Lo stop del governo francese al calcio e al rugby

Ciò che non è chiaro non è francese

Antoine de Rivarol

un paese al giorno

Lo stop del governo francese al calcio e al rugby

 

Il primo ministro francese Edouard Philippe ha annunciato alle 15 di ieri all’Assemblea nazionale, davanti a 75 deputati, che la stagione 2019-20 degli sport professionistici francesi non riprenderà. La federcalcio ha preso atto.

 

  Si è così fermato uno dei primi cinque campionati d’Europa. Quello del PSG di proprietà degli emiri del Qatar, che nel dicembre del 2022 avranno il Mondiale in patria. Il campionato di Neymar, l’acquisto più caro nella storia del calcio. La federazione dovrà comunicare all’UEFA entro il 15 maggio i nomi delle squadre che parteciperanno alle Coppe della prossima stagione, mentre resta per ora il dubbio sul cammino di PSG e Lione (avversario della Juventus) nella Champions attuale, fissata nei programmi della federazione europea dal 7 al 29 agosto. Battaglie legali alle porte secondo i criteri che verranno adottati per i posti in Europa League. 

 

Rispettiamo la decisione del governo francese. Con l’accordo della UEFA, intendiamo partecipare alla fase finale della Champions League nei luoghi e nelle date in cui sarà organizzata. Se non sarà possibile giocare in Francia, giocheremo le nostre partite all’estero garantendo le migliori condizioni di sicurezza sanitaria per i nostri giocatori e tutto il nostro staff. Nasser al-Khelaïfi presidente PSG

 

  Il PSG – Al Khelaifi è disposto a giocare la Coppa dei Campioni all’estero, meglio se in Medio Oriente, mentre è stato rinviato a giudizio in Svizzera per gestione sleale dell’assegnazione dei diritti tv dei Mondiali. Per lo stop alla Ligue1 ipotizza 200 milioni di perdite per sé e per i suoi. Figuriamoci gli altri. La Ligue1 riunisce domani il suo consiglio. Il calcio francese, scrive l’Équipe, si era convinto che avrebbe avuto semaforo verde dall’11 maggio per tornare a giocare dal 17 giugno. Le Parisien scrive che “nello scorso fine settimana, a tutte le star del PSG rifugiate all’estero era stato chiesto di prepararsi per il loro ritorno in Francia”.

Da lunedì sera a poco a poco è filtrata la verità. Quasi tutti i protagonisti del calcio francese la giudicano una decisione saggia e responsabile. Ma Étienne Moatti e Arnaud Hermant su l’Équipe scrivono: “Tutto il calcio francese spera che sarà possibile riprendere nel 2020-2021. Ma nessuno ha capito fino in fondo se sarà possibile farlo a porte chiuse o se sarebbe necessario attendere fino a settembre, come ha affermato il Primo Ministro. Una richiesta di spiegazione verrà inviata alle autorità pubbliche. Come una bottiglia nel mare”.

 

  Un elemento di incertezza viene dalla frase del ministro dello sport Roxana Maracineanu, che dice: nessuno vi vieta di finire i tornei a settembre. Al calcio lo vieta in realtà l’UEFA, che però proprio da ieri sta considerando la possibilità di far proseguire campionati e coppe anche a settembre pur di concluderli: lo scrive anche il Corriere della sera. Al rugby, religione francese, non vieta niente nessuno, ma l’orientamento dei presidenti è per ricominciare un nuovo campionato quando sarà.

Riccardo Signori su il Giornale ha commentato: “Scriveva un filosofo austriaco che c’è un tempo per arare e un tempo per mietere. I francesi hanno smesso di arare e pensano al mietere”.

 

Penso che sia una decisione completamente logica. È troppo presto per riprendere l’allenamento. È una buona cosa, va nella direzione del rispetto necessario per le vittime di questo virus, in Francia e nel mondo. André Villas-Boas allenatore Marsiglia

 

| l’opinione L’uso politico della paura – Lo stop del campionato francese galvanizza il partito del tutto si fermi, il via di quello tedesco e di quello spagnolo scalda l’animo dei giochisti. E sulle proteste del Paese contro l’incerta strategia d’uscita dal lockdown cade lo spettro di uno scenario pestilenziale. Una manina rende pubblica la relazione riservata del comitato tecnico scientifico, che avrebbe indotto il governo a frenare sulla fase due: nel caso si riaprisse tutto e subito – scrivono gli esperti – rischieremmo 151mila richieste di ricovero in terapia intensiva, 16 volte di più dei posti disponibili. Come si vede, l’idea di giocare con le proiezioni matematiche continua a essere una suggestione politicamente spendibile.

