Il virus e lo sport americano

Il cielo dell’America
son mille cieli 
sopra a un continente
Francesco Guccini

 

un’analisi
Il virus e lo sport americano

 

  Cosa succede intorno agli sport USA mentre il segretario di Stato Mike Pompeo invita gli americani all’estero a rientrare al più presto in patria, perché i voli potrebbero presto cessare, e il sindaco di New York, Bill De Blasio, chiede alla Casa Bianca rinforzi entro domenica: 1.000 infermieri, 300 terapisti per la respirazione e 150 medici.

 

  Che piani ha la NBA – Secondo Jeff Van Gundy, ex coach degli Houston Rockets e oggi analista per ESPN, la stagione non riprenderà. “Capisco che si può ricominciare, ma come va a finire se qualcuno si ammala poco dopo, come è già successo con Rudy Gobert?”. La sua uscita ha riacceso il dibattito intorno alle prossime mosse della NBA. Dan Feldman di NBC ritiene che serva una soluzione di compromesso. “Sarebbe un errore buttare via i play-off per salvare la prossima stagione regolare. Non abbiamo forse passato tutto l’anno a dire che intorno alla stagione regolare c’è un calo di interesse?”. Non importa quando, dice, ma la NBA dovrebbe riprendere con i play-off
Marc Berman del New York Post è del partito dei play-off in una sola sede. Secondo alcune fonti si potrebbero tenere in gara secca come fanno gli universitari oppure due su tre. Tra le possibili sedi: Las Vegas, Orlando, Atlantic City, le Hawaii e Louisville. 

 

  Che succede intanto a Las Vegas – I casinò sono deserti e migliaia di camere d’albergo sono vuote. La chiusura temporanea di un rifugio gestito da associazioni cattoliche per la positività di uno degli homeless ospitati, ha spinto la città a cercare uno spazio per loro. I funzionari hanno scelto uno spazio all’aperto, il piano superiore di un parcheggio di un centro congressi. | Dan Levin, New York Times

 

I miti del basket in campo – È uscito negli Stati Uniti l’ultimo libro di fiabe di Kobe Bryant, si intitola The Wizenard Series ed è disponibile anche in e-book. Le misure di isolamento hanno spinto ESPN ad anticipare di due mesi e mezzo l’uscita (19 aprile e non giugno) di The Last Dance, documentario in 10 episodi sull’ultima stagione di Michael Jordan ai Chicago Bulls. In Europa sarà trasmesso da Netflix. Molto materiale inedito, scrivono negli USA. 

 

Negli Stati Uniti non hanno ancora idea. Trump dice che sarà un successo se conterranno il numero dei decessi a meno di 100mila: la contabilità dei morti è un abominio, un insulto, una cosa spregevole
Ettore Messina
La sofferenza di New York – La vetta dell’Empire State Building, illuminata ogni sera con colori diversi, adesso è sul rosso fisso con un faro intermittente in cima. Un omaggio al grande cuore di New York, dicono i gestori del grattacielo. Ma quella macchia rossa che pulsa lassù a molti ricorda il lampeggiante di ambulanze e auto della polizia, fa aumentare l’angoscia.
I simboli visibili dell’emergenza si moltiplicano: dalla gigantesca nave-ospedale bianca della Marina attraccata in porto all’ospedale da campo montato a tempo di record nei prati di Central Park, nel cuore di Manhattan: oggi già riceve i primi pazienti Covid. Il parco dove i ricchi dell’East Side vanno a passeggiare coi loro cani trasformato in tempio del dolore è una metafora fin troppo facile degli incredibili mutamenti che hanno sconvolto in pochi giorni il mondo.  Il dramma coronavirus sta colpendo New York e l’America in modo sempre più profondo e grave. I titoli di testa vanno alle vite perdute – 3.400 in America a mezzogiorno di ieri, 1.550 a New York. Si fa il parallelo con l’11 settembre 2001: più vite perse che nell’attacco di Al Qaeda alle Torri Gemelle e al Pentagono di Washington. Fa impressione, ma ha poco senso: con contagi e decessi destinati a crescere in fretta ancora per settimane, presto si faranno paragoni con gli americani caduti in Iraq, Afghanistan, Vietnam. Speriamo non nelle guerre mondiali. | Massimo Gaggi, Corriere della sera

 

  Il football – La NFL sta provando a salvare il Draft in programma dal 23 al 25 aprile. Per ora è confermato. Non si terrà più a Las Vegas ma senza pubblico, senza eventi collaterali e in streaming. Intanto è stato approvato l’allargamento dei play-off a 14 squadre e il vicepresidente esecutivo Jeff Pash ha ribadito nella notte italiana la sua convinzione che il torneo riesca a partire regolarmente il 10 settembre. «Mancano ancora dei mesi. Le informazioni in nostro possesso ci consentono di continuare a concentrarci sull’inizio della stagione secondo i suoi tempi normali».

