Come si guida su due ruote a 362 km orari

 

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Come si guida su due ruote a 362 km orari

  C’è un uomo che per la prima volta ha guidato una moto oltre la soglia dei 360 km orari. Trecentosessantadue virgola quattro, a dirla tutta: per i notai. Nuovo primato di tutti i tempi in MotoGP, lungo il rettilineo da 1.068 metri presente sulla pista di Doha. Ha trent’anni. È un francese nato in Costa Azzurra, a Cannes, e quando si presentò in circuito si vantava di non avere tatuaggi, di non aver mai portato gli occhiali da sole né un cappellino personalizzato, di non avere Twitter, non usare il telefonino e di non sorridere solo perché glielo chiedevano gli sponsor. Johann Zarco si presentò come un tipo dalla discrezione bizzarra (o dalla discreta bizzarria), ma in quattro anni ha fatto in tempo a farsi definire scorretto da Valentino Rossi, irresponsabile dai fratelli Espargarò e «un mezzo assassino» da Franco Morbidelli. Per la sua disinvoltura – diciamo – nell’interpretare i sorpassi e la corsa. Però gli piacciono le canzoni di Jacques Brel e George Brassens. Uno strano campione. Un anti-divo, in questo circo dove c’è chi cura in modo ossessivo la propria immagine scrisse di lui Massimo Calandri su Repubblica.

Paolo Lorenzi sul Corriere della sera ha paragonato il circuito di Losail a una pista di decollo. Se da un lato gli appassionati ne possono restare impressionati, forse anche affascinati, dall’altro i piloti iniziano a riflettere sui rischi”. Il Mugello ha un rettilineo persino più lungo (1.141 metri).

C’è poi un ragazzo che al terzo anno in MotoGP per la prima volta ha guidato la sua moto fino alla pole position. Ha vinto un titolo mondiale nella classe inferiore e ha la faccia del compagno di banco che ti passa il compito. Facile al sorriso, tipo dolce e educato capace di diventare duro e implacabile, ha scritto di lui Pasini sul Corriere della sera. È detto Pecco, sta per Francesco, Francesco Bagnaia, torinese, 24 anni, giro più veloce in Qatar, sebbene abbia una lumaca tatuata. Il suo papà si chiama Pietro come quello di Max Biaggi e la sua mamma Stefania come quella di Valentino Rossi. Correva in offshore. Non lui. La mamma. 

Tutt’e due, Zarco e Bagnaia, sono in sella a una Ducati, nel Mondiale con 7 piloti italiani. Antonio Castaldo sul Corriere della sera scrive che l’ingegner Gigi Dall’Igna mantiene il più stretto riserbo sulle ragioni dell’exploit , ma più di un osservatore pone l’accento sulla nuova carena con i convogliatori di flusso rivolti verso il basso. Aerodinamica. 

Valentino ha fatto il quarto tempo. In prima fila con Bagnaia ci saranno Quartararo e Viñales. El País già parla di un Mondiale senza padrone. Aspettando Márquez. Nel senso di Marc.

 

  voci Fabio Quartararo | «I commenti delle persone devono entrare da un orecchio e uscire dall’altro. Ho passato un periodo difficile per gestire quest’ultima stagione. È meglio dire le cose a sé stesso e lavorare in modo sano. Era la prima volta che mi trovavo in testa a un Mondiale e che vincevo una gara in Moto GP. Poi abbiamo avuto problemi al motore, all’elettronica… ho subito capito che non avevamo tutte le carte in mano, che non avevo la moto per vincere e mi sono detto che dovevo fare di più. Questo surplus mi ha portato a cadute e scarsi risultati. Era una pressione extra»

«Non voglio essere frustrato per aver perso un’opportunità. Ho imparato tanto. È stato un anno importante anche se il risultato finale non è stato molto positivo. Se prendiamo gara per gara, penso che abbiamo avuto una grande stagione. Non dico di essere contento per essere arrivato ottavo ma non voglio stare a ripetermi le cose che non sono andate bene. Voglio ricordare quelle positive: tre vittorie, le pole e tanta esperienza».

«Mi sono reso conto che il mio problema era come mi guardano gli altri. È stato lo psicologo a spiegarmelo e ha colpito nel segno. Se mi avessero fatto la domanda prima di andare da lui, avrei detto che degli altri non mi importava. È strano andare da uno psicologo ma ci tornerò per tutto il tempo necessario, perché mi aiuta. All’inizio non volevo crederci».

intervista di romain donneux, l’Équipe

 

La nuova Formula 1 più equilibrata che sta nascendo in Bahrain

    Il punto non è tanto che in pole position nel primo GP dell’anno a Sakhir ci sia Verstappen (quarta volta in carriera) e non Lewis Hamilton che ne ha messe insieme novantotto. Questo è il campo del chi, ma forse ha un senso tenere gli occhi stamattina sul campo del come, o meglio ancora del quanto. Quattro mesi fa in Bahrain la Mercedes del campione del mondo dava 4 decimi alla Red Bull dell’olandese e adesso li ha presi. Non solo. Hamilton dava due secondi e un decimo di distacco a Leclerc e adesso sono meno di tre decimi. C’è una Alpha-Tauri tra le prime cinque (Gasly) e c’è una Red Bull fuori dalle prime dieci (Pérez). Aspettando la gara che è sovrana sulla pole, come la pole è sovrana sulle prove libere, il sospetto è che qualcosa si sia rimescolato. Quel che non cambia è il rendimento di Vettel: con il terzultimo tempo in Q1, davanti ai soli Schumacher e Mazepin sulle loro Cenerentol-Haas. 

In diretta su Sky Sport, Carlo Vanzini faceva notare ieri che nelle coppie, tra compagni di squadra, sono andati meglio i piloti che non hanno cambiato macchina. Perché c’è stato meno tempo tra la fine della stagione 2020 e l’inizio della 2021. Con l’eccezione di Ricciardo e Alonso: i più esperti. Per Fulvio Solms sul Corriere dello sport-Stadio si tratta di un bel ricominciare, con qualcosa di nuovo da scoprire e raccontare.

Giorgio Terruzzi sul Corriere della sera chiarisce che la Ferrari non può vincere, farà fatica a confermare in gara il risultato delle qualifiche, ma in pochi km ha segnalato una reattività dei progettisti provvidenziale, pensando alla creatività, alla qualità, alla concretezza da applicare alla Ferrari del prossimo anno, quando tutti avranno l’opportunità per puntare al ruolo prima forza

 

in tv oggi ore 17 Sky Sport 1 e F1: GP Bahrain | 19 Sky Sport 1 e MotoGP: gara Qatar

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