo lo disegna. Uno scarto deciso dal grigio della vigilia. Dalla cupezza alla luce. Tumaini Carayol sul Guardian ricorda allora gli exploit francesi di Alize Cornet e Gaël Monfils, la passione del pubblico per la coppia Kyrgios-Kokkinakis, la prossima grande speranza Carlos Alcaraz, due pioniere nel torneo jr come le 17enni Angella Okutoyi e Meshkat al-Zahra Safi, rispettivamente la prima giocatrice del Kenya e la prima dell’Iran a vincere una partita in uno Slam giovanile. Mette in fila tutti questi nomi e scrive che nonostante le ombre d’inizio torneo, a Melbourne Park sono state due settimane straordinarie, probabilmente non ci sarà mai più niente di simile. Questo ci ricorda che nessun giocatore è più grande di questo sport e che nonostante i suoi difetti il tennis ha la capacità di regalare grandi momenti, con i giocatori meno celebrati nei primi turni fino alla finale.

Cinque ore e 24 minuti di tennis che hanno messo Rafa Nadal definitivamente nel pantheon degli sportivi di ogni tempo. 

 

    parole Come Rafa racconta il suo trionfo

  ➣  In questo periodo che sensazioni ha provato? Paura, frustrazione, dolore?

«Qualcosa in più di paura e frustrazione. Mi piace quello che faccio. Il tennis è una passione. Non ho mai avuto il timore di dovermi fermare. Ho una vita abbastanza felice a parte il tennis, da non dovermi preoccupare di cosa succederà. Ma ho sempre avuto la speranza di continuare, questa forza mi ha spinto, ho sempre cercato di mantenere questa illusione, di continuare, di sentirmi di nuovo un giocatore, di nuovo un professionista, di nuovo competitivo. Vincere il torneo è stato incredibile, ma sentirsi di nuovo competitivo è una sensazione intensa quanto il successo».

  ➣  Quindi non ha mai pensato di ritirarsi, anche nei momenti peggiori di difficoltà o di dubbio?

«No, non ci ho pensato. Ma ehi… c’erano delle domande, c’era ancora la possibilità di provare a tornare in campo essendo competitivi». 

  ➣  Quando ha pensato che sarebbe stato possibile?

«Dopo l’operazione dell’11 settembre le cose non sono andate così velocemente come speravo. Solo due mesi dopo ho sentito che stavo migliorando e ho iniziato a vedere un po’ di luce. Ho fatto un piccolo passo avanti, ho iniziato ad allenarmi un po’ di più. Alternavo giorni buoni e giorni cattivi. Poi ho deciso che potevo andare a giocare ad Abu Dhabi e per me ha significato molto. Prendere il covid è stato l’ultimo passo. Ma almeno potermi allenare e giocare ad Abu Dhabi è stato molto importante».

  ➣  Che ne sarà del tennis, secondo lei, una volta che voi tre non sarete più in campo?

«Sarà quel che è sempre stato: il tennis continuerà. Non c’è giocatore che sia più importante del suo sport. Né Federer, né Djokovic, né io, ma nemmeno Borg, né McEnroe, né nessuno. Ogni anno ci sono quattro campioni del Grande Slam, nove Masters 1000. Andrà sempre avanti così. Certo che stiamo vivendo un momento molto particolare, che possiamo facilmente comprendere analizzando le statistiche di tutti e tre, sia in termini di regolarità che di longevità, ma sono convinto che il tennis sarà in buone mani anche dopo di noi. Ci saranno molti altri campioni, non vi preoccupate». 

  ➣  21 titoli del Grande Slam, cosa significano per lei?

«Uno in più di prima. Ma non è finita. Non è detto che 21 bastino, alla fine, per chiudere con il maggior numero di titoli della storia. Ma come dico da domenica sera, questo titolo, per come l’ho vinto, rimarrà indimenticabile. E voglio continuare per la mia strada, continuare a giocare a tennis, se ci riesco. Voglio giocare altri tornei e spero di poter fare una buona preparazione per la stagione sulla terra battuta».

