Come Simone Inzaghi ha costruito la squadra più bella d’Italia 

La vittoria della Lazio in Supercoppa

 

Un allenatore a blindare. Capolavoro di Simone Inzaghi. Ha indovinato tutto, al contrario di Sarri, confermandosi uno dei migliori allenatori in circolazione. Lotito è stato bravo a credere in lui dopo il dietrofront di Bielsa, ma ora lo blindi con un contratto super | Sandro Piccinini, Twitter

 

Il gioco chiaro. La Lazio è in stato di grazia, ha due talenti come Luis Alberto e Correa in una forma strepitosa, ma ha comunque un gioco codificato. | Paolo Tomaselli, Corriere della sera

 

Come ha battuto la Juventus in Arabia. È proprio il concetto dello sciame a dare un senso al modo di essere della Lazio.  Lo sciame si è compattato come un muro elastico quando la Juve attaccava, e qui era molto interessante vedere il modo in cui Inzaghi, urlando e sbracciando, indicava ai suoi i tempi dell’ anticipo, quelli del raddoppio, quelli della chiusura a testuggine. In ogni fase di gioco, la Lazio è stata in superiorità numerica. I laziali sembravano di più quando s’involavano sulle fasce, quando palleggiavano al centro e quando proteggevano Strakosha. Sembravano di più alla fine, quando Caicedo e Correa hanno sbranato quel che restava della partita con pressing e contropiede. Sembravano di più quando hanno segnato il 2-1 alla stessa maniera dell’1-0, decollando da una fascia (Lazzari) e atterrando sull’ altra (Lulic, dopo un tocco in mezzo di Parolo). E figurarsi quanti sembravano, ed erano, di più alla fine, quando lo splendido sigillo su punizione di Cataldi ha sprigionato la gioia e i laziali in festa, tra panchina e spalti, sembravano una moltitudine.

Lulic ha alzato un’ altra coppa dopo quella che l’aveva incastonato nella storia laziale: in quella finale di Coppa Italia con la Roma segnò all’ iconico minuto 71, ieri suppergiù. | Emanuele Gamba, la Repubblica

 

L’inzaghismo non esiste. Di inzaghismo non si è mai parlato, suona persino male, diventa quasi difficile dirlo: gli schemi di Simone Inzaghi non fanno filosofia, le sue scelte non creano correnti di pensiero. Vincere senza essere divertenti, divertirsi senza vincere perché quella è l’unica strada per la perfezione oppure «vivere per una notte così, fantastica». Come fa lui. 

Un tempo “Inzaghino”, fratello minore di Pippo, giocatore stravincente e poi figlio di un dio minore in mezzo ai profeti della panchina. Affidabile, pragmatico, attento, solido, una sfilza di giudizi positivi senza troppi accenti entusiasti, eppure la sua Lazio, «una squadra che da tre anni e mezzo mi emoziona per quanto segue me e il mio staff» ha vinto la quinta Supercoppa, la seconda con la sua gestione. È a quota tre trofei mentre Sarri, in Italia, non ha ancora vinto nulla. | Giulia Zonca, la Stampa

Sembrava un azzardo togliere Luis Alberto. Pur non avendo la panca d’oro di Sarri, Simone ha osato togliere il migliore, Luis Alberto. Sembrava un azzardo, ha avuto ragione lui. La squadra si è comportata da grande: ha preso in mano il match, è andata oltre la delusione del pareggio e ha vinto con personalità. L’eroe è stato Lulic, già totem della lazialità per quel gol famoso nel derby. | Luigi Garlando, la Gazzetta dello sport

 

Regia perfetta con attori meno blasonati. Inzaghi manda in scena l’ennesimo capolavoro stagionale. Regia perfetta. Una gara non gemella, ma molto simile a quella vinta in Campionato. Al di là del punteggio identico, la Lazio ha retto alla grande contro la migliore squadra d’Italia facendo recitare a soggetto protagonisti da Oscar e attori meno blasonati. | Emiliano Bernardini, Il Messaggero

 

L’idea di calcio di Simone Inzaghi. Cosa significa allenare una società di cui si conosce tutto? «Significa essere a casa. È così che mi sento in una realtà che ho vissuto da professionista in campo e da tecnico partendo dal basso: questa è una forza che ti porti dietro per sempre».

Inzaghi allenatore dei giovani, ma anche tecnico moderno. Le piace come la definiscono? «Se per moderno si intende la voglia di sperimentare, sì: io sono uno che cambia anche modulo a seconda degli avversari da affrontare, come accaduto ad esempio nella sfida di Napoli».

Il solito dilemma: meglio giocare bene o vincere? «Il gioco è fondamentale, però sfido chiunque a preferire una grande partita senza punti a un successo senza il bel calcio».

Un salto nel passato. Il suo modello in panchina? «Penso a Beppe Materazzi, il mio allenatore ai tempi di Piacenza: mi mandò in campo giovanissimo, eppure fra gli attaccanti di quella squadra c’era gente come Dionigi, Rastelli e Piovani». | Intervista di Guglielmo Buccheri, la Stampa, 17 novembre 2016

 

Quando Simone Inzaghi debuttò in serie A. Credo che non sarà una meteora | Gianni Mura, la Repubblica, 14 settembre 1998

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.