Atalanta meravigliosa intrusa
nella Champions dei più ricchi
Con l’impresa dell’Atalanta in Ucraina, le squadre italiane agli ottavi di finale sono tre. Non succedeva da otto anni, quando passarono Inter Milan e Napoli. Sono tre anche le formazioni giovanili italiane qualificate per la fase a eliminazione diretta della Youth League: non era mai successo.
L’Europa spaccata. I 16 club che giocheranno gli ottavi a partire da febbraio appartengono tutti ai cinque principali campionati d’Europa: 4 inglesi, 4 spagnole, 3 tedesche, 3 italiane, 2 francesi. Non ci saranno né portoghesi né olandesi. Il potere economico e sportivo di Premier, Serie A, Bundesliga, Liga e Ligue1 è lontano da quello di tutti quanti gli altri. | Jon Prada, Marca
Sembra già una Superlega. Preoccupati per gli effetti anticoncorrenziali di una superlega europea in stile americano, per i giganti oligarchici che si impossessano dei mezzi di produzione (scusate, Gazprom!), per le mani lunghe che afferrano tutto ciò che possono? Non preoccupatevi. Ci siamo già arrivati comunque. Be’ quasi. Undici dei 16 club più ricchi d’Europa sono agli ottavi di Champions. Le uniche facce mancanti sono l’Arsenal, il Siviglia, il Manchester United, la Roma e il Porto, nessuna delle quali era arrivato alle fasi a gironi. | Barney Ronay, the Guardian
Ranking. L’Italia consolida il quarto posto nel ranking UEFA a -1.9 punti dal terzo della Germania e con +10.6 sulla Francia quinta. La proiezione sul ranking della prossima stagione vede l’Italia terza.
Nel ranking per club la Juventus è al quinto posto (seconda in questa stagione dietro il Bayern), il Napoli è salito al quindicesimo (quinto posto stagionale). Seguono: la Roma 16a, la Lazio 33a , l’Inter 55a, l’Atalanta 56a, Milan e Fiorentina al numero 80.
il programma Bruges-Real Madrid 1-3, PSG-Galatasaray 5-0; Bayern-Tottenham 3-1, Olympiakos-Stella Rossa 1-0; Dinamo Zagabria-Manchester City 1-4, Shakhtar-Atalanta 0-3; Atlético Madrid-Lokomotiv Mosca 2-0, Bayer Leverkusen-Juventus 0-2
Shakhtar-Atalanta
La signora delle anomalie. Mai nessuno era passato agli ottavi così. Mai nessuno che avesse un solo punto alla quarta. il resto è tutto pazzesco, se dopo tre partite perse l’Atalanta aveva incassato 11 gol (4 al debutto a Zagabria, 5 da Guardiola) segnandone appena 2. Ogni concomitanza è accaduta, ogni incastro ha trovato il pezzo mancante per questo folle e meritatissimo matrimonio di destini. Nella dinamica dell’impresa bisogna anche considerare la mancata espulsione di Muriel, graziato dopo un fallo da seconda evidente ammonizione (sono stati gli ucraini, invece, a finire in 10 per un raptus di Dodò), e l’intervento del Var nell’azione del vantaggio di Castagne: la chiamata del fuorigioco da parte dell’assistente è stata corretta dall’occhio elettronico che ha ballato sui centimetri. Mai, in passato, un gol del genere sarebbe stato convalidato. Per una volta, in questi anni di torrenziali polemiche tecnologiche è una squadra italiana, e piccola, ad approfittarne. La Super Champions tenetevela pure. | Maurizio Crosetti, la Repubblica