  ➣  A che cosa ha pensato sul match point contro Daniil Medvedev?

«A che cosa ho pensato? Su, fai ‘sto punto». intervista di david loriot, l’Equipe

 

IL SUO CORPO

Come sono i cambiati suoi colpi per fermare l’usura

 

     Quando Rafa Nadal va in campo, secondo la ricostruzione di El Mundo, sviluppa una forza misurabile in 1176 newton. Ma i ripetuti guai fisici lo hanno obbligato a cambiare la maniera di giocare e il modo di portare i colpi. Ha dovuto riscrivere il suo tennis. Per alleviare il carico del ginocchio infortunato a Wimbledon, Nadal ha cambiato il modo di picchiare la palla col diritto. Prima il peso del suo corpo poggiava sulla gamba sinistra. Ora, girando l’anca, porta la flessione sull’altra gamba. Allo stesso modo ha dovuto modificare il rovescio a due mani. Adesso ruota i fianchi per alleggerire il carico sul ginocchio operato nel 2012, dove prima scaricava tutto il peso. Simon Cambers sul Guardian lo chiama un corpo che scricchiola ma che conta meno della volontà di chi lo abita. 

L’ex numero 4 al mondo Greg Rusedski, finalista a New York nel 1997, scrive sul Telegraph che se dovesse affidare la sua vita alla partita di tennis di qualcuno, vorrebbe che fosse Nadal a giocarla.  Ricordo ancora chiaramente quando l’ho visto per la prima volta. Ero a Maiorca. Lui aveva 15 anni, si allenava su un campo in terra battuta ed era spaventoso. Immagino che sia stato come chi vide Cristiano Ronaldo o George Best giocare a calcio per la prima volta. Pensavo solo: – Mio Dio, non voglio giocare mai contro questo ragazzo. Non avevo mai visto niente del genere. Aveva questo diritto straordinario e un livello di intensità sbalorditivo. Ho avuto la fortuna di allenarmi con lui qualche anno dopo, quando aveva 19 anni. Io stavo lasciando il tour, lui stava entrando e mi sono sempre sentito come se fossi a mezzo passo dalla palla. Era fuori dalla mia portata. Semplicemente: molto più bravo in tutto. Nel vedere Djokovic e Federer all’inizio, si poteva supporre che avrebbero avuto carriere fantastiche e vinto degli Slam, ma non ho mai pensato che mi avrebbero spazzato via dal campo. Se avessi voluto scommettere la casa su qualcuno in tenera età, quel qualcuno sarebbe stato Rafa. Ha mantenuto la promessa, anche se credo ancora che alla fine di questa era nel tennis, sarà Novak a essere considerato il più grande.

 

orizzonti Beve l’acqua di mare

La dieta da sportivo, con meno paletti rispetto a quelli di Djokovic, è un altro ‘must’ del maiorchino, che però da un po’ di tempo a questa parte ha aggiunto un ingrediente particolare: l’acqua di mare, che funziona un po’ come gli spinaci per Braccio di Ferro. La beve da qualche anno durante le partite. Un’acqua che viene dai Laboratorios Quinton, più precisamente della marca Totum Sport. L’aiuta contro la disidratazione, i crampi e le lesioni muscolari grazie agli elettroliti (minerali) contenuti nella bevanda. Nei quarti dell’Australian Open contro Shapovalov ha accusato un colpo di calore e perso 4 chili a fine partita. L’acqua di mare, in questo senso, è stata decisiva per fargli riprendere il ritmo e battere il canadesedi davide palliggiano, Corriere dello sport-stadio

 

LA SUA STRATEGIA

La tattica della finale spiegata bene

 

     L’analista di dati Craig O’Shannessy, curatore del blog Brain the Game, ha guardato dentro i numeri della partita di domenica e ha scoperto alcune connessioni utili a comprendere la strategia usata da Nadal per capovolgere la partita. 