 

  Che cosa sta succedendo a Los Angeles – Nathan Fenno su Los Angeles Times racconta che “nemmeno l’epidemia che ha sconvolto intere industrie e tenute a casa decine di milioni di lavoratori in tutta la contea sta fermando la costruzione dello stadio SoFi, la futura casa da 5 miliardi di dollari dei Rams e dei Chargers, la cui inaugurazione è in programma a fine luglio con un concerto di Taylor Swift”. 
E neppure il contagio di uno dei lavoratori. “Tremila persone circa – scrive ancora il Los Angeles Times – tra carpentieri, gruisti, elettricisti, imbianchini e piastrellisti – rimangono sul posto di lavoro. Alcuni di loro, sebbene grati per l’opportunità di lavoro mentre la disoccupazione sta salendo alle stelle, temono che il progetto possa esporli con le loro famiglie al virus. «La concentrazione sul lavoro non è al 100%. Abbiamo il virus nella testa. Ci sentiamo invisibili. Se vogliono fare lo stadio, devono fare qualcosa per ridurre al minimo il rischio», ha detto un elettricista. Un altro ha aggiunto: «Tutti sono un po’ nervosi ma abbiamo bisogno dei soldi»”.

 

Il riepilogo dei contagi nello sport USA. Il francese Rudy Gobert degli Utah Jazz è stato il primo positivo in NBA. Poi sono stati contagiati il suo compagno di squadra Donovan Mitchell, due giocatori dei Lakers i cui nomi non sono stati comunicati, Kevin Durant e tre compagni a Brooklyn, Marcus Smart (Boston Celtics), la cestista Sydney Wiese (Sparks) di rientro dalla Spagna, James Dolan proprietario dei New York Knicks, Christian Wood (Detroit Pistons), alcuni membri del back-office dei 76ers. 
In NFL il primo positivo è stato Sean Payton, coach dei New Orleans Saints. È stato contagiato anche Tom Dempsey, 11 anni nella Lega, nato senza dita al piede destro, quello con cui calciava e con cui ha segnato il record di realizzazione nel 197o da 57 metri. 
Contagi per un giocatore dei Seattle Dragons, due delle leghe minori dei New York Yankees, uno dei Boston Red Sox, due degli Ottawa Senators.
È morto invece l’ex cestista David Edwards, matricola a Georgetown nel 1989 prima di trasferirsi a Texas A&M, dove segnava 13.5 punti a partita. I suoi 265 assist da senior sono ancora il record del college. 
Di ritorno dagli USA è in gravi condizioni l’ex portiere del Barcellona, Rüştü Reçber, 46 anni, ricoverato in Turchia. Tornato in patria aveva deciso di non mettersi in quarantena e il suo gesto aveva attirato molte critiche. 

 

  Lultimo annuncio – «Ho avuto i primi sintomi 10-11 giorni fa. Mi sono sottoposto al tampone. La brutta notizia è che sono positivo, la bella è che sto bene e che i sintomi sono passati». | @ Patrick McEnroe

 

  Che cosa accade nel tennis – Lo stadio degli US Open ha cambiato destinazione d’uso, diventando un ospedale da campo con 350 posti letto. Ma nessuno mette ancora in dubbio lo svolgimento del torneo (24 agosto), neppure se domani Wimbledon dovesse annunciare come sembra la cancellazione. 
Christopher Clarey sul New York Times scrive che “il tennis è dipendente dalle sponsorizzazioni, soprattutto per i tornei più piccoli” e che dunque lo stop fino a giugno mette a rischio la sopravvivenza di molti di essi. Edwin Weindorfer, direttore del torneo di Maiorca, gli ha detto: «Non siamo come il calcio dove il 60 o il 70 percento delle entrate provengono dalla TV e dai media. Un mercato indebolito delle sponsorizzazioni colpirebbe noi più della maggior parte degli altri sport».

 

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