I problemi della Juventus, Sarri è il colpevole perfetto

I problemi della Juventus

 

Modello Ikea. La Juve si è normalizzata, è diventata banale, fino a far venire il dubbio che il problema non sia la presunzione, ma una qualità inferiore a quella che gli è stata sempre attribuita. Pjanic è da due mesi in una crisi diventata ormai profonda; Rabiot è più in partita ma non è mai chiaro a fare cosa. La mancanza di Matuidi, di Chiellini, di Khedira, di una coppia più affiatata e concreta di Bonucci-De Ligt, ha reso la Juve una specie di libreria dell’Ikea avvitata male, sbanda da una parte all’altra sotto il peso dei libri. Non è finito il suo campionato, si è chiusa però la sua incessante differenza. I problemi di inserimento di Sarri nel suo mondo, le assenze e i crucci da vecchia grande squadra hanno finito per banalizzarla. | Mario Sconcerti, Corriere della sera

 

  Gli appunti di Sarri. Impossibile che i tifosi bianconeri, prendendo atto della furiosa rimonta dell’Inter nel derby, non abbiano pensato: ma questi sembrano la Juve di una volta! Poi si saranno detti: ah, già, li allena Conte. Qualcuno di loro può pure avere pensato, un paio d’ore prima: come gioca bene la Lazio e che bravo Simone Inzaghi, mica per niente la Juve ci aveva fatto un pensierino. Tutto, adesso, dice alla Juventus che c’è molta più vita altrove, lontano da lei. Il tellurico Conte, metà paramilitare e metà guru. L’ingegner Inzaghi, con i suoi disegni e i suoi calcoli esattissimi. E poi quell’altro, Maurizio Sarri, che prende appunti con minuscola grafia: probabile, visti i risultati, che non riesca nemmeno a decifrarli. | Maurizio Crosetti, la Repubblica

 

Sarri è il colpevole perfetto. Se l’allenatore più odiato dalla tifoseria bianconera fosse stato uno di quelli che vogliono fare la campagna acquisti non sarebbe probabilmente seduto sulla panchina più prestigiosa della serie A. Allegri avrebbe voluto rivoluzionare la rosa, Sarri allena chi si trova a disposizione. Alla Juve, al di là dei discorsi sul cambio di gioco e di mentalità, hanno preferito mantenere la base di una squadra che ha vinto tanto per quasi un decennio e che, fatalmente, è meno affamata di altre. Sarri si porta dietro il peccato originale delle frasi dette da allenatore del Napoli, uno stile poco adatto alla Real Casa bianconera e un’idea di calcio che è sempre stata poco apprezzata nel mondo del “vincere è l’unica cosa che conta”. Nessuno poteva aspettarsi dalla rosa di questa Juve un gioco veloce, fatto di scambi fitti ad alta intensità sullo stile del Napoli del triennio 2015-2018. Sarri si è adattato ai giocatori a disposizione dimostrando di non essere un integralista assoluto. Ma per i tifosi bianconeri è tutta colpa dell’allenatore. Il colpevole perfetto. | Andrea Cocchi, Sportmediaset 

 

L’appello o grido d’allarme. Una prima analisi interna è stata fatta ieri mattina, c’erano anche il ds Paratici e il vice presidente Nedved alla ripresa degli allenamenti, ma adesso serve un cambio di marcia. Più che inseguire la rivoluzione del bel gioco, visto solo a sprazzi, la Juve va a caccia di continuità. Anche perché questa squadra, a metà febbraio, non ha ancora una formazione-tipo da sfoggiare e lo stesso Sarri non nasconde il problema. «Speriamo che qualcuno mi aiuti», dice il tecnico juventino. Un appello o un grido di allarme?  | Gianluca Oddenino, la Stampa

 

