Il peso delle scarpe magiche nei record del mondo di Cheptegei e Gidey 

atletica leggera

Il peso delle scarpe magiche nei record del mondo di Cheptegei e Gidey 

 

  L’atletica si è confermata sport numero 1 nel disgraziato 2020 della pandemia mercoledì sera, quando da una serata di fine stagione, in un evento studiato di proposito, sulla pista di Valencia sono sbucati due primati del mondo: Joshua Cheptegei ha battuto il record dei 10 mila metri correndoli in 26’11″00 e limando di sei secondi il precedente tempo di Kenenisa Bekele, vecchio di quindici anni, mentre pochi minuti prima, la 22enne etiope Letesenbet Gidey aveva corso i 5 mila metri in 14’06”65, migliorando a sua volta di quasi cinque secondi il limite della connazionale Tirunesh Dibaba, stabilito a Oslo nel 2008. 

Sean Ingle sul Guardian ha subito ricordato ieri mattina che entrambi i primati sono arrivati grazie alle scarpe più veloci di sempre, le Nike Zoom X Dragonfly e alla magica soletta in carbonio da 25 millimetri che consente vantaggi ormai certificati fino al 4-5%, scarpe comunque approvate dalla federazione internazionale World Athletics che nei mesi scorsi ha definito i millimetri di rialzo oltre i quali non si deve andare in pista. 

È il grande argomento di discussione dentro l’atletica da 18 mesi. È un grande tema in assoluto.

Marco Bonarrigo su Corriere della sera parla di storia riscritta e ha sentito Stefano Baldini, oro olimpico nel 2004 ad Atene. «Questa disparità tecnologica non è accettabile in uno sport dove tutti dovrebbero partire alla pari. Mi preoccupa anche l’aiuto che le suole possono offrire in prove come i 200 e i 400 metri dove l’elasticità del carbonio potrebbe cambiare i valori in campo». A proposito dell’uso massiccio delle lepri, aggiunge: «In nazioni come il Kenia i talent scout lavorano con più criterio e umanità del passato, negli altipiani ora ci sono buone piste di atletica e condizioni di vita migliori. Partendo da queste basi, logico che record vecchi di 15 o 20 anni possano essere migliorati. La tecnologia pura aiuta di più campioni un po’ avanti con gli anni a rinfrescare le loro prestazioni, come nel caso del record dell’Ora in pista di Mo Farah, un primato che non era stato attaccato seriamente da tanto tempo». 

Giulia Zonca su la Stampa misura i risultati col batticuore delle emozioni, e commenta: Non è certo la prima volta che si programma un’impresa, solo che qui siamo arrivati a un calcolo delle variabili da missione spaziale e a un’andatura da metronomi. Qui non si parla più di evoluzione, è una svolta che trita i vecchi parametri. L’atletica resta, tra flash battitempo e suole super, saprà farsi valere e apprezzare però non sarà più la stessa e noi spettatori, senza lepri per scattare nell’ultima dimensione, ci dobbiamo adattare. Raggiungeremo la soddisfazione di sempre davanti a risultati strabilianti però adesso si rincorre l’emozione

 

TI POTREBBE INTERESSARE

Scarpe e maratone: i numeri 2019-2020

Cheptegei, ha ricordato le Figaro ieri, dopo il record di Montecarlo si è fatto 14 giorni di quarantena al rientro nel suo Paese, in Uganda, come prevedono le norme per tutti i cittadini (eccetto i calciatori). Il 17 ottobre in Polonia andrà a cercare e probabilmente a prendersi il titolo mondiale della mezza maratona

 

  Cheptegei è originario di Kapchorwa, mille e 800 metri di altitudine, si dichiara grande tifoso di calcio e del Manchester United, come Bolt, e dopo un titolo mondiale juniores lasciò il suo paese per andare a lavorare in Kenya con Patrick Sang, ex siepista, tecnico di Kipchoge. Per nostalgia è tornato a casa, la sua Uganda, dove il coach olandese Andy Ruiter ha modellato attorno a lui – scrive le Figaro – un gruppo di lavoro di alto livello. Ruiter, per esempio, crede che Cheptegei potrebbe correre la maratona sotto le due ore come Kipchoge, se un giorno potesse contare sulle stesse condizioni straordinarie nella quale corse Kipchoge in ottobre a Vienna, con le scarpe magiche della Nike, con 41 lepri a sua disposizione e con un raggio laser proiettato sull’asfalto a scandire il ritmo. 

Cheptegei ha avuto come pacemaker prima Matthew Ramsden poi Nicolas Kimeli. 

Sono 7 le leggende della corsa che prima di lui hanno battuto il primato del mondo dei 5mila e dei 10mila nello stesso anno. Attenti ai nomi: Paavo Nurmi (1924), Emil Zatopek (1954), Ron Clarke (1965), Lasse Viren (1972), Henry Rono (1978), Haile Gebrselassie (1995 e 1998) e Kenenisa Bekele (2004).

In patria – scrive Lia Capizzi su Sky Sport online – sta diventando il leader dei giovani ugandesi stanchi di un vivere in un Paese senza libertà di espressione, dilaniato da uccisioni illegali e continue violazioni dei diritti civili come recita l’ultimo rapporto di Amnesty International.

 

Stiamo vivendo un momento difficile a causa del covid, ma questa serata ci restituisce gioia e speranza per il futuro. Sono sicuro che torneremo alla normalità seguendo tutte le precauzioni

Joshua Cheptegei

 

Letesenbet Gidey, argento agli ultimi Mondiali nei 10mila, ha avuto il primo chilometro lanciato dalla spagnola Guerrero, ha corso altri due chilometri con il ritmo scandito da Beatrice Chepkoech – che è la primatista dei 3000 siepi, non una atleta qualunque – e gli ultimi due da sola, con un finale magnifico, commovente. Gidey ha detto che questo record era un sogno da lei inseguito da tanto: “Il primato significa molto per l’Etiopia”. Fa impressione pensare che Gidey ha corso i 5mila con lo stesso tempo che consentì a Zatopek di vincere l’oro ai Giochi del 1952. 

Da ragazzina odiava profondamente la corsa, a 13 anni fu addirittura espulsa da scuola per essersi rifiutata di partecipare alle lezioni di educazione fisica. Uno dei suoi tre fratelli l’ha convinta a cambiare idea. Per fortuna (Lia Capizzi, Sky Sport online). 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.