Il doppio standard sul trash talking

A sinistra Caitlin Clark, stella di Iowa e del torneo NCAA. Probabilmente la cestista più brava in America a livello universitario. A destra Angel Reese, della LSU, la ragazza e la squadra che l’hanno battuta in finale. Tutt’e due stanno facendo lo stesso gesto. Si passano la mano davanti alla faccia, come a dire: non mi vedi più, stiamo dominando e non mi vedi più. 

Da due giorni in America si dibatte di queste mani, di provocazioni e di trash talking. Soprattutto da quando Angel Reese è stata criticata, mentre Caitlin Clark, ehm, Caitlin Clark no. LeBron James è sceso in campo per difendere Angel Reese dalle critiche di scarsa eleganza nel successo, Shaquille O’Neal e Sha’Carri Richardson hanno fatto lo stesso con Instagram. Se Slalom fosse La Settimana Enigmistica direbbe: trova la differenza. Non c’è bisogno di aspettare la settimana prossima per la soluzione. La differenza balza agli occhi.

Così Andscape parla di “doppio standard” e di razzismo scrivendo che “le Final Four sono state l’ultimo esempio di giocatori neri diffamati per aver fatto le stesse cose che portano elogi ai bianchi”. 

Reese è stata invitata a scusarsi. Non l’ha fatto. Della sua risposta si discute ancora. Ha detto: «Per tutto l’anno sono stata criticata per quello che sono. Mi avete dato della cafona. Troppo ghetto, me lo avete detto per tutto l’anno. Io non mi adeguo alla narrazione. Non mi adatto alla scatola in cui volete che io rimanga. Quando lo fanno gli altri, non dite niente. Quindi, questo gesto è dedicato a tutte le ragazze che mi assomigliano. A coloro che vogliono parlare di ciò in cui credono. Senza scusarsi».

William C. Rhoden scrive che “continua a esistere una divisione tra le donne bianche e le donne afroamericane sulle opportunità. Laddove le giocatrici bianche sono viste come delle dure, le giocatrici nere sono delle attaccabrighe. Clark ha ripetutamente fatto il gesto durante la vittoria dell’Iowa su Louisville e nei media è stata raccontata come sicura di sé e sfacciata. Clark ha ripetuto il suo gesto contro la matricola della Carolina del Sud, Raven Johnson. Attenzione: io penso che Clark abbia tutto il diritto di fare trash talking. Ha bruciato la difesa della Carolina del Sud con 41 punti. Il trash talking lo farei anch’io, al posto suo. Ma domenica, Clark è stata sovrastata da Reese. Perché Reese dovrebbe astenersi? Qui in realtà non stiamo davvero parlando di trash talking, stiamo parlando di doppi standard”.

 

Dopo la partita di domenica, Clark ha detto ai giornalisti di non aver visto il gesto di Reese.

“In realtà – prosegue Andscape – l’altro tema del fine settimana è che lo Speranzismo Bianco, il Great White Hope-ism, è neutrale rispetto al genere. Ogni volta che appare una stella bianca in uno sport dominato dai neri, la stella bianca è avvolta da ulteriori strati di lode e adulazione. Questo vale per Christian McCaffrey nella NFL, Luka Doncic e Nikola Jokic nella NBA. Ora lo vediamo con Clark. Sia chiaro: Clark è una delle giocatrici di basket più talentuose che al college si sia mai vista. È stata paragonata giustamente a Stephen Curry, per la sua incredibile capacità di gestione della palla e le sue triple. Ma non è mai descritta come presuntuosa, casomai è una ragazza sicura di sé. Domenica, Reese ha semplicemente restituito a Clark quel che Clark fa alle altre giocatrici”. Sottinteso: giocatrici nere. 

Andcsape prosegue: “Quando lo fa una parte è spavalderia. Quando lo fa l’altra parte è grossolano. Quando giocano duro i bianchi, è grinta. Quando giocano duro i neri, è delinquenza. Ora che il basket femminile è cresciuto e che le donne afroamericane continuano a diventare sempre più rilevanti, stanno emergendo gli stessi stereotipi: le donne nere sono ritratte come ruvide combattenti di strada, le loro controparti bianche come giocatrici coraggiose e inebrianti. La final four ha reso più facili gli stereotipi e il confronto: la squadra prevalentemente bianca dell’Iowa e una stella bianca come Clark contro una squadra della Carolina del Sud con un allenatore nero e quasi tutte giocatrici nere. Un abbinamento perfetto per una nazione polarizzata. Poi c’è il sessismo. Non sono sicuro che l’episodio Reese-Clark sarebbe stato un problema in campo maschile. Nel basket maschile, il trash talking è atteso e incoraggiato. Fa parte della scena. Indipendentemente dalle polemiche, o forse anche a causa di ciò, questo week-end è stato fantastico per il basket femminile. È fantastico che stiamo ancora parlando della partita di campionato NCAA, ed è fantastico che stiamo parlando di Reese e Clark”. 

 

Gaia Piccardi, Corriere della sera: “Nell’impossibilità di godersi una partita di basket (pessimamente arbitrata, tra l’altro, come sottolinea Sally Jenkins, columnist del Washington Post: e anche qui l’opinione pubblica si divide tra Clark massacrata di falli e Reese con la cattiva abitudine di alzare il gomito sotto rete), lo sport si rivela ancora una volta il fedele specchio di una società frammentata, buoni contro cattivi, bianchi contro neri, Angel portabandiera del male, disposta a tutto pur di vincere, e Caitlin paladina del diritto di provocare l’avversaria senza finire nel tritacarne mediatico, con una giustizia a senso unico”.

 

 

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