Sì, ma chi lo aiuta? Sarri ha un problema di leadership all’interno del gruppo? Pare evidente, visto che chiede una cosa, da cui deriva tutto il resto, e ne ottiene spesso un’altra. Ma quelli che lo possono aiutare chi sono? Ronaldo è un fenomeno, ma anche a Madrid nel pieno del suo splendore non era il capitano, quello che guidava insomma lo spogliatoio con le parole e con i fatti. Bonucci e Pjanic sono quelli più carenti in questo senso. Il primo ha la fascia al braccio, ma non il peso di Chiellini e ancora meno di Buffon. Il rientro imminente di Giorgione è fondamentale, come sarà quello di Khedira più in là. Ma nel cuore del gioco, dove il ritmo e le idee le deve dare Pjanic, come la mettiamo? Il bosniaco doveva essere il fulcro del cambiamento, pur essendo molto diverso da Jorginho, perno del sarrismo a Napoli e Londra. Questi black out totali riempiono di dubbi Sarri e anche chi lo ha scelto, continuando a pagare Allegri. | Paolo Tomaselli, Corriere della sera

 

Un messaggio per Chiellini. Il tecnico parlava allo zoccolo duro (e italiano) del suo spogliatoio. Ai grandi vecchi, l’unità di soccorso. Uno su tutti, Giorgio Chiellini, è atteso da Sarri come fa un bimbo con i regali della Vigilia. | Filippo Conticello, la Gazzetta dello sport

 

La tentazione di richiamare Allegri. Gli juventini sono divisi in tre correnti: quelli che ce l’hanno con Sarri, quelli che ce l’hanno con Paratici e quelli che ce l’hanno con tutti e due, mentre si va formando una vasta schiera di nostalgici di Allegri, nutrita anche da chi fino a sei mesi fa non lo voleva più vedere neanche in cartolina. Sarebbe interessante sapere come e dove si colloca il tifoso Andrea Agnelli, che è tuttavia altra cosa rispetto al dirigente Andrea Agnelli: dietro alla scrivania, il presidente (che in questi sei mesi si è esposto per Sarri una volta sola, alla festa di Natale) si spoglia della passionalità e sa essere lucidissimo e, lucidamente, starà riflettendo sulla situazione, che se fino a qualche tempo fa poteva essere grave ma non seria, oggi rischia di prendere altre tonalità. Una carta da giocare Agnelli ce l’ha ed è Allegri, sotto contratto fino a giugno: finora ha respinto ogni offerta, mantenendo il proposito di tornare in panchina soltanto nella prossima stagione, ma se lo richiamasse la Juve la questione sarebbe diversa, se non altro perché ne è ancora un dipendente. | Emanuele Gamba, la Repubblica

 

Il nervosismo degli attaccanti. L’alternanza non piace agli attaccanti bianconeri, e questo è un dato di fatto, ma soprattutto è il grande rebus della Juventus sarriana. Il nuovo tecnico era partito con il 4-3-3, con Douglas Costa a destra, Ronaldo a sinistra (unico punto fermo) e Higuain punta centrale, Poi è passato al 4-3-1-2 con Bernardeschi o Ramsey trequartista per sfruttare lo stato di grazia di Dybala, salvo tornare al tridente senza Paulo con il recupero del brasiliano (che ora è di nuovo infortunato, oggi gli esami al flessore della coscia sinistra, non c’è grande preoccupazione ma il rischio che salti l’andata degli ottavi di Champions col Lione esiste, vista la fragilità del giocatore). Sarri è stato abituato ad avere un undici più definito, questa incertezza davanti a febbraio non giova a lui e rende nervosi gli attaccanti. | Luca Bianchin e Fabiana Della Valle, la Gazzetta dello sport

 

Che cosa ne pensa Szczesny. C’è un problema mentale? Avete meno motivazioni? «Non credo. In casa abbiamo fatto bene, mentre in trasferta abbiamo avuto più difficoltà e bisogna correggere subito questo problema. Perché è imbarazzante che una squadra di questo valore lasci punti per strada in questo modo».
C’è il rischio che Sarri non sia perfetto per questa squadra? «Io credo che la strada sia giusta, però è chiaro che c’ è un grande margine di crescita».  | Intervista di Gianluca Oddenino, la Stampa

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