Le gioie e i timori che la Coppa d’Africa promette

 Sostiene Alain Mabanckou che il calcio in Africa è un modo per spiegare ai nostri figli come fare la pace. Non conta da dove arrivi o di che colore hai la pelle, conta solo il talento. Le condizioni ideali sono due. Primo divertirsi, secondo perdere, perché le vittorie lasciano l’amaro in bocca”. Così disse alla rivista Nigrizia in occasione dell’uscita in Italia del volume da lui curato, La felicità degli uomini semplici, una raccolta di 14 racconti di autori africani (66thand2nd), nei quali si incontrano gol nei campetti delle missioni, amuleti e lucertole, ragazzine che al velo islamico preferiscono i tacchetti. 

“I bianchi non capiscono niente di calcio: non si riduce tutto al campo di gioco, esistono mondi paralleli, dice a un certo punto il gran sacerdote Mbuta Kimvuila nel racconto di Mabanckou. I bianchi, dice Ian Wright, ex difensore dell’Arsenal, hanno iniziato una narrazione piena di disgustoso razzismo per questa nuova Coppa d’Africa che comincia domenica in Camerun, paese che dovette defilarsi due anni fa lasciando l’organizzazione all’Egitto e che ora recupera la sua festa. Ventiquattro Paesi, ci sono tutte le vincitrici del passato tranne Repubblica Democratica del Congo (titoli nel 1968 e 1974), Congo (1972), Sudafrica (1996) e Zambia (2012). In compenso Isole Comore e Gambia celebrano la loro prima partecipazione storica. Così restano in cinque a non essersi mai qualificate: Ciad, Eritrea, eSwatini, Gibuti e Lesotho. A parte la RD del Congo ci sono tutte le altre nove squadre africane tuttora in corsa per un posto ai Mondiali: il 26 gennaio il sorteggio le accoppierà per i cinque play-off decisivo, da una parte le teste di serie Algeria, Tunisia, Nigeria, Camerun e Mali, dall’altra Egitto, Ghana, Senegal, Marocco e RD del Congo. 

 

Secondo la BBC resta tuttora una minaccia della FIFA sulla partecipazione dello Zimbabwe. Il governo viene accusato interferenza negli affari calcistici del paese. Esiste ancora la possibilità che lo Zambia ne prenda il posto, oppure che il girone rimanga monco. C’è tempo per decidere fino a lunedì. L’Algeria è la Nazionale detentrice del titolo, imbattuta da 34 partite, consegnata anima e talento alle movenze di Riyad Mahrez. Cerca la rivincita il Senegal di Sadio Mané, mentre l’Egitto fa affidamento su quello che è probabilmente in questo momento il numero 1 al mondo, Mohamed Salah. Alternative da pronostico: Ghana, Nigeria, Camerun, Mali.

 

La pandemia ha imposto una limitazione alle presenze negli stadi, con la capienza al 60% per la maggior parte delle partite e all’80% per quelle con il Camerun, a condizione che gli spettatori abbiano fatto due dosi di vaccino e abbiamo un test covid negativo. Secondo Our World in Data, solo il 2% del paese è completamente immunizzato. La squadra di Capo Verde è stata colpita da un focolaio nel suo campo di allenamento  e il Gambia ha dovuto cancellare due amichevoli, con più di metà squadra indisponibile. Positivi agli ultimi giri di tamponi, all’arrivo all’aeroporto di Yaoundé, il capitano del Gabon Pierre-Emerick Aubameyang e il centrocampista del Nizza Mario Lemina. 

Ci sono preoccupazioni per la sicurezza a Limbe, città nella regione sud-occidentale, interessata negli ultimi anni da una guerra civile scatenata da militanti locali con intenti separatisti. I gruppi armati sono in azione da cinque anni. Sostengono che le regioni anglofone del Camerun sono state emarginate dal governo a maggioranza francofono. Puntano alla formazione di un nuovo Stato chiamato Ambazonia. In città sono dispiegati veicoli blindati e sono presenti ovunque posti di blocco, dopo l’esplosione di una nuova autobomba nei giorni scorsi. Limbe ospiterà otto partite, due delle quali nella fase a eliminazione diretta.

