Un anno senza Maradona: parole d’autore per Diego

Un anno senza Diego

 

      parole d’autore Diego e gli scrittori sudamericani

“All’alba, Dona Tota è arrivata in un ospedale nel quartiere di Lanús. Portava un bambino nella pancia. Sulla soglia, ha trovato una stella, a forma di spilla, distesa sul pavimento. La stella brillava da un lato e non dall’altro. Questo succede con le stelle, ogni volta che cadono a terra e si ribaltano a terra: un lato è d’argento, fanno scintillii che evocano le notti del mondo, e dall’altro sono di latta. … Questo idolo generoso e solidale è stato in grado di segnare, in soli cinque minuti, i due gol più contraddittori dell’intera storia del calcio. I suoi devoti lo adorano per entrambi: non era solo degno di ammirazione per il gol dell’artista, il ricamo della malizia delle gambe, ma anche, e forse di più, per il gol da ladro, quello che la sua mano ha rubato” – di eduardo galeano, El Parto, nel libro Cerrado por Fútbol

 

“Maradona è stato condannato a credersi Maradona, costretto a essere la star di ogni festa, il bambino a ogni battesimo, il morto a ogni veglia. Più devastante della cocaina è il successo” – di mario benedetti

 

“Anche se il primo gol è rubato, l’altro è infinitamente più enorme e oltraggioso. Parte dal centro, dalla sua metà del campo, così che non c’è dubbio che quello che sta per fare nessuno l’abbia mai fatto prima. E sebbene sia vestito di blu, indossa la bandiera. La porta in una mano, anche se nessuno la vede. Comincia a stendere gli inglesi per sempre. E li sta liquidando uno per uno, muovendosi nel calore di una musica che loro, poverini, non capiscono. Non prendetemi in giro con il fatto che dovrei misurarlo con lo stesso metro con cui pensate io dovrei giudicare gli altri mortali. Perché gli devo questi due gol all’Inghilterra. L’unico modo che ho per ringraziarlo è lasciarlo in pace con le sue cose” – di eduardo sacheri

 

“Non mi importa di cosa Diego ha fatto della sua vita, mi importa di quello che ha fatto della mia” – di roberto fontanarrosa 

 

“Maradona è la grande storia di questo Paese. Una grande storia non ancora finita. Ecco perché non potete contare su di me per crocifiggere Diego” – di osvaldo soriano 

 

“Il giocatore sa di aver fatto quarantaquattro passi e dodici tocchi, tutti con il piede sinistro. Sa che l’azione durerà dieci secondi e sei decimi. Quindi pensa che sia ora di spiegare a tutti chi è, chi era e chi sarà fino alla fine dei tempi. … Mi viene voglia di spiegare al mondo quante poche gioie abbiamo avuto negli ultimi venti anni, quasi tutte sono venuti con la tua firma. In futuro nessuno ricorderà che eri uno spaccone. Diranno che eri capace di sollevare un popolo triste e farlo impazzire di gioia, di renderlo felice anche nei tempi più. Che tutto questo non muoia, ti prego” – di hernán casciari

 

“Oggi il tuo tempo è reale, nessuno lo inventa / E anche se gli altri dimenticano le tue feste / le notti senza amore sono lontane / e il dolore che scoraggia / la tua età da altre epoche si nutre / non importa cosa dicono gli specchi / I tuoi occhi non sono ancora vecchi / e guardano senza guardare oltre / Avrai la tua vita e la tua morte / È passato un altro anno e un altro anno / Hai sconfitto le tue ombre, alleluia” – di juan villoro

 

“Un grande giocatore? Più di questo: una di quelle divinità viventi che gli uomini creano per adorare. Maradona è un mito perché gioca meravigliosamente, ma anche perché il suo nome e il suo viso sono immediatamente impressi nella memoria” – di mario vargas llosa 

 