La lunghezza media degli scambi nei suoi sei turni precedenti è stata di 4,05 tiri per ogni punto. Per la sua vittoria nei quarti di finale su Denis Shapovalov sono stati 3,11, poco meno che contro Adrian Mannarino nel turno precedente (3,55). Rafa ha raccolto i frutti di uno stile di gioco offensivo mentre avanzava nel tabellone, ma quando Medvedev si è presentato dall’altra parte della rete, ha arginato lo stile di gioco aggressivo di Nadal. Nel primo set la durata media dei colpi è stata di 6,27 colpi per ciascun punto. La durata più lunga nelle partite precedenti era stata contro Marcos Giron, di 4,75. 

Nel primo set della finale – dice O’Shannessy – sembrava che i giocatori stessero colpendo al rallentatore. Scambi più lenti e più lunghi hanno bloccato l’attacco di Nadal, mentre i suoi errori erano 23 contro i 10 del russo. Se il primo set è stata una faticaccia, il secondo lo è stato di più

La durata media degli scambi è aumentata a 6,83 colpi per punto. I rovesci slice stavano sostituendo i tipici dritti di Nadal. Nel secondo set sono stati giocati ben 28 punti con nove tiri o più. All’inizio del secondo set c’è stato uno scambio di 40 colpi. Nadal si è trovato a servire sullo 0-40 e 2-3 nel terzo set. Era a un passo dal pericolo. Una volta che ha tenuto ostinatamente il servizio, ha iniziato a giocare con più aggressività e ha cercato di forzare anziché aspettare. La durata degli scambi è diminuita, la potenza è aumentata e un’improbabile vittoria è nata dal rifiuto di farla finita. Nel quarto set la media è stata di 5,03 colpi, nel quinto di 4,31. Nel quinto set decisivo, ci sono stati meno scambi lunghi da nove tiri rispetto a prima: 15 nel primo set, 28 nel secondo, 15 nel terzo, 12 nel quarto, 11 nel quinto.

Dice O’Shannessy che una delle più grandi e più semplici strategie di tennis di tutti i tempi è semplicemente restare aggrappati alla partita. Quando le cose non vanno per il verso giusto, resistete. Non lasciatevi andare. Le cose cambiano. Le stagioni cambiano. La notte può trasformarsi in giorno. Venti titoli possono diventare 21 se restate aggrappati abbastanza a lungo da capire qual era il problema da risolvere

 

    | antagonisti Fabio Fognini che lo ha battuto negli Slam

  ➣  Come pensa reagirà Djokovic, altro suo amico, al sorpasso? «Per come lo conosco, penso che abbia il sangue che bolle nelle vene. Ma queste sono pure le sfide che gli danno motivazione. È molto competitivo, lo ha dimostrato in questi anni. Però Rafa è un altro come lui che se vuole ti vince anche Parigi e fa 22».

  ➣  Ma lei chi preferisce? «Non me ne vogliano Rafa e Nole, ma io nasco e resto Federeriano. Se devo comprare un biglietto, lo compro per vedere Roger».

Questi risultati dei coetanei, non le fanno venir voglia di tornare ai massimi livelli? «Fisicamente adesso sto abbastanza bene. Voglio cogliere ancora le chance, tornare a provare le emozioni di partite importanti prima di salutare tutti». intervista di federica cocchi, la Gazzetta dello sport

 

LA TESTA

A che cosa serve la catena dei tic prima del servizio 

 

Orfeo Suárez per El Mundo ha firmato un ritratto psicologico di Nadal, partendo da quelli che chiamiamo tic e che sarebbe più corretto definire una sequenza di gesti.

El Mundo dice che nel film Qualcosa è cambiato il Melvin interpretato da Jack Nicholson cammina sul marciapiede come se stesse camminando lungo linee che sono solo nella sua testa. A tavola tira fuori posate dalla borsa e le ripone sempre allo stesso modo. Ha un disturbo ossessivo compulsivo. Anche Rafa Nadal mette sempre l’asciugamano sulle gambe sulla sedia prima che inizi la partita, beve da due bottiglie differenti e le allinea in diagonale. Al servizio scarta una delle tre palle che gli vengono offerte e prima di servire si tocca lo slip dentro il pantaloncino, quindi la spalla sinistra, la spalla destra, l’orecchio sinistro, il naso, l’orecchio destro. Se gioca sulla terra battuta, pulisce le linee e colpisce i talloni con la racchetta. 