 

Federico Monica, che con lo studio Taxibrousse opera in progetti e consulenze per la cooperazione internazionale con ONG e organizzazioni internazionali, ha scritto su Rivista Africa che il Camerun non ha badato a spese, costruendo nuovi stadi imponenti come il Paul Biya di Yaoundè, 60.000 posti a sedere costati la distruzione di decine di ettari di foresta e coltivazioni. Secondo il governo sarà il nuovo cuore pulsante della capitale del futuro, molto più probabilmente resterà l’ennesima cattedrale nel deserto”. È stato realizzato dalle imprese italiane Piccini e Maeg in periferia. Un’opera faraonica – scrive Rivista Africa – che porta il nome di Paul Biya, il controverso presidente in sella dal 1982, che ne ha promosso la costruzione nonostante la capitale del Camerun vantasse già l’impianto Ahmadou-Ahidjo, costruito nel 1972 proprio in occasione della coppa d’Africa e rinnovato nel 2016 per raggiungere una capienza di oltre 40.000 posti.

Gli interrogativi e le polemiche riguardano molti aspetti, a partire ovviamente dai costi. Si parla di 200 miliardi di franchi CFA, oltre 300 milioni di euro, a cui sommare le ulteriori centinaia di milioni per i nuovi impianti di Douala e per l’adeguamento degli altri cinque stadi che ospiteranno i match del torneo. Troppi soldi secondo gli oppositori e diversi commentatori internazionali, specialmente per un paese poco trasparente, fragile e che si trova ancora ad affrontare problemi strutturali, primi fra tutti la mancanza di democrazia e il conflitto irrisolto con le regioni anglofone dell’ovest.

 


I giocatori dei club italiani

Algeria: Bennacer (Milan) e Ounas (Napoli) | Camerun: Anguissa (Napoli) e Hongla (Verona) | Guinea Equatoriale: Machin (Monza) | Gambia: Sibi (Virtus Verona), Darboe (Roma), Bobb (Piacenza), Barrow (Bologna), Colley (Sampdoria) | Guinea:  Diawara (Roma) | Costa d’Avorio: Akpa Akpro (Lazio), Kessie (Milan) e Boga (Sassuolo) | Mali: Lassana Coulibaly (Salernitana) | Marocco: Amrabat (Fiorentina) | Nigeria: Aina (Torino), Ebuehi (Venezia) | Senegal: Koulibaly (Napoli), Mbaye (Bologna), Ballo-Toure (Milan), Keita (Cagliari) 


 

La maggioranza dei calciatori europei viene dai campionati di Francia (107), 51 dall’Inghilterra, 30 dalla Spagna e 15 dalla Germania. Tra i grandi assenti: il Marocco non ha convocato Ziyech e Mazraoui dall’Ajax, la Costa d’Avorio ha lasciato Fofana a Lens, la Nigeria non ha Onuachu.

Una tendenza nuova è la contrazione dei Ct europei. Sono scesi dai 12 di due anni fa (tra cui Seedorf al Camerun e Giresse con la Tunisia) a otto: sono i portoghesi Toni Conceição (Camerun) e Carlos Queiroz (Egitto), il bosniaco Vahid Halilhodžić (Marocco), il serbo Milovan Rajevac (Ghana), i francesi Patrice Neveu (Gabon), Patrice Beaumelle (Costa Avorio) e Didier Gomes Da Rosa (Mauritania), il belga Tom Saintfiet (Gambia). Sei anni fa i Ct africani in tutto il torneo erano appena tre. 

La Guinea Equatoriale è la Nazionale dall’età media più bassa (25.1), al suo opposto le Isole Comore (28.6). Il Ghana ha i giocatori più esperti (122 presenze complessive nel torneo), mentre sono a quota zero le due squadre esordienti più Sierra Leone, Malawi e Sudan. 

 

I campioni del Camerun

 

    Negli ultimi quattro giorni, l’Equipe ha dedicato una serie di servizi al calcio del Camerun, alla sua storia, ai personaggi di ieri e di oggi. Ha iniziato occupandosi della sua scuola dei portieri, quella che ha prodotto Songo’o, Alioum Boukar, Kameni, Onana, partendo dalla coppia di totem, Joseph-Antoine Bell e Thomas Nkono.  

 

