I Mondiali in smart working della BBC

 

La Visibilità – I Mondiali in smart working della BBC

La BBC è finita al centro di una furiosa polemica mediatica per la decisione di trasmettere i Mondiali da quello che in Inghilterra stanno chiamando “il bunker dell’austerità”, uno studio a Salford, vicino Manchester, rinunciando a mandare i conduttori in America per tagliare i costi. La scelta della tv di Stato ha scatenato l’ira dei contribuenti e dei rivali commerciali. La ITV ha inaugurato allora la sua copertura mostrando un lussuoso studio panoramico allestito sul tetto di un grattacielo a Brooklyn, con lo spettacolare skyline di Manhattan sullo sfondo. Netflix ha piazzato i propri studi a Times Square per i suoi show d’approfondimento. Il Telegraph sta deridendo la BBC parlando di un Mondiale in smart working e sottolineando che oltre 3,5 miliardi di sterline all’anno arrivano dalle tasse dei sudditi alla televisione. Gary Lineker si sta togliendo i sassolini dalle scarpe. È stato il volto di punta della BBC per sei Mondiali di fila, prima del clamoroso divorzio avvenuto lo scorso anno a causa di alcuni post sui social non graditi ai vertici. Ora conduce uno show mondiale per Netflix da New York e ha definito la scelta della BBC “triste e senza anima”.

Il nuovo direttore di BBC Sport, Alex Kay-Jelski, ha difeso la strategia aziendale, dicendo che i successori di Lineker – il trio formato da Gabby Logan, Mark Chapman e Kelly Cates – non lavorano davanti a un banale telo verde. La BBC ha investito su uno studio tecnologico d’avanguardia basato su tecnologia XR in HDR, qualunque cosa voglia dire. La presenza sul posto è garantita da Alan Shearer e Danny Murphy, che si muovono negli stadi. Per i puristi della tv si tratta del declino culturale della gloriosa emittente britannica, per l’azienda l’unica scelta responsabile in tempi di crisi economica. The Athletic è seduto sulla sponda di chi difende la scelta. Non si tratta di “una ritirata da pezzenti” ma una scelta intelligente e tecnologicamente superiore. Secondo The Athletic la polemica arriva da critici della destra mediatica per una guerra culturale. Matt Slater racconta un dettaglio quasi comico della sua visita nel mega-complesso: “Le sedie, i tavoli, le piante in vaso, le telecamere e le luci sono tutti veri. Ho controllato. E ci sono persino dei ventilatori, fuori dall’inquadratura, sopra le teste dei talent per ingannare i loro cervelli e fargli credere che ci sia una brezza naturale nella stanza”. Kay-Jelski dice alla rivista: “Se queste persone fossero sedute da un’altra parte, la vostra esperienza televisiva cambierebbe? Mandare tutti là non mi sembra un modo molto intelligente di spendere i soldi del canone”.

Anche in Germania c’è un risvolto televisivo di un certo interesse. Magenta Tv con Müller e Klopp, la ZDF con Kramer e Streich duellano: “la prima giornata dei Mondiali – dice lo Spiegel – ha dato un assaggio di ciò che i telespettatori possono aspettarsi nelle prossime settimane. Potrebbe essere estenuante”. Fa pure caldo.

Le altre Lezioni americane di oggi

La Rapidità: Le risposte bizzarre della FIFA ai vuoti sugli spalti – L’Esattezza: La puntualità di Shakira – La Molteplicità: Perché il mondo ha bisogno dei Mondiali, secondo Valdano – La Consistenza: I marxisti saltuari – La Leggerezza: Gli auricolari videocamere degli arbitri. 

 

 

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