 

sguardi Il cuore di Diego

“Avevamo accettato l’idea dell’autopsia, anche se non ci piaceva immaginare il tuo corpo, che tanta gioia sfrenata aveva regalato a milioni di appassionati, oggetto di una dissezione anatomica. Avevamo saputo che avevi smesso di respirare così prima del tempo, che non avremmo più potuto immaginare e desiderare di rivederti, piccolo e gigantesco com’eri, magari sulla tribuna di quello stadio che giustamente si chiama come te, perché è stata casa tua e lo rimarrà per sempre. Avevamo saputo quello che c’era da sapere, e il dolore era stato immenso, come quando ti dicono che un fratello, un amico, qualcuno dei pochi che ti toglie l’amarezza della vita di dosso al solo pensiero, se n’è andato per sempre. E adesso il cuore. Ci arriva la notizia, perfidamente, inutilmente, dannosamente diffusa che nella cassa dove dormi non c’è il tuo cuore. … Giocate pure con quel pezzo di carne, dirai da lassù sorridendo. Perché il mio cuore, quello vero, l’ho lasciato in eredità a tutti i bambini che nei cortili volano a braccia alzate verso una curva immaginaria. E loro, credete a me, se lo terranno stretto. Grande com’è” – di maurizio de giovanni, la Stampa

 

mondi Il sentimento di Baires

“L’idea che Diego fosse l’oggetto della fede degli emarginati e di coloro che avevano bisogno di sapere che Dio è vicino, l’aveva formulata, tra gli altri, il semiologo argentino Eliseo Veron, che con Juan Sebastian detto “La Bruja” (La Strega) condivideva il cognome e con Umberto Eco la passione per il gioco delle bocce. Un’icona popolare come Carlos Gardel ed Evita, la paladina dei descamisados vestita dallo stilista peronista Paco Jamandreu, contraddizione insanabile almeno quanto quella del Maradona castrista avvolto in accappatoi Versace. Una incontenibile macchina verbale, per il sociologo del fútbol Pablo Alabarces, capace di formulare frasi entrate nella cultura di massa, e un indiscutibile generatore di felicità: «se gli anni più felici dei lavoratori argentini sono stati quelli del peronismo – rilancia Alabarces – i momenti più felici degli ultimi 50 anni sono stati maradoniani». Ma se dare e ricevere sono la stessa cosa, se ogni vero regalo è reciproco, come disse Borges in uno dei suoi ultimi prologhi (fatta eccezione per «l’indifferente moneta che la carità cristiana lascia cadere nel palmo del povero»), allora è lecito credere che la felicità dell’Argentina sia stata anche la felicità di Diego”. – di paolo galassi, Avvenire

 

mappe Il sentimento di Napoli

“Qui non è mai morto. Anzi, Napoli è fatta di milioni di Maradona, ognuno dei 35 milioni di tifosi azzurri nel mondo ha il suo. Diego si è come moltiplicato in un labirinto di passioni che non si scolorisce con gli anni  C’è un Maradona che la città custodisce gelosamente. Ogni napoletano ha la sua luce e il suo buio, le sue «smarginature» direbbe Elena Ferrante e la sua Lila dell’«Amica geniale», ma poi ci si ritrova intorno a quegli anni, a quei racconti, a quei murales” – di valerio piccioni, la Gazzetta dello sport

 

opinioni Una lezione, forse un’eredità

“Maradona è stato il catalizzatore. Volevamo uno che togliesse i tubi innocenti, che portasse la squadra a vincere al Nord, contro la Juve, qualcuno che col fango plasmasse nuove figure e nuove storie, qualcuno che con eleganza e con quei palleggi delicati e meravigliosi ti costringesse a guardare nello stesso tempo il basso e l’alto, la linea dritta e la serpentina. Ci abbiamo creduto e ci continuiamo a credere, tanto è vero che a un anno dalla morte di Diego Maradona ne stiamo ancora parlando con la stessa intensità di un tempo e ricordiamo gli stessi aneddoti di quel tempo. Anzi, ogni giorno qualcuno ne aggiunge altri, un ricordo personale, un’impressione. E sempre sosteniamo l’ipotesi catalizzatore, lui ha migliorato la città, lui da solo, caricandosi sulle spalle un dolore collettivo. Maradona stesso ha recitato questo ruolo, finché ha potuto, finché ha resistito, finché la città non è diventata qualcosa di diverso per lui, una gabbia. Vista la parte della storia che non raccontiamo spesso, cioè le difficoltà che Maradona ha avuto con Napoli e con sé stesso, uno potrebbe dire, beato il popolo che fa a meno di santi e di eroi, e tuttavia che dire: c’è chi ha atteso sotto casa di Maradona solo per vederlo un attimo, c’è chi ha fatto carte false per conoscerlo, ed è difficile dire ora qualcosa di sensato sul popolo desideroso di santi. Forse nell’elaborazione del lutto dovremo fare i conti con questa idea di catalizzatore, insomma se vogliamo migliorare la città e tenere fede al genio di Maradona dobbiamo provare ad essere tutti dei catalizzatori, giocare in squadra, come si dice in gergo sportivo non è mai stato così importante come oggi, per la città di Napoli e per il Mondo: è la grande lezioni di Maradona che durerà nel tempo”. – di antonio pascale, il Mattino

