Kipchoge vs Bekele. La maratona più attesa di sempre con le scarpe più magiche di sempre

  Eliud Kipchoge contro Kenenisa Bekele. Il primatista del mondo contro il numero due.

Brigid Kosgei contro Ruth Chepngetich. La numero uno di sempre contro la numero quattro.

Londra aspetta questa maratona da sei mesi. Si sarebbe dovuta correre in aprile. È slittata a domenica prossima. La gara di massa con i 45 mila runner previsti si terrà in modalità virtuale e sul percorso le condizioni di gara per l’élite saranno uniche. Si correrà in gruppi da massimo 40 persone su un anello bio-sicuro ricavato a St James’s Park, 19 giri tra The Mall, Horse Guards Parade, Birdcage Walk e Buckingham Palace. 

Prima le donne alle 7 locali (le 8 in Italia), poi gli uomini con partenza alle 10, infine la gara paralimpica alle 13. La BBC sarà in diretta per 8 ore. Non è mai successo nella storia della tv britannica. 

Hugh Brasher, il direttore di gara della Virgin Money London Marathon, spera che la corsa possa essere un «faro di luce nell’oscurità». Con Jason Henderson di Athletics Weekly si è detto «orgoglioso di essere stati così abili da portare avanti l’organizzazione di questa gara e di aver ricevuto il supporto per farlo. Spero che questo evento possa mostrare il potere della famiglia dell’umanità che si riunisce, un valore che mio padre Chris e John Disley hanno promosso nel 1981».

 

Ma la maratona più attesa di sempre, destinata forse a diventare la più veloce di sempre, è iniziata con un giallo. Christopher Kelsall di Athletics Illustrated ha scritto che alcuni atleti etiopi hanno perso l’aereo.

Per qualche motivo sconosciuto.

Senza altri dettagli. 

Potrebbe però trattarsi di un riferimento alla positività al coronavirus che ha impedito la partenza alla 21enne etiope Degitu Azimeraw, vincitrice ad Amsterdam 12 mesi fa e autrice della seconda maratona da debuttante più veloce della storia (2 ore 19 minuti e 26 secondi). Anche l’allenatore etiope Haji Adilo è risultato positivo prima del viaggio ed è rimasto a casa, ma pare non abbia avuto contatti con i suoi atleti, Alemu Megertu e Shura Kitata, autorizzati a correre. Ne avremo conferma nelle prossime ore. Il protocollo prevede che tutti fossero testati nei loro paesi di origine, un secondo tampone sarà eseguito 48 ore prima della gara. In questi giorni tutti gli interessati indossano un chip che emette un ronzio se una persona viola la distanza di sicurezza. 

 

Gli organizzatori hanno noleggiato un Boeing 737-500 partito da Eldoret alle 20.15 di domenica per andare a prendere in Africa i campioni. È prima volato in Kenya da Eliud Kipchoge e Brigid Kosgei, atterrati secondo Alfonz Juck di RunBlogRun sabato in Inghilterra per permettere all’equipaggio del comandante Julian Mogg – sei persone – di fare un giorno di riposo al Boma Inn Hotel di Eldoret e ripartire. Il jet è volato poi ad Addis Abeba con scalo per rifornimento ad Atene e rientro all’aeroporto di Stansted.

 


i record del mondo

maschile: 2 ore 1 minuto e 39 secondi, Eliud Kipchoge (Kenya), stabilito a Berlino il 16 settembre 2018 

femminile: 2 ore 14 minuti e 4 secondi, Brigid Kosgei (Kenya), stabilito il 13 ottobre 2019 a Chicago


Secondo Brasher, scrive Sean Ingle sul Guardian, il percorso in emergenza del 2020 è più veloce del solito e se il tempo regge potrebbe anche cadere il primato del mondo. «Stiamo facendo il contrario della danza della pioggia. Abbiamo alcuni atleti in ottima forma, si sono allenati tutti in condizioni uniche, credo che ci saranno delle prestazioni incredibili che rimarranno a lungo nei ricordi delle persone».

Brasher ha confermato che la maratona di Londra incoraggia gli atleti che vorranno dare il loro sostegno a Black Lives Matter inginocchiandosi prima della partenza.

 

La questione delle scarpe

 

  È uno dei grandi temi della corsa e in generale della maratona da almeno 18 mesi. Fino al culmine del 12 ottobre scorso, quando duemila e 509 anni dopo Filippide, il kenyano Kipchoge ha corso per la prima volta a Vienna i 42 km e 195 metri della gara in meno di due ore. Ma in condizioni così estreme, un po’ per scienza e molto per marketing, da non poter vedere omologato il tempo.

Aveva 41 lepri, tra cui l’argento mondiale dei 5000, l’etiope Selemon Barega, gli statunitensi Matt Centrowitz e Bernard Lagat, i fratelli norvegesi Henrik, Filip e Jakob Ingebrigtsen. A dettare il ritmo c’era un raggio laser colorato, proiettato sul terreno da un’auto elettrica al seguito con un cronometro. Un’operazione finanziata da Ineos, il colosso internazionale della chimica di Jim Ratcliffe proprietario dell’ex Sky nel ciclismo, del Nizza nel calcio e di recente protagonista di un’offerta per il 70% della scuderia Mercedes in F1 da 700 milioni.

