Il tempo di guarire. La ripresa degli allenamenti in Bundesliga

 

  Come va la ripresa degli allenamenti in Bundesliga – Il protocollo per il ritorno al lavoro delle squadre di calcio in Bundesliga sta funzionando. «Come Lega abbiamo istituito una task force medica, che è in contatto quotidiano con la politica e controlla che tutto si svolga in modo regolare. Due volte a settimana vengono a fare il tampone ai calciatori». Lo ha detto Karl Heinz Rummenigge, presidente del Bayern Monaco, in una intervista con Paolo Tomaselli su Corriere della sera. «Altrove la situazione è molto più pesante che in Germania. Qui la situazione del virus non è controllata al 100% ovviamente, ma ho la sensazione che lo sia un po’ di più rispetto ad altri Paesi. Ognuno deve valutare la propria situazione e trovare soluzioni con la politica, che alla fine è quella che decide se e quando ricominciare. Aspettiamo che tutto sia finito e poi discutiamo in modo più chiaro. Questo è il mio consiglio. Ciò che conta adesso è finire la stagione. Una volta terminata abbiamo tutti la speranza che esca il sole, dopo una pioggia così grande. Credo che il mercato soffrirà, perché tutti quanti abbiamo speso sempre di più negli ultimi vent’anni, per i cartellini e i salari e questo sarà condizionato in modo abbastanza pesante. È il momento della liquidità. E chi ha liquidi sarà molto prudente».

 

  Dobbiamo riprenderci i nostri sport. Sono stanco di guardare repliche di partite di baseball vecchie di 14 anni   Donald Trump

 

  Un altro passo  – Un campionato da concludere, a costo di. Ieri la Federcalcio ha messo in fila i criteri, le limitazioni, le eccezioni e gli strappi alle regole rispetto alle condizioni in cui si è giocato fino a marzo. Prima partirà la Serie A e poi il resto del calcio. Le squadre in ritiro permanente effettueranno due tamponi a distanza di 72-96 ore a fine aprile e test sierologici a giorni alterni. Dovrebbero essere a disposizione di tutti gli italiani a fine mesi. Al calcio li pagherà la Lega. I giocatori saranno divisi in tre fasce: chi ha avuto il virus, chi lo ha e chi non lo ha avuto. Così da isolare eventuali positivi e permettere agli altri di proseguire. «Bisogna giocare, anche aspettando settembre, se servirà». Improbabile che si giochi a Milano, Bergamo, Torino e Brescia, come fatto balenare da Gravina nell’intervista di ieri a Repubblica

Il presidente del Brescia Cellino ha detto a Radio 24: «Io sono a Brescia e vi auguro di non vivere mai il Covid 19, nel resto d’Italia non se ne rendono conto. Di andare in Serie B non me ne frega nulla, ci vado domani mattina. La Figc mi ricorda il nostro Governo, crea un sacco di commissioni ma è solo politica e burocrazia».

 

  Alessandra Gozzini e Valerio Piccioni su la Gazzetta dello sport chiariscono che “il protocollo di ieri di partite non parla. Ce ne vorrà un secondo. Perché a quel punto il gruppo dovrà mettere il naso fuori. E si parlerà di pullman o aerei, e di un certo numero di persone con cui evitare contatti: una partita, pure se a porte chiuse, è un evento che coinvolge tanta gente, il personale dell’impianto, le forze dell’ordine, gli ispettori federali, i tecnici per la tv, i medici dell’antidoping. Un discorso a parte riguarda gli arbitri. Che ovviamente non potranno mantenere le distanze e quindi dovranno in qualche modo ritagliarsi il loro ritiro permanente. Ma forse stiamo correndo troppo”. Le prime partite in programma dovrebbero essere le semifinali di Coppa Italia

 

| l’opinione  Il tempo di guarire – La discussione del calcio ha preso una strada sbagliata. Si argomenta tra chi vuole riprendere e chi no, ma non è questo il punto. Tutti vogliamo si torni a giocare. Vorremmo solo farlo quando saremo tutti finalmente guariti. La discussione dovrebbe allora essere su questo: quando saremo accettabilmente guariti? Qualcuno lo sa? È appena di ieri l’osservazione scabrosa che forse il pericolo di incubazione del virus va considerato di quattro settimane, non più di due, cioè saltano di nuovo tutti i tempi. In realtà non sappiamo niente. Abbiamo solo capito che ci sono grandi interessi, ma sappiamo da tempo che ognuno ha i suoi problemi, o è sfuggito che gli unici che mettono soldi nel calcio sono gli utenti? Cioè contagiati e contagiabili. Pagano tutto loro. Dagli stadi alle televisioni agli ingaggi. E a loro nessuno ha chiesto nemmeno un parere su uno spettacolo che sarà comunque non reale. Vogliamo almeno avere la pazienza di aspettare che guariscano con calma? Che muoiano un po’ di meno? 

di mario sconcerti, Un Cappuccino con Sconcerti

Calciomercato, piattaforma Spreaker

 

  Parla Paolo Zeppilli, responsabile medico FIGC   Se tamponi e test ancora non sono assicurati a tutte le categorie “a rischio”, che lo ripetano i calciatori di Serie A verrà visto come l’ennesimo privilegio. «Deve essere chiaro che il nostro protocollo potrà entrare in funzione dopo una decisione governativa. Dunque chi ci amministra, quando deciderà di riaprire certe attività, significa che avrà logisticamente assicurato che quelle condizioni di prevenzione siano disponibili su largo raggio. Risulta che probabilmente entro aprile il ministero della Salute deciderà di adottare alcuni test sierologici più attendibili, fra i diversi che vengono proposti». | Intervista di Maurizio Nicita, la Gazzetta dello sport

