
La Chieti-Fermo è l’ottava tappa del Giro. È una tappa breve rispetto al giorno prima: 156 km per il sito del Giro e ProCyclingStats, 159 km in alcune altre presentazioni, con partenza da Piazza San Giustino a Chieti e arrivo previsto a Fermo intorno alle 17.04. Dopo il Blockhaus, il Giro non concede un giorno facile: non c’è l’alta montagna, ma ci sono i muri.
La tappa ha due parti molto diverse. All’inizio scende verso l’Adriatico e corre su strade larghe, veloci, abbastanza semplici. Dopo il traguardo intermedio di Cupra Marittima, la corsa cambia: entra nell’entroterra fermano, prende una serie di saliscendi e comincia la parte da classica. Ci sono il GPM di Montefiore dell’Aso, terza categoria, poi Monterubbiano, quarta categoria, prima del finale verso Fermo.
Il finale è LA tappa. Si passa da Capodarco a meno di 7 km dall’arrivo, poi si scende e si entra negli ultimi 3,7 km verso Fermo, al 5,7% medio. La media però inganna: l’avvio ha circa 700 metri al 14,3%, poi la strada respira e l’ultimo chilometro torna in doppia cifra. In più si arriva sulle strade strette e acciottolate del centro storico.
Tecnicamente è una tappa da finisseur, uomini di classiche, da corridori che hanno recuperato bene dal Blockhaus e reggono gli strappi secchi. I velocisti puri possono stare davanti nella prima parte, ma il finale è troppo duro e troppo nervoso per una volata ordinata. La fuga ha possibilità, soprattutto se parte con nomi solidi e prende margine prima degli ultimi 60 km. Se invece il gruppo la tiene vicina, i muri fermani possono produrre una corsa a scatti: attacchi e contrattacchi avrebbe detto De Zan, rientri, gruppetti.
Un precedente utile è la Tirreno-Adriatico 2022, quando a Fermo vinse Warren Barguil da una fuga. Non vuol dire che succederà lo stesso, ma spiega il tipo di arrivo che ci aspetta. Premia chi entra nel finale con gambe integre e senso dell’anticipo.

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