
Non più tardi di un paio di settimane fa, Jannik Sinner era garbatamente critico con gli organizzatori di Madrid per la gestione delle partite di sera, due in programma dopo le 20.30. All’1 e 20 della notte di Roma, all’ora in cui Anita Ekberg faceva il bagno nella Fontana e Stendhal andava a vedere il Colosseo, quando Jep Gambardella esce per andare a rovinare le feste e i gatti si ritirano a dormire fra i templi dove fu ucciso Giulio Cesare, Rafa Jodar stava mandando a incordare la sua racchetta perché si era appena guadagnato la chance di portare Luciano Darderi al terzo set. A quel punto la Nemesi pareva bell’e scritta. Il giorno dopo aver rimontato Zverev e i suoi quattro match point, Darderi se ne era fatti cancellare due, correndo di più, spendendo di più, sprecando di più, avendo avuto in precedenza delle palle per il 7-6 4-0. Elena Pero e Paolo Bertolucci stavano cominciando a considerare l’idea che si sarebbe fatta l’alba, oppure stavano iniziando a temere il collasso imminente di Darderi.
Invece è collassato Rafa Jodar, che aveva dei crampi in sonno nel corpo, mentre Darderi si è tirato su con dei sali minerali. Alle 2 e 2 minuti ci siamo avviati verso il cuscino.
Possibile che non si possa gestire il tennis in modo diverso?
CONTINUA A LEGGERLO NELLA VERSIONE COMPLETA SU SUBSTACK

