In difesa delle scelte di Thomas Tuchel

 

L’Inghilterra debutta solo mercoledì contro la Croazia. Tuchel ci arriva dopo una qualificazione perfetta, 8 vittorie su 8 e zero gol subiti, avendo plasmato la squadra a sua immagine e somiglianza, un blocco atletico, senza primedonne, senza Phil Foden, senza Cole Palmer, senza Trent Alexander-Arnold, senza chissà chi altro che sarebbe stato titolare nelle altre 47 nazionali.

Il Guardian affida l’analisi a Emma Hayes, l’allenatrice che ha dominato il calcio femminile con il Chelsea e che ora fa la cittì degli Stati Uniti. Avendo lavorato a stretto contatto con Thomas Tuchel a Londra, ne disegna un ritratto da distanza ravvicinata. Emma Hayes demolisce l’immagine mediatica del Tuchel pazzo scontroso. Lo descrive come un comunicatore onesto e diretto con i giocatori, con una regola fissa: “Questo è business, una cosa seria”. È uno che se deve fare scelte impopolari non ci pensa due volte ed è pronto a “morire con la spada in pugno” pur di difendere le sue idee.

Il retroscena prezioso che racconta Hayes risale ai tempi del Covid, nel 2021, quando entrambi vinsero il premio FIFA come migliori allenatori dell’anno e festeggiarono da soli a casa, guardandosi su Zoom. Tuchel è uno che invitava lo staff della squadra femminile a studiare i suoi allenamenti, creando un’armonia interna che ora sta replicando nel ritiro inglese.

 

 

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