 

| l’opinione  I tamponi del calcio – Siamo stati i primi a censurare la fuga di Ronaldo dalla quarantena, indebitamente autorizzata grazie a un tampone negativo eseguito dai medici della Juve. Perché era un inaccettabile privilegio e una forzatura delle regole in tempi di lockdown. Altro è un accertamento diagnostico preventivo, necessario a garantire alla più grande fabbrica di emozioni del Paese di provare a ripartire nella fase nuova che si apre. Ma la differenza etica sfugge, se di etica si mette a sdottoreggiare un virologo.

di alessandro barbano, Corriere dello sport-Stadio

 

  Il peccato originale – In una intervista a Ivan Zazzaroni per Corriere dello sport-Stadio, il presidente del CONI Giovanni Malagò indica quale a suo parere è stato il peccato originale del calcio in questa crisi sanitaria. «Io avrei chiuso dentro una stanza la Federcalcio, la Lega di A, l’Assocalciatori, gli allenatori, le televisioni e gli organismi internazionali, Fifa e Uefa, e non li avrei fatti uscire finché non avessero prodotto un documento condiviso. La stessa cosa per B e Lega Pro. Tu cosa sei disposto a lasciare sul tavolo se la stagione non si conclude? E tu, televisione, il 5, il 10, il 15 per cento? Tu, federazione, sei pronta a partecipare a un fondo di solidarietà? E voi, calciatori, a quanta parte dello stipendio rinunciate? Fifa e Uefa, che fate, attingete alle vostre riserve?, come contribuite? Ti rendi conto che a tutt’oggi le televisioni che tirano fuori 1 miliardo e quattrocento milioni non hanno nemmeno un pezzo di carta della Lega sulla base del quale sviluppare il tema dell’immediato? Spostiamo avanti di un anno la Melandri? Spalmiamo sulle prossime stagioni? Niente: si procede a vista, per ipotesi, con una conflittualità che danneggia qualsiasi progettualità. Gravina lo sento tutti i giorni, ho letto con particolare attenzione la sua intervista a Repubblica, comprendo le difficoltà del momento e capisco che voglia portare a termine la stagione. Parla di luglio, agosto, settembre, ottobre, addirittura della prossima Serie A articolata in due gironi con i playoff e i playout. Quello che manca è un piano preciso, chiaro, praticabile e convincente. Logistica, transportation. Si parla solo di tagli degli stipendi dei calciatori, ovvero si è partiti dalla fine o quasi, di accordi in alto mare, e adesso di un protocollo medico che dovrà passare al vaglio dell’ISS. Prendiamo Federica Pellegrini: abita con il suo allenatore a trenta metri dalla piscina dove si allena. Mi devi spiegare che grado di rischio potrebbe mai correre se domattina potesse rimettersi a nuotare. E la Goggia che deve recuperare dall’infortunio al braccio? Gente come Federica si mantiene senza l’aiuto del calcio. Lo sport non può essere e non è soltanto il calcio di Serie A». 

 

  Il nodo dei contratti – In Inghilterra la discussione di è spostata dal se e il come al quando. Un gruppo consistente di club in Premier League preme affinché la stagione termini entro il 30 giugno. Nonostante la FIFA abbia disposto la proroga delle scadenze dei contratti dei giocatori, temono che uno slittamento in avanti li esponga a battaglie legali con gli sponsor. La precedente deadline era stata fissata nel 12 luglio. Che cosa è successo? Il Daily Mail spiega per esempio che il Liverpool ha un accordo in scadenza con New Balance per l’abbigliamento, a giugno subentra la Nike, un dettaglio che può portare qualcuno in tribunale. «Stiamo entrando nel territorio del caos» dice un dirigente che resta anonimo al quotidiano inglese.

 

    Un calcio da dimezzare – Christian Gourcuff, 65 anni, allenatore del Nantes con una carriera più che trentennale e padre di Yoann visto anche al Milan, viene intervistato da le Monde, che riprende i concetti da lui già espressi nei giorni scorsi a Ouest-France

«Se il calcio riduce il suo stile di vita del 50% nessuno diventa povero. Un giocatore medio della Ligue 1 guadagnerebbe 80.000 euro al mese. Qualcosa in tasca gli arriva. Penso che viviamo in un modello economico che non può durare. Il calcio segue la deriva dell’economia, lavora sulla speculazione. Viviamo di prestiti. Il calcio dovrà tornare a un’economia reale. Se spendesse i soldi che ha, direi perché no. Ma non è così. Stiamo andando a sbattere contro un muro, ma ci rifiutiamo di vedere il muro. Questa crisi ce lo ricorda. Guardate i trasferimenti: molti club non pagano, posticipano le rate su future rivendite, sui diritti TV futuri. Alcuni presidenti vogliono chiedere un prestito per superare questa crisi. Stiamo quindi parlando di un altro prestito per club già indebitati. Tutto finisce nelle mani di società finanziarie e di fondi pensione che prestano denaro a tassi incredibili. … Trovo che ci sia stato troppo calcio in televisione per troppo tempo. Quando ami il buon cibo, non lo apprezzi se ti ingozzi. Quando questa crisi sanitaria sarà finita, torneremo ad apprezzare i piccoli piaceri della vita come una bella partita di calcio. L’astinenza a volte è una cosa buona».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.