Orgoglio e appartenenza. L’Atalanta che arriva agli ottavi di Champions League è per noi bergamaschi – pòta (andrebbe detto allargando le braccia) – qualcosa di inspiegabile come sono difficilmente raccontabili le meraviglie della natura (vanno viste e vissute) e impossibili da capire i misteri sovrannaturali, e non solo perché l’Atalanta è per tutti la Dea. Questo è un successo che va goduto senza farsi troppe domande, magari brindando con un bicchierino di grappa buona. … Questa Atalanta è Bergamo e Bergamo è questa Atalanta: basta vedere come si sono bergamaschizzati i giocatori nerazzurri – testardi, coraggiosi, generosi, pur essendo quasi tutti stranieri – e come sono diventati europei i bergamaschi, che a volte si impigriscono nella loro terra e pensano che il mondo sia finito al di là delle mura di Città Alta, e invece adesso viaggiano ovunque per non lasciare mai sola la squadra. L’Atalanta e Bergamo si sono migliorate a vicenda. | Alessandro Dell’Orto, Libero
Il sindaco. Noi bergamaschi ci rispecchiamo in questa Atalanta. Non molliamo mai e ce la mettiamo sempre tutta, a dispetto delle avversità. | Giorgio Gori, Facebook
Un attore sconosciuto. È tempo di non meravigliarsi più dell’Atalanta. Aveva solo bisogno di abituarsi alla qualità degli altri. Ha pagato molto all’inizio, come chi si sente scoperto nella sua stessa invenzione, poi è passata di sorpresa in sorpresa. L’Atalanta è un attore sconosciuto, nessuno in Europa difende con una linea a tre, nessuno ha tre sovrapposizioni possibili sulle fasce. In sostanza nessuno, nemmeno il City, ha capito bene come prenderla. | Mario Sconcerti, Corriere della sera
Venti aggettivi dalla A alla Z. Affascinante. Bellissima. Coraggiosa. Dirompente. Energica. Forte. Gigantesca. Incredibile. Luminosa. Micidiale. Navigata. Orgogliosa. Pungente. Quadrata. Reattiva. Splendida. Travolgente. Unita. Valorosa. Zampillante. | Gianni Mura, la Repubblica
Vista da Buenos Aires. La conquista ha un dna argentino: Alejandro “Papu” Gómez è il capitano della squadra bergamasca, autore dei due assist dei gol servizi a consumare l’impresa. E José Luis Palomino (ex Argentinos Juniors e San Lorenzo) è uno dei difensori titolari. L’Atalanta gioca le sue partite in casa a San Siro, lo stadio di Milan e Inter, che martedì è stata eliminata dalla Champions per mano del Barcellona. Se i milanesi vogliono vedere il miglior calcio d’Europa, allora devono andare a vedere l’Atalanta. Gómez ha espresso la sua felicità su Instagram, mentre era all’antidoping. “Sto pensando a quello che ho vissuto. Sono tornato in questa città che tanto mi ha fatto soffrire e che però mi ha reso forte. Oggi la vita mi ha restituito qualcosa. Qualcosa che resterà nella storia per sempre”. Il riferimento è al suo traumatico passaggio attraverso il Metalist, squadra di Donetsk, nella quale ha giocato la stagione 2013/2014. Da lì è partito dopo un periodo politicamente drammatico vissuto dalla città. | la Nación
pagine | La Atalanta di Gianni Rodari
Atalanta è felice quando trova un compagno, con cui correre, con cui non deve fingere di valere meno di lui e che anzi la ama per la sua forza, il suo valore e le sue capacità. … Della madre di Atalanta sappiamo soltanto che era una regina, ma una regina infelice perché non poteva dare un figlio al re, un erede al trono. A quei tempi, in Grecia, non vi era città grande o piccola che non avesse il suo re, la sua regina, i suoi principi. … Il regno di Jaso non era, in sostanza, molto più largo di un lenzuolo, ma il suo orgoglio di sovrano non aveva confini. Quando la balia gli portò Atalanta, nata da pochi istanti, non volle nemmeno vederla. … Atalanta vide l’arco che Diana reggeva in una mano, le frecce infilate nella faretra che portava sulla spalla seminuda.
– Vieni – disse Diana – farò di te una cacciatrice.
Non c’era più bisogno di dirlo. “Voglio diventare come lei” aveva giurato Atalanta a se stessa. | Gianni Rodari. Atalanta (Einaudi Ragazzi)