 

L’ultima accusa

“Due giorni fa Mavys Alvarez, che ha incrociato Maradona a 16 anni, ha denunciato le violenze subite: drogata, spinta a rapporti sessuali in un’età in cui si dovrebbe scegliere solo che cosa mettersi. Bastava guardare le foto con la bambina bionda stretta all’uomo di grande fama e nessuna coscienza per sentirsi a disagio. Non sembrava la stessa persona salita sul palco dei Queen. Non era solo invecchiato, il cuore lo aveva già perso. Più passa il tempo e più Freddy Mercury diventa icona, più passa il tempo e più Maradona diventa uomo, ma quello scatto insieme, li lega in un momento che riesce a non passare mai”. – di giulia zonca, la Stampa

 

carnet Il film di Sorrentino in sala

“I ritmi e i toni sono soprattutto quelli delle commedie di Eduardo De Filippo. La seconda parte è un romanzo di formazione disincantato e malinconico, con la scoperta del sesso e del cinema da parte del protagonista (Filippo Scotti); il ritmo si distende ed è meno travolgente. Ma colpisce, in generale, la sobrietà che spontaneamente il regista ha messo in opera nello stile, nella musica, nei movimenti di macchina, nelle battute, nei dettagli onirici quasi mai ostentati. E viene resa in maniera originale, senza smielature di modernariato, anche l’aria di Napoli all’epoca di Maradona, spesso vuota o notturna, come appunto visitata in sogno” (Emiliano Morreale, Repubblica) 

 

      titoli |  Il Giornale: “È la mano di Sorrentino a dipingere un gran film” | “Maradona inferno, paradiso e riassunto dei nostri sogni” – Diego è ancor oggi gioia, estasi, magia, lacrime, rabbia, rimpianti, sofferenza e avvoltoi che volano sul suo mito | Intervista a Lothar Matthaeus: «In campo era il migliore di tutti, che stimolo giocare contro di lui» 

Corriere del Mezzogiorno: “Non c’è pace per il Pibe, l’artista sbaglia la statua (con la palla sul destro). Ed è lite sulla sua effige” – L’autore corre ai ripari, ma i social non gli perdonano l’errore

Il Mattino: “Bimbi a Montesanto. «Giochiamo per te»”. – La Maradona Cup Junior sul campo del Parco Ventaglieri. In campo 20 squadre composte da baby calciatori dai 9 ai 12 anni. Le prime partite dalle ore 17. «Soltanto la passione e un pallone, così bisogna ricordare Maradona». L’organizzatore Visone: La risposta d’amore a quella Coppa del business organizzata in Arabia Saudita

Il Messaggero: Intervista a Ottavio Bianchi. «Eroe fragile, felice solo col pallone» – Il tecnico con cui vinse il primo scudetto nel 1987. «Voglio ricordarlo allegro che si rotola nel fango, lontano dalle pressioni. Lui è sempre dentro di me» 

Corriere dello sport-stadio: “Napoli è di Diego” – Statue nello stadio che porta il suo nome, flash mob, tornei, mostre. Ieri i vecchi compagni hanno pregato con il Papa | “Maradona, il Paradiso e una scarpa” (di Italo Cucci) | “Ma che ci pensi, è un anno che ti amiamo davvero” – Il lamento dei tifosi del Pibe: adoravamo un ragazzo fragile (di Mimmo Carratelli)

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