Che cosa chiede il PSG a Pochettino

    Venti anni dopo aver messo la sua maglia da calciatore, Pochettino ha firmato per il PSG da allenatore. Resta da domandarsi che cosa il club gli chieda, che cosa si aspetti da lui. Nessuno cerca più il suo Ferguson. Non esiste nel calcio il tempo dell’attesa, meno ancora a Parigi, dove la proprietà del Qatar è arrivata al sesto allenatore in nove anni e mezzo. Ne hanno cambiato in media uno ogni 19 mesi. Significa che il PSG è disposto a concedere finora un arco d’esperienza di tre gironi. In piena coerenza Pochettino ha firmato per un anno e mezzo. 

Che cosa chiede il quinto club più ricco del mondo a un architetto di squadre in un anno e mezzo? 

Che gli chieda di vincere è chiaro ma neppure il traguardo dell’ovvio basta per avere a Parigi una carriera lunga. Antoine Kombouaré fu il primo a essere esonerato dagli sceicchi nel giro di pochi mesi. Aveva fatto in tempo a prendere una Coppa, era primo in classifica, Leonardo chiamò Ancelotti. Persero il campionato, vinsero quello dopo, non bastò. Laurent Blanc ha portato undici titoli, Unai Emery sette e Thomas Tuchel se n’è appena dovuto andare lasciandone sei e una finale di Champions mai raggiunta prima, la terza media punti della storia (2,35), il primo posto nella percentuale di vittorie (75,6%)

Non è solo una bizzarria da straricchi. Prende il posto di Tuchel quel Pochettino che al Tottenham subì la stessa sorte, un esonero pochi mesi dopo la vetta di una finale europea mai toccata prima. Il paradosso parigino consiste proprio nel rivolgersi a lui, che in 513 partite all’Espanyol, al Southampton e al Tottenham non ha vinto un solo trofeo. È il segno di una implacabile insoddisfazione presente in molte proprietà. Se vincono, vogliono divertirsi. Ma se si divertono soltanto, vogliono tornare a vincere. 

Damien Degorre su l’Équipe ha scritto che l’argentino dovrà gestire uno spogliatoio composto esclusivamente da stelle o, comunque, da giocatori che hanno introiti da star. Al Tottenham, la squadra non era così ricca, in ogni senso della parola

Pochettino è un allenatore che sa tenere insieme carisma, calore umano e durezza. Quando iniziò la sua carriera, aveva fama di essere un inflessibile, un rigoroso negoziatore di nulla. Ora lui stesso confessa di essere diventato l’opposto, un uomo più disponibile a condividere tutto ciò che può essere condiviso. Sarà la chiave per tenere dentro la cornice del suo calcio collettivo, l’individualismo da collezione di figurine del PSG. 

(uscito parzialmente su Corriere dello sport-Stadio)

 

Spagna

  2-0  Anche senza Ramos, con un gol di Lucas Vazquez e uno di Asensio, il Real ha vinto contro il Celta la partita tra le due squadre più calde della Liga (16 punti su 18 nelle ultime sei giornate). 

Filippo Maria Ricci sulla Gazzetta dello sport spiega stamattina che al Madrid danno fastidio le squadre poco coraggiose, avare, contratte. Il Celta di Coudet è generoso, aperto, senza preoccupazioni. Il rombo del centrocampo del Celta è qualcosa di inedito o desueto in Liga e in queste prime settimane la scelta «argentina» del Chacho Coudet ha sorpreso gli avversari. Zidane evidentemente ha studiato la cosa, si è preparato bene ed è riuscito ad evitare che il giocatore più in forma della Liga, Iago Aspas, entrasse in gioco

David Álvarez su El País scrive che il Real è tornato alla sua forza post-lockdown. Asensio inizia a trascinare il gioco quando prima sembrava contemplarlo. Il resto ha funzionato come sempre. Kroos ha scandito ritmi, spazi e distribuito qualche tacco. Dopo aver recuperato il miglior Asensio, il prossimo in lista è Eden Hazard, a cui Zidane ha concesso ancora 20 minuti

 

la classifica Real Madrid 36, Atlético Madrid 35, Real Sociedad e Villarreal 29, Siviglia 27, Barcellona 25, Granada 24

 

in tv oggi ore 14 DAZN: Athletic Bilbao-Elche | 16.15 DAZN: Alavés-Atlético Madrid | 18.30 DAZN: Real Sociedad-Osasuna | 21 DAZN: Huesca-Barcellona

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