Scopriamo com’è il clone della Coppa Davis

   Nell’Australia che brucia tra gli incendi della sua torrida estate, con almeno già 18 morti, la prossima notte parte la stagione del tennis con la ATP Cup, nuovo torneo a squadre. L’Italia è nel girone di Perth con Russia, Norvegia e Stati Uniti. Già da mesi si discute dell’opportunità di tenere in piedi un doppione della Davis e dell’ipotesi di una fusione. 

 

In gioco l’anima del tennis. C’è qualcosa di più in palio nella nuova Coppa ATP che 15 milioni di sterline come montepremi e 750 punti per i migliori giocatori del mondo. Il vero premio per i sostenitori della competizione che coinvolge 24 paesi e lancia la stagione 2020 in tre città dell’Australia nei prossimi 10 giorni, è l’anima del tennis. Ci saranno gli scettici in fila per vederla fallire, ovviamente. È un’ironia altisonante che il dirigente più innovativo del tennis negli ultimi decenni, Chris Kermode, sia stato licenziato dal suo ruolo di presidente esecutivo e presidente dell’ATP – risultato di una faida sconveniente con Novak Djokovic – alla vigilia del lancio del suo ultimo esperimento. Kermode guarderà la sua creatura da lontano, contento almeno di vedere introdotte molte delle idee testate nella NextGen. Per consenso generale, la nuova Coppa Davis, organizzata dal calciatore del Barcellona Gerard Pique e vinta dalla Spagna grazie a un altro straordinario contributo di Rafael Nadal, ha funzionato abbastanza bene, anche se con un sacco di cose da mettere a punto prima della prossima finale. Quindi l’ATP Cup deve raggiungere almeno quello stesso punto di riferimento e Ross Hutchins, l’ad della competizione, è fiducioso. | Kevin Mitchell, the Guardian

 

In un mondo ideale non c’è posto per due Coppe. Ma sono interessato a vedere come funziona. C’è un gran numero di giocatori, in un grande paese, in prossimità degli Australian Open  Tim Henman

 

Doppioni. Non c’era già stata la Davis? Allo sguardo di qualsiasi spettatore sembra ridicolo. | Daily Mail

 

È bizzarro e illogico giocare una Coppa del mondo e un’altra il mese dopo  Denis Shapovalov

 

Differenze e analogie fra i tornei. Sono presenti 24 nazionali, in Davis si erano qualificate per le finali 16 squadre più 2 wild card. Anche stavolta c’è una fase a gironi: sei da 4 squadre. Ogni sfida prevede due singolari e un eventuale doppio di spareggio, al meglio dei tre set (uguale alla Davis). Passano ai quarti le vincitrici dei gironi e le due migliori seconde (uguale alla Davis). Il coach della ATP Cup viene scelto dal miglior giocatore della squadra. Qui si assegnano punti per il ranking, in Davis no. È previsto il coaching in campo da parte del capitano, non solo nelle pause (cambi campo e fine set) purché non interferisca con la continuità del gioco. Verrà nuovamente sperimentata la Video Review in caso di doppio rimbalzo, tocco, invasione, punto disturbato.

 

La fusione. Già si parla di una possibile/probabile/auspicabile fusione fra Atp Cup e Davis. I prossimi quindici giorni intanto ci faranno capire se l’Atp Cup sarà un successo o solo la minestra riscaldata della vecchia World Team Cup, che dal 1978 al 2012 si è disputata in maggio Dusseldorf ed era in realtà poco più di una esibizione.  | Stefano Semeraro, Corriere dello sport-Stadio

 

Chi c’è in Australia e chi c’era alla Davis. Con gli Australian Open in programma a Melbourne fra 18 giorni, sono tra gli iscritti alla ATP Cup otto dei primi dieci al mondo. Mancano Federer come già a novembre a Madrid (la Svizzera non era qualificata per le finali di Davis) e Matteo Berrettini (infortunato). In Davis erano assenti Thiem e Tsitsipas (Austria e Grecia non qualificate), Medvedev e Zverev per decisioni autonome. 

 

Chi si lamenta. Ad irritare chi è rimasto fuori sono soprattutto i punti validi per il ranking che la gara mette in palio creando una diseguaglianza. «Io, che sono n. 37 Atp – ha spiegato a L’Équipe lo yankee Opelka – Andrei Rublev (n. 22) o Milos Raonic (n. 32) non possiamo giocare, a differenza del n. 2 di Grecia (Michail Pervolakaris, n. 433) e di Georgia (Alexandre Metreveli, n. 678). È ingiusto». Speriamo sia almeno divertente. | Stefano Semeraro, la Stampa 

 

Piatti dice che Sinner crescerà (in tutti i sensi)

Quanto si è alzato? «A gennaio 2019 era 1,87, ha chiuso 1,91. Le cartilagini dei polsi e delle ginocchia sono ancora in formazione. Crescerà ancora almeno 3 cm».

Le sciate natalizie a Sesto Pusteria le ha autorizzate lei? «Ho insistito perché a Natale tornasse dai suoi: a casa deve fare le cose che gli piacciono. Ha il dono di essere normale: Jannik si ricarica nella natura, tra le sue montagne. Le radici saranno la sua medicina per tutta la carriera. L’ho visto sotto stress solo quando preparava l’esame pratico per la patente! Presa».

L’obiettivo del 2020? «Io ragiono sul biennio: deve giocare 150 match importanti, 70 circa a stagione, passando da sconfitte cocenti e momenti brutti, che saranno più importanti di quelli belli. Se perderà al primo turno resterà lì ad allenarsi, guardando gli altri vincere. Solo soffrendo si migliora».

L’assalto delle ragazze la preoccupa? «Spero ne arrivino tante! Saprà gestirsi al meglio».

Se Sinner finisse la carriera senza Slam, si stupirebbe? «Se lavora, se sta bene, è impossibile. Ma questo non me lo faccia dire». | Intervista di Gaia Piccardi, Corriere della sera

 

il programma  Nella notte: Belgio-Moldavia, USA-Norvegia, Grecia-Canada. 

Domani mattina: Bulgaria-Gran Bretagna, Russia-Italia, Germania-Australia 

 

Le donne iniziano il 6. Il circuito femminile parte invece lunedì 6 gennaio con i tornei di Brisbane (Barty, Osaka, Pliskova, Kvitova, Kerber, Stosur, Tomljanovic, Sharapova), Shenzhen e Auckland. 

 

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