Marco Spissu, l’elogio del play come era una volta

Marco Spissu, ovvero l’elogio del play come era una volta

 

  Nato per smentire i luoghi comuni e i pregiudizi. Come quello di un basket ad alto livello vietato a chi sfiora soltanto il metro e ottantacinque di altezza. «Troppo piccolo e leggero, al massimo può fare la A2», sentenziavano in tanti sino a tre anni fa. Il play sassarese è protagonista, tanto da essere stato indicato appunto come il miglior italiano del 2019. In questa stagione viaggia a 9 punti di media col 48% nelle triple, 19/19 ai liberi e 3,4 assist che però non rivelano tutto sulle capacità di alzare i ritmi, innescare il contropiede, duettare col pivot che sta spalle a canestro (Bilan) come non si vedeva da anni. Decisivo come nessuno pensava in un’epoca dove i play sono vicini ai due metri, come Cinciarini, Vitali, gli stessi Teodosic e Markovic. Per inciso, prima a Bologna e poi a Sassari, la maglia numero 0 è vendutissima. La vogliono soprattutto i ragazzini, perché Marco Spissu non solo è disponibilissimo e alla mano con tutti: è anche un modello alla portata di tutti.

La Nazionale è più vicina ora?

«Dovrebbe rispondere qualcun altro, ma sento qualcosa dentro di importante. Ho sensazioni positive. Se dovesse succedere non vedrei l’ora di andare».  | Giampiero Marras, Corriere dello sport-Stadio

~ stasera in Champions a Ostenda

 

A Trento un Gentile come 4 anni fa. Domenica solo Gentile è stato in grado di mantenere lo stesso livello per tutta la partita. L’ala casertana ha duellato con Kyle Weems, uno dei migliori difensori del campionato, e nel finale ha risposto colpo su colpo alle prodezze di Milos Teodosic chiudendo con 4/6 da tre, un dato molto migliore del 4/14 da due frutto delle tante difficoltà di tutta l’Aquila ad entrare in area contro la difesa bolognese (34% di squadra da due). Erano quattro anni e mezzo, dalla gara tre della semifinale scudetto contro Sassari quando vestiva la maglia dell’Olimpia Milano, che non realizzava quattro triple in una singola partita. | Luca Aquino, Corriere del Trentino

~ domani in Eurocup a Darussafaka

 

Dal campo di basket al monastero. Oriana Milazzo è suor Chiara Luce. Avvenire ha raccontato la storia della vocazione di Oriana Milazzo, giovane promessa del basket italiano, cinque stagioni in Serie A e due in A2 tra Priolo, Alcamo e Pomezia, ex nazionale Under 20 agli Europei del 2010, oggi suora consacrata con voti temporanei presso il monastero di Santa Chiara di Alcamo. Lei è di Caltanissetta e si era trasferita ad Alcamo a 14 anni per amore del basket.

“La famiglia a cui l’avevano affidata i genitori partecipava alla Messa domenicale nella chiesa del monastero. Poi il trasferimento a Priolo dove il suo sogno si realizza: l’esordio in A1 e la convocazione in nazionale. Ma la felicità non è completa, «C’era qualcosa – racconta suor Chiara Luce – che continuava a mancarmi, sentivo una insoddisfazione in me». Cresce così, in questo momento di “crisi”, il bisogno di essere utile agli altri. In quei giorni matura la decisione di proseguire gli studi alla facoltà di medicina con il desiderio di diventare un medico missionario. Ma una volta giunta a Roma e cominciati gli studi, Oriana continua a sentire ancora dentro di lei quel senso di insoddisfazione. «Cominciano gli interrogativi nel cuore – racconta – per comprendere quale fosse il mio posto nel mondo per il mio bene». Due anni di postulantato ad Alcamo, un anno di noviziato nel monastero di Città della Pieve e altri due ad Alcamo fino al giorno tanto atteso, il 13 maggio 2019 con la professione temporanea”. | Marilisa Della Monica, Avvenire

 

  Le partite della notte. San Antonio batte a sorpresa Milwaukee. Resta a guardare invece Marco Belinelli, unico giocatore nella panchina degli Spurs a non mettere piede in campo, a conferma delle difficoltà che il n°18 azzurro sta incontrando in questa regular season. Non la prima volta che accade. Philadelphia supera Oklahoma nonostante i 18 di Gallinari, tripla doppia ai 38 punti per Luka Doncic e massimo in carriera per Nikola Jokic nelle vittorie di Dallas e Denver. Successo in volata con polemica dei Jazz a New Orleans. L’ultimo possesso infatti fa arrabbiare non poco i Pelicans, che si affidano a Brandon Ingram e che, sulla penetrazione dell’ex Lakers a canestro, sono convinti di poter ottenere i due liberi del potenziale pareggio dopo l’intervento dubbio di Ruby Gobert. Gli arbitri però non sono dello stesso avviso, come spiegato a fine partita: “In diretta la giocata del giocatore dei Jazz ci è sembrata regolare, per quello quando siamo andati a rivedere al replay era solo per accertarci che il tempo fosse scaduto”. Sesta sconfitta in fila per Brooklyn. | Sky Sport online

 

A Doncic l’Europlayer 2019 della Gazzetta. «Luka è un giocatore fenomenale, soprattutto considerando la sua età – ha detto di lui Michael Jordan -. Mette in mostra caratteristiche che altri giocatori impiegano molti anni per sviluppare». Gregg Popovich dopo un recente Dallas-San Antonio è andato oltre: «Non è Magic Johnson, ma vede il campo come lo vedeva lui. Ha un intuito incredibile, una caratteristica che non puoi insegnare. Non voglio mettergli addosso troppa pressione, ma quello che fa è incredibile». Anche Rick Carlisle, il guru di Dallas che all’inizio della scorsa stagione lo aveva presentato come ala grande, accorgendosi dopo meno 10 partite di avere per le mani il nuovo simbolo della franchigia, ha scomodato un fenomeno del passato per descrivere Doncic: «È unico come lo era Larry Bird nel rendere le cose più facili per tutti. | Davide Chinellato, la Gazzetta dello sport

 

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