«Sarà come la prima volta che l’uomo ha camminato sulla luna» disse Kipchoge prima di partire. Ci aveva già provato all’alba del 6 maggio 2017 all’autodromo di Monza correndo in 2 ore e 25 secondi. 

Aveva ai piedi le scarpe Nike modello Vaporfly, dotate di una piastra in fibra di carbonio nell’intersuola, in grado di immagazzinare e rilasciare energia a ogni falcata, con lo scopo di agire come una specie di fionda, o di catapulta, per spingere i corridori che le indossano. 

 

È cominciata così la stagione dei record stracciati. Il 21 febbraio l’etiope Ababel Yeshaneh ha spappolato il record del mondo della mezza maratona abbassandolo in un colpo solo di 20 secondi (1 ora 4 minuti e 31 secondi). Anche la seconda arrivata, proprio Brigid Kosgei, scese sotto il vecchio limite di 2 secondi. David Wharton su Los Angeles Times lo definì un tempo inimmaginabile

Philippe Van De Weyer su le Soir annotò che 31 dei 36 posti sul podio nelle sei principali maratone (Tokyo, Boston, Londra, Berlino, Chicago, New York) erano stati occupati da atleti Nike. Solleva chiaramente una questione di pari opportunità. È  diventato praticamente impossibile per i corridori sponsorizzati da un’altra casa cercare la vittoria.

 


zoom  I record con le scarpe Vaporfly

 

1 Berlino, 16 settembre 2018. Maratona uomini. Eliud Kipchoge (Kenya) in 2 ore 01’39” 

2 Copenhagen, 15 settembre 2019. Mezza maratona uomini. Geoffrey Karnworor (Kenya) in 58″01 

3 Chicago, 13 ottobre 2019. Maratona donne. Brigid Kosgei (Kenya) 2 ore 14’04”

4 Valencia, 1 dicembre 2019. 10 km uomini. Joshua Cheptgei (Kenya) 26’38”

5 Monaco, 16 febbraio 2020. 5 km uomini. Joshua Cheptgei (Kenya) 12’51”

6 Ras Al Kaimah, 21 febbraio 2020. Mezza maratona donne. Ababel Yeshaneh (Etiopia) 1 ora 4’31”. 

Non omologabile: Vienna, 12 ottobre 2019. Maratona uomini. Eliud Kipchoge (Kenya) 1 ora 59’40”


L’Équipe scrisse che la maratona sotto le due ore non era un’impresa per puristi ma era rivolta ai figli di una narrazione alla quale lo sport moderno non può più sfuggire completamente.

Una prestazione che ha spinto da allora a ragionare sia filosoficamente sul senso del limite sia in termini fisiologici su quale sia la frontiera assoluta dell’uomo.

Secondo il filosofo belga Jean-Noel Missa alle Olimpiadi del 2144 gareggeranno solo atleti geneticamente modificati. Xavier Bigard, consulente scientifico dell’agenzia antidoping francese (AFLD), disse che il doping genetico è il futuro degli imbroglioni. Il Daily Mail scrisse che ci sono scienziati al lavoro da anni per studiare il modo di iniettare geni sintetici per alterare la mappa del genoma e consentire ai muscoli di vincere il deterioramento. Secondo una ricerca dell’istituto francese di epidemiologia e ricerca biomedica (IRMES), gli atleti sembrano aver raggiunto il 99% di ciò che sarebbe possibile raggiungere entro i limiti naturali della fisiologia umana. Già dieci anni fa David Robson su New Scientists individuava in 9”48 la soglia dell’invalicabilità nei 100 metri. Solo un decimo meno di Bolt. 

 

  Ho un grande rispetto per Eliud. Siamo rivali da molto tempo. È un grande ambasciatore del nostro sport e lo rispetto molto. 

Kenenisa Bekele intervistato da Nation Sport

 

Le scarpe magiche hanno spostato il limite. Ross Tucker sul Times ha calcolato l’esistenza di una riduzione nell’uso di ossigeno tra il 2.7 e il 4.2% indossandole. Il principio – scrisse – è che ossigeno ed energia sono dei vincoli per i corridori, se puoi consumarne meno puoi andare più veloce. Parte dell’energia è spesa nel vincere la resistenza dell’aria, così per i più veloci, un risparmio energetico del’1% equivale a un beneficio nella prestazione dello 0.6/0.7 percento

Kevin Quealy and Josh Katz sul New York Times hanno firmato uno studio sul vantaggio offerto dalle Zoom Vaporfly 4% o dal modello ZoomX Vaporfly Next%, scoprendo che negli ultimi mesi del 2019, circa il 41 percento delle maratone corse in meno di tre ore erano state concluse con queste scarpe ai piedi. 

La pandemia è arrivata a bloccare tutto, sia le maratone di massa e dunque la diffusione tra i runner amatori della tecnologia d’élite, sia la sperimentazione. Domenica sarà l’occasione per scoprire che cosa si è mosso nell’ombra. Se l’uomo ha fatto l’ultimo passo per scendere un giorno sotto le due ore in condizioni di normalità. 


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Orson Welles diceva: il montaggio è tutto.

A cura di Angelo Carotenuto.

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