Il primo Mondiale del dopo Bolt è andato a Christian Coleman, 23 anni. Ha vinto in 9”76, suo personale, sesto tempo di sempre. Dietro di lui Gatlin e De Grasse. Giamaica giù dal podio dopo 16 anni. Tortu settimo con 10”07 dopo aver corso 10”11 in semifinale (Jacobs 10”20 eliminato). Coleman ha rischiato di non partecipare per aver saltato tre controlli antidoping in 12 mesi. Tutti si fanno la stessa domanda.
La nuova scena dello sprint
Il dopo Bolt non poteva cominciare peggio. Uno stadio deserto, tribune refrigerate a colpi di ventilatore, uno spettacolo luminescente che priva il (tele)spettatore degli ultimi istanti prima dello sparo e un campione del mondo scortato dai sospetti. Un cambio di era brutale.
Non esistono due più distanti fra loro di Christian Coleman e Usain Bolt. Il velocista da
tasca graffia la pista con ferocia, dove il gigante sembrava accarezzarla, etereo, al suo meglio.
Jean-Denis Coquard, l’Équipe
Lo sport non ha capito come colmare il suo vuoto – o trovare una faccia nuova. Il mese del tutto insensato di Coleman prima della gara non ha aiutato.
Scott Cacciola, NYTimes
Il caso Coleman spiegato in 40 parole. Per lui tre controlli saltati nell’arco di dodici mesi e, secondo regolamento, squalifica di due anni. Ma, con la collaborazione dell’agenzia antidoping statunitense, grazie a un cavillo tecnico, la fa franca. L’ambiente, va da sé, non apprezza.
Andrea Buongiovanni, la Gazzetta dello sport
Se non è giusto paragonare chi non si è fatto trovare per tre volte dall’antidoping a chi ha sulle spalle due positività conclamate, è vero che il ragazzo di Atlanta non convince tutti. «Non è una bella faccia per il nostro sport» lo fulmina Michael Johnson, quattro ori olimpici, a Doha per la Bbc. Ma il giovane jet piace a Nike, il presidente della Iaaf Coe lo difende a spada tratta («Attenti a marchiare gli atleti») e alla fine conta che si sia messo alle spalle il passato (Gatlin campione in carica ma anche Blake, quinto) spalancando il rettilineo alla generazione (De Grasse, 24 anni, bronzo in 9”90) a cui, da ieri, tagliata la sua linea d’ombra, Filippo Tortu da Carate Brianza, Italy, appartiene di diritto. ~ Gaia Piccardi, Corriere della sera
Il dopo Bolt è cominciato sulla pista di Doha correndo con i muscoli esagerati di Christian Coleman, afroamericano nato ad Atlanta l’anno delle Olimpiadi Usa e getta, tra le bollicine dello sponsor. Era il 1996. I muscoli esagerati di Coleman vanno tenuti d’occhio, come lo furono quelli di altri sprinter tirati su a spinaci come Braccio di Ferro. ~ Piero Mei, il Messaggero
C’è un compagno ingombrante per ogni performance: il dubbio. Ancora di più quando la giustizia ha dato un’occhiata al vostro caso. Tutti i velocisti sotto i 9’80”, tranne il fulmine Usain Bolt, sono stati un giorno indagati o condannati. «Può capitare a tutti» obiettava, per nulla imbarazzato, l’altra freccia americana Noah Lyles, all’ultimo meeting di Parigi, evocando i tre no-show di Coleman. Gli avvocati hanno lavorato sodo, hanno salvato Coleman dal purgatorio provvisorio, non dal tribunale dei sentimenti. ~ Stéfan l’Hermitte, L’Équipe
Sono solo un giovane uomo nero che sta vivendo il suo sogno
Christian Coleman

Perché Lyles non sopporta Coleman
Lo ha raccontato al Daily Mail qualche giorno fa. Alla tappa di Diamond League in maggio, a Shanghai, Coleman era ai blocchi di partenza con il suo sguardo concentrato. Lyles, più estroverso e più duecentista, ha fatto il gesto di sparare alla telecamera. Poi ha battuto Coleman sulla sua distanza preferita e gli ha lanciato un’occhiata. Coleman ha scritto sui social: “Se il tuo obiettivo è andare forte a maggio, allora le tue priorità non sono giuste”. Non sapevamo perché. Lyles lo ha svelato.
“Quando sei nella camera di chiamata, tutti cercano la quiete, si sa. Gli ho visto togliersi gli auricolari e mettere la musica più forte che si può. Mi chiedevo: davvero vuoi mettere questa musica a palla? Lo trovavo irrispettoso, ma non gliel’ho detto. Gli ho solo detto: sai, credo proprio che mi prenderò questa gara. Hai visto come l’ho guardato alla fine? Non c’era niente di programmato finché non ha messo quella musica”.
Il bello delle rivalità. Troppi nello sport pensano che alimentare una rivalità sia come spargere benzina in un incendio in mezzo al bosco. È un peccato perché invece, con la giusta confezione, lo sport raggiungerebbe così il suo fine. ~ Riath Al-Samarrai, Daily Mail
Consoliamoci con Tortu. L’orgoglio c’è, il ragazzo non è più piccolo, ma non ancora grande. In mezzo ci sta il futuro, la voglia di crescere. ~ Emanuela Audisio, la Repubblica
Non sale sul podio, ma Filippo Tortu entra nella leggenda dello sprint mondiale. Unico bianco. Unico europeo – anche in presenza del britannico Hughes, giamaicano doc fino al 2012 – e il più giovane della finale. (…) Non c’era riuscito nemmeno Mennea, tantomeno Livio Berruti in occasione di un’Olimpiade. ~ Franco Fava, Corriere dello sport-Stadio