«Come è nata questa scuola di portieri? È stato spontaneo – sono parole di Bell – e non era scontato, perché dove stavamo giocando non c’era erba. Era terra, sassi… Per strada tagliavamo la strada e mettevamo due sassi o due scarpe. Dovevi avere il coraggio di tuffarti. Abbiamo scoperto subito il dolore che faceva all’alluce colpire i sassi e le ustioni sul corpo. Sembravamo portieri di pallamano sul catrame. In casa mia avevamo due porte e con mio fratello facevamo oscillare una palla di cocco nel corridoio. Bisogna essere coraggiosi per prenderlo. Mi è piaciuto. Senza TV, radio o giornali, non si potevano avere riferimenti. Mi sono creato un mio stile. Ero un anti-portiere, non volevo giocare come quelli che vedevo in campagna. Il mio divertimento era tuffarmi. Una stella è quella che non assomiglia a nessun’altra. Il portiere ha tutto per essere una star, lo sguardo dei bambini cadrà sempre sul portiere perché non è vestito come gli altri. Io giocavo in bermuda di jeans e mi hanno notato. Avevo i guanti e gli altri no. Erano un po’ come guanti da forno con le ventose sulle mani. Sono stato un pioniere. Ad Abidjan giocavo in pantaloni. Non si era mai visto prima. Con N’Kono siamo stati ispiratori e precursori. Abbiamo spinto gli altri. Il padre di André Onana viveva nel quartiere di mia madre». 

 

Ieri le due pagine sono state dedicate a Roger Milla, rivelatosi nel 1982 in Spagna e divenuto un eroe otto anni dopo al Mondiale italiano, dove da 38enne riserva ha segnato quattro gol e quasi portava il Camerun in semifinale. 

Chi lo avrebbe immaginato – scrive l’Equipe– qualche mese prima, mentre si godeva un sereno fine carriera a Reunion, tra i dilettanti, con partite comode e sole confortante? Ci volle l’addio di Théophile Abega, nel dicembre 1989, perché il ​​suo straordinario talento fosse ricordato a tutti. Il resto lo sappiamo, con il un governo che soffiò il suo nome a Valeri Nepomniachi, l’allenatore. E quando l’ordine arriva dall’alto, un allenatore in Camerun non resiste mai

Così il giornale francese ricorda di quando Spike Lee gli mandò una limousine perché prendesse parte a una festa insieme con i compagni di squadra. Lui salì a bordo, altri lo seguirono in autobus. Maboang Kessac, uno di loro, ricorda di quando per la Giornata mondiale della carestia a Roma, anno 1993, Milla gli disse: vieni con me, ti faccio conoscere un tipo. Era il Papa. Quando uscirono dall’ascensore, si trovarono faccia a faccia con Madre Teresa

In queste ore, Roger Milla non è particolarmente popolare nel Maghreb. Ha fatto arrabbiare cittadini e tifosi del Nord Africa dicendo che sono sempre loro a causare problemi alla Coppa d’Africa. In una intervista con la francese TV5 Monde ha suggerito che questi paesi non dovrebbero nemmeno competere nel continente africano. «Dovrebbero andarsene a giocare in Europa, in Asia o altrove».  

 

Il servizio di stamattina è invece per Frank Anguissa, centrocampista del Napoli. All’uomo che lo portò in Europa, suo padre disse: «Se puoi aiutare mio figlio, allora è tuo figlio. Si sono resi conto che era la fortuna di una vita, anche se all’inizio pensavano che milioni di bambini giocano a calcio, perché avrei dovuto avere successo proprio io?».  

Anguissa non è mai passato attraverso un centro di addestramento. La sua giovinezza – scrive il giornale francese – in un ambiente operaio ha plasmato la sua filosofia, che si basa sul rifiuto di arrendersi. Il calcio come un’ancora di salvezza.

«Quando sei nato povero come me – dice Anguissa – hai una voglia incredibile di riuscire. Non vuoi che i tuoi figli rivivano le stesse cose, vuoi uscirne. Ecco perché ho così tanta determinazione. Quando mio padre sente per strada: – Ehi, questo è il papà di Anguissa, ne va orgoglioso. E anch’io. Non c’è niente di più bello che vedere un figlio avere successo».   

 

Al Napoli – dice l’Equipe – ha convinto tutti in quattro partite

«Non ho mai pensato di tornare a casa – dice lui – anche quando le cose non funzionavano, non ho mai pensato di fallire. Non avevo scuse. E posso andare ancora più in alto. Voglio essere un grande giocatore del Camerun, scrivere la storia come Roger Milla, voglio la Coppa, voglio andare al Mondiale. Queste sono le cose che ho sognato. Non devo essere il capitano per essere un leader. Ci sono giocatori più anziani che devono avere la fascia al braccio:  Aboubakar, Ngadeu, Choupo-Moting. Per rispetto, ho già detto loro che non la accetterò mentre sono qui. Dopo, lo vedremo». 

Si dice innamorato di Real e Barcellona, tutt’e due, allo stesso tempo. «Come può non piacerti una partita così?».  

 

in tv domenica 9 gennaio ore 17 Discovery+: Camerun-Burkina Faso | 20 Discovery+: Etiopia-Capo Verde

 

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