non è l’uso politico della paura a coprire una navigazione a vista. All’allentamento dei vincoli deve corrispondere una lotta al virus combattuta sul territorio, con tamponi e tracciamento dei contatti, che vedono in prima linea la medicina di base. Dopo due mesi e mezzo di lotta alla pandemia, l’Italia è attrezzata per condurre una simile strategia? … 

Paventando lo spettro di una nuova fiammata epidemica, il governo ci sta chiedendo di farci carico della sua confusione. Noi dobbiamo chiedere al governo un piano per portarci fuori dalla crisi, che è ormai sanitaria, ma anche economica, sociale e perfino esistenziale. Per la piccola, ma simbolicamente importante, battaglia che il calcio combatte, vuol dire date e regole certe per provare a ripartire. Come ha fatto la Spagna, che pure non ha meno contagi di noi. Ma fa sua la responsabilità del rischio, non la retorica da social per buttare la palla in tribuna.

di alessandro barbano, Corriere dello sport-Stadio

 

  Che succede con il Tour de France – Bella domanda. “In questa fase, la dottrina annunciata dal Primo Ministro non impone né il suo rinvio né la sua cancellazione”. Questa è la posizione ufficiale del governo. La ministra Maracineanu aveva detto mercoledì scorso che se non si fosse corso, non sarebbe stata la fine del mondo. Ma il Tour è previsto che parta il 29 agosto, e fino al 1° settembre sono vietate le attività con assembramenti superiori a cinquemila persone. Uno slittamento ulteriore è impossibile. Che si fa? Il Tour non si arrende. Il ciclismo è uno sport povero ma ha alle sue spalle gruppi mediatici autorevoli. L’Équipe fa parte di quello che organizza la corsa e stamattina scrive che “l’Amaury Sport Organization dovrà allestire spazi pubblici all’inizio e alla fine tappe” che consentano il rispetto delle disposizione del governo. In sostanza le prime tre tappe si corrono a porte chiuse. “E le competizioni di agosto, incluso il Critérium du Dauphiné, essenziali per preparare i ciclisti al Tour de France?” si domanda il quotidiano sportivo. Porte chiuse pure là. Senza accuse di ostinazione e accanimento.

 

  Il tennis – Sulle nuove date autunnali del Roland Garros il provvedimento non ha alcun impatto. I tennisti potranno ricominciare i loro allenamenti individuali alla fine del lockdown dall’11 maggio. Da verificare se esistono le condizioni per tenere ancora in piedi il progetto di Patrick Mouratoglou, coach di Serena Williams, che puntava a organizzare nella sua Academy di Nizza un circuito parallelo e di emergenza all’ATP e alla WTA. Aveva dato il suo assenso alla partecipazione anche Fognini, secondo quanto dichiarato da Mouratoglou. Ma i giocatori cominciano a essere sconfortati e in una intervista a l’Équipe proprio stamattina lo svizzero Stan Wawrinka ha detto che nel 2020 si potrebbe anche non giocare più.

 

  Non finisce il mondo o è un’attività vitale? – Jérôme Cazadieu, il direttore de l’Équipe, ha scritto ai suoi lettori in prima pagina: “È una crisi senza precedenti che il nostro pianeta sta vivendo da settimane, punteggiata da bollettini sanitari di tutto il mondo, preoccupazioni legittime di ogni cittadino per i propri cari e per sé stessi. Anche lo sport è particolarmente colpito. Il Primo Ministro ieri lo ha messo in quarantena per almeno altri tre mesi, aggiunti ai quasi due mesi già alle nostre spalle. Pensiamo a tutti coloro che fanno sport da anni, atleti, dirigenti, volontari, spettatori, organizzatori, partner, lettori e media. Tutti questi appassionati che si incontrano attorno ai valori della condivisione, del dono e del superamento di sé stessi. Attori che saranno duramente colpiti nelle prossime settimane. Di fronte a questo cataclisma, l’Équipe continuerà la sua missione di informazione come ha fatto dall’inizio della crisi. Ogni giorno continueremo a offrire nuovi contenuti su tutti i nostri media. Grandi storie, sondaggi, serie, epopee per stare al fianco dei lettori, degli utenti di Internet e degli spettatori. Tutti coloro per i quali lo sport è un’attività vitale”. 

 

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