Garbiñe Muguruza si sta preparando a Marbella con la sua coach Conchita Martínez per gli Australian Open, dove arriverà dopo aver giocato prima ad Abu Dhabi. La spagnola nata in Venezuela, ex numero 1 al mondo, due Slam vinti in carriera, ha parlato di programmi e ambizioni in una lunga intervista con Nacho Albarrán per Diario AS, ricordando le sue due esperienze extreme con le quali si è confrontata nell’ultimo anno e mezzo: la scalata del Kilimangiaro e alcuni giorni di addestramento con la Guardia Civil: immersioni subacquee, soccorsi in montagna e in mare, interventi di polizia.
«Il Kilimangiaro era un’idea che non aveva niente a che fare con il tennis. Mi piace uscire dalla mia comfort zone, trovarmi in situazioni difficili, aumentare la capacità di affrontare i momenti in cui non mi sento a mio agio, la mia capacità di soffrire. Fisicamente mi ha aiutato, ma non è scalando una montagna che ho migliorato i colpi lungolinea. Andare con la Guardia Civil: volevo farlo da anni ma non esisteva alcun programma per civili. Non ho fatto esattamente quello che fanno, ma per un giorno intero sono stata insieme con loro. Sono rimasta sorpresa nel vedere persone che si dedicano a situazioni di paura e panico. Parlare con loro mi ha arricchito, ho tirato fuori cose per poterle applicarle al mio lavoro. Forse mi ha giovato in termini di atteggiamento, un ambito in cui sono migliorata molto. Affronto i momenti di difficoltà con più serenità e calma. Il mio sangue non ribolle o forse lo nascondo meglio. L’esperienza di aver passato un brutto periodo mi ha aiutato e mi sono calmata. Tutti i giocatori di tennis affrontano l’angoscia, dalla prima partita tra gli junior all’ultimo giorno. C’è sempre una ragione. Non va via nemmeno quando hai vinto qualcosa o sei stato il numero uno, quando pensi di giocare senza pressioni. Ma devi renderti conto che non morirai per ogni pensiero da affrontare».