Nadal ha un disturbo ossessivo compulsivo? – si chiede El Mundo La risposta è no. Ha meccanizzato una routine per scrollarsi incertezze di dosso tra un punto e l’altro, e per mantenere la concentrazione, cosa di cui ha dato ancora una volta una prova epica

Carlos Rey, co-fondatore di UPAD Psicología y Coaching, conferma: «Non stiamo parlando di una sindrome, anche se il protocollo che sviluppa è simile a chi ne ha una. Quello che fa Nadal è stabilire delle regole quando non c’è il gioco, perché gli permette di non disordinare la coscienza, di non farsi assalire dal caos. È la stessa cosa che vediamo nei passettini di Cristiano Ronaldo prima di un rigore o di un calcio di punizione, oppure nel basket prima di tanti tiri liberi. 

Nadal non si fa aiutare da uno psicologo o un mental coach, un atteggiamento abbastanza insolito, ma mostra – scrive El Mundo – una maturità emotiva che non risponde solo al suo carattere, bensì a un lavoro programmato. Fare bene i propri compiti, orientarsi al gioco più che alla vittoria, giocare ogni punto come se fosse un capitolo a sé, meccanizzare i momenti in cui la palla non è in gioco per non uscire mentalmente dal gioco, sono alcuni dei tratti che gli psicologi osservano in questo viaggio dentro la sua mente, la sua arma migliore per invertire le avversità.

Il suo sostegno psicologico è stato a lungo zio Toni, il suo coach, il quale gli ripeteva che vincere è qualcosa che non puoi controllare, perché se Federer mette tutte le palle sulla linea sei perso. Puoi solo controllare il tuo gioco, portarlo al massimo. Fai il tuo gioco e fallo bene. Se non sei capace di vincere da solo, non aiutare il tuo avversario a batterti

Una delle cose su cui zio Toni insisteva con Rafa era di non lamentarsi. Le cose stanno così e tu devi giocare. Non mi piacciono le persone che si lamentano. Chi lo fa, non è disposto a cambiare la propria situazione gli diceva.

 

    L’EMPATIA

Perché ci piacciono i campioni eterni come lui

 

DI GIGI RIVA

 

Il 29 gennaio 2017, finale di Melbourne, Roger Federer, 35 anni e mezzo, contro Rafa Nadal, 30 anni e mezzo, il pubblico era tutto per Federer (vinse al quinto set). Il 30 gennaio 2022, finale di Melbourne Rafa Nadal, 35 anni e mezzo, contro Daniil Medvedev, quasi 26 anni, il pubblico era tutto per Nadal tranne alcuni spettatori che indossavano una maglietta con scritto “Roger” (ormai 41 anni e mezzo). Anche Novak Djokovic, 34 anni, prima delle autoinflitte peripezie vaccinarie, aveva raccolto applausi in stadi dove erano stati solo fischi. Persino l’antipatico per eccellenza, Jimmy Connors, riuscì a mietere consensi non quando vinceva Grandi Slam ma quando si trascinava con ostinazione sui campi ben oltre i 40 anni.

Esiste la gerontofilia sportiva. Avremmo voluto ancora in vasca Federica Pellegrini, abbiamo aspettato invano il colpo di coda di Valentino Rossi che negli ultimi anni vedeva da lontano il tubo di scappamento dei migliori. Ha stupito e lasciato l’amaro in bocca l’annuncio del ritiro del campione di football americano Tom Brady. Perdoniamo più volentieri che in passato lo spaccone Zlatan Ibrahimovic entrato negli “anta”. A Roma sarebbero felici se Francesco Totti organizzasse una conferenza stampa per dire: “Torno”. E facciamo il tifo perché Buffon, appena spente 44 candeline, batta i record di longevità. Guai se, a dispetto dei guai fisici, ci togliessero le magie di Lebron James. Esattamente come in passato abbiamo gioito ai ripensamenti di Michael Jordan quando si è rimesso la canottiera.

Gli eroi sportivi sono tutti giovani e belli anche, verrebbe da dire soprattutto, quando invecchiano. Ai loro tifosi di parte si aggiungono i neutrali o gli appassionati in generale. La cartina di tornasole è proprio il clamoroso rovescio di Melbourne. Il “giovane” Nadal fischiato cinque anni fa è il beniamino di tanta gloria e tanti acciacchi onusto di oggi. È il loro sconfiggere il tempo che commuove, la loro sfida alla mortalità agonistica in cui identificare il desiderio di prolungamento dell’esistenza in società dove l’aspettativa di vita si allunga. Ancora un minuto, ancora una vittoria per favore, ibernatevi, cristallizzatevi in un eterno presente, accompagnateci ancora nel tratto di strada da percorrere insieme. Così da illuderci che nulla è cambiato, che noi stessi non siamo cambiati se voi correte, saltare, picchiate, tirate nello stesso mirabile modo. Lo stesso papà di Slalom mi ha confidato che domenica mattina, nell’ammirare il dritto o le smorzate (le smorzate!) di Nadal si sentiva ringiovanito di vent’anni.

Lo sport è gioventù, è ricambio, è linfa nuova. Sarebbe. Poi capita che i ragazzini capaci di una qualche impresa li accogliamo con piacere. Ma gli chiediamo di fare un passo più in là, di fare spazio ai Dorian Gray che noi non possiamo essere.

 

  | pareri Pascal Bruckner sulla filosofia della longevità 

  ➣  Che cos’è la post-maturità?

«È il momento in cui le sfide si presentano in modo netto, l’ora in cui le domande di Kant – cosa posso sperare?, cosa posso conoscere?, cosa posso credere? – non possono essere evitate e bisogna dare risposte, non risposte accademiche però, bisogna metterle in pratica nella propria esistenza. A una certa età c’è un punto di svolta fra una maturità trasfigurata e una post-adolescenza e, per molti cinquantenni, la risposta è una tensione fra le due. Dice Oscar Wilde che la tragedia non è che uno sia vecchio, bensì che uno rimanga giovane. Il corpo appare vecchio, c’è una voce che ti sussurra che non tutto è possibile, però ti senti giovane, e allora devi negoziare, la vita è una negoziazione continua».

  ➣  Quali sono le armi per affrontare la longevità?

«La scienza ovviamente, e tutte le tecnologie per evitare la degenerazione cellulare e rimanere attivi, e questo è l’obiettivo del transumanesimo; poi un cambio di mentalità: nel 2050 nel mondo gli anziani saranno più del doppio dei bambini, quindi saranno un potere di maggioranza, per la prima volta nella storia». intervista di eleonora barbieri, il Giornale, 12 settembre 2020

 

  | impronte Un modello di virtù

Xavier Vidal-Folch su El País ha scritto che la bellezza più clamorosa dello stile Nadal non sta tanto nell’esibizione di virtù sportive su un campo macchiato dalle sue gocce di sudore. È nell’affetto filiale, ammirato, che ha mostrato verso il vecchio e leggendario Rod Laver. Ed è nel rispetto per l’avversario battuto, rivelato dalle sue parole a fine match. Come il figliol prodigo della Bibbia trova più calore in suo padre quando torna a casa, così l’audacia terrena di Rafa suscita più entusiasmo ora, perché contrasta con la percezione della sua vulnerabilità fisica e la sua età. Operaio in campo, Nadal è un gentiluomo fuori, un ragazzo squisito che non pronuncia mai parole offensive. Un portatore di valori civici. In altre parole, tutto ciò che dovrebbero praticare gli intellettuali